Prodi è per il no, sinistra schierata, Meloni arbitro del referendum

di Bruno Tucci
Pubblicato il 29 Agosto 2020 9:54 | Ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2020 9:54
Prodi è per il no, sinistra schierata, Giorgia Meloni nella foto arbitro del referendum

Prodi è per il no, sinistra schierata, Meloni arbitro del referendum

Diceva Confucio: “Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente”.

Se il filosofo cinese Confucio vivesse ancora oggi, potrebbe dire di avere pienamente ragione. Non c’è il minimo accordo su niente. Sulle alleanze regionali, sulla scuola, sui migranti, sulla legge elettorale. Nulla. Pare quasi che le forze politiche giochino al tressette a perdere.

Ad esempio, sul referendum e il taglio dei parlamentari non si capisce dove i vari leader vogliano andare. Anche dopo la presa di posizione di Prodi. Vincerà il si o il no? Mentre fino a qualche mese il risultato pareva scontato a favore della grande battaglia dei 5Stelle, ora i dubbi e le perplessità aumentano.

Giorgia Meloni sarà decisiva per il Si al referendum

In specie a sinistra, dove più d’uno storce la bocca e propende per il no. Fra gli stessi fondatori del Partito democratico. Romano Prodi lo considera una iattura, Enrico Letta la pensa in maniera diametralmente opposta. Walter Veltroni e Paolo Gentiloni temporeggiano, la Rosi Bindi è contraria al taglio che ritiene un attacco alla democrazia. I commentatori più attenti annunciano: “Vincerà il si solo se la Meloni lo vorrà”.

Non parliamo poi della scuola, dove le divisioni sono all’ordine del giorno nonostante gli sforzi “del mediatore del popolo”, cioè di Giuseppe Conte. Ieri ci si è messo pure Andrea Marcucci, capogruppo dei Dem al Senato per imbrogliare le acque. Si è scagliato contro il ministro Luciana Azzolina dicendo in parole semplici che non è all’altezza di una situazione così delicata.

Si è scatenato il putiferio in specie fra i Grillini che hanno difeso a spada tratta la loro pupilla puntando il dito contro coloro che vogliono a tutti i costi creare un caso per far cadere il governo.

Dove il Governo Conte rischia grosso

Questo è il punto spinoso del problema. davvero il premier rischia grosso se non si arriverà ad un accordo vero entro il 14 settembre, giorno della ripresa delle lezioni. La partita è grande, interessa milioni di famiglie e difficilmente l’esecutivo ne uscirà vivo se la situazione dovesse precipitare e si rinviasse l’apertura dell’anno scolastico.

“Se incontrerai qualcuno che pretende di sapere tutto non avere dubbi; sei al cospetto di un imbecille”. I pentastellati ricordano ancora Confucio e se la prendono con quanti si vantano di avere le soluzioni per ogni caso e continuano a pontificare.

Come per i migranti, dove Salvini è imperterrito e accusa il governo, in particolare il ministro degli Interni Luciana Lamorgese rea di aver lasciato liberi i nostri confini e di aver aperto le frontiere con la responsabilità di aver “aiutato” il ritorno del virus.

La risposta è stata immediata dati alla mano. “Solo 4 su 1.000 sono infetti”. Che cosa vuole dunque il leader della Lega? La controreplica non si fa attendere con altri numeri. Quelli dei nuovi casi registrati ieri, in aumento, naturalmente, 1462 con 9 decessi.

Siamo alla viglia di una seconda ondata? Gli esperti sostengono che la situazione è abbastanza tranquilla anche se c’è da stare attenti e non mollare la presa. Affermazioni che abbiamo sentito pure ai tempi del lockdown, perciò la gente à preoccupata e vorrebbe che il Governo si pronunciasse in maniera chiara ed inequivocabile.

Palazzo Chigi, comunque non teme, vista la popolarità del premier con il 60 per cento dei consensi. E’ vero che Mario Draghi è salito improvvisamente al 53, ma l’ex presidente della BCE ha detto sempre di non voler entrare nel mondo politico, quindi……

Gli ultimi sondaggi riferiscono anche altri numeri: la Lega è al 24,5 per cento, il Pd al 20,7, la Meloni al 15,4. E i Grillini? Per ora pensano solo al referendum di settembre e Luigi Di Maio trema. Se il no non dovesse vincere?