Juventus in alto, solitaria Campionato quasi finito a – dodici giornate

di Renzo Parodi
Pubblicato il 3 marzo 2014 7:15 | Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2014 5:26
 Juventus in alto, solitaria  Campionato quasi finito a - dodici giornate

Tevez: 15 gol e campionato alla Juventus (foto Ansa)

A qualcuno potrà dispiacere, però non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Anzi, qualcosa c’è.

La Juventus vola sempre più in alto, solitaria. Ha atteso il gagliardo Milan apprestato da Seedorf per quasi tutto il primo tempo, ben coperta. E poi lo ha colpito, due volte, due mazzate da tramortire un bue. Llorente e Tevez (quindicesimo gol per l’Apache) hanno cancellato le speranze di un clamoroso colpo rossonero.

Buon Milan, che ha avuto le occasioni per segnare, non le ha trasformate. Senza Vidal e Chiellini, Madama resta una signora squadra.

Altri invece pagano care le assenze. Anche questo fa la differenza e scava il fossato che separa la prima della Classe dalle rivali (si fa per dire). Campionato quasi archiviato a dodici giornate dalla fine? Direi di sì.. Facciamocene una ragione

Roma e Napoli arrancano e perdono terreno dalla capolista che ora ha undici punti sulla Lupa giallorossa, attesa tra un mese dal recupero della partita col Parma. Garcia si è fatto imporre il pari dall’Inter, che Mazzari sta pazientemente riassemblando sul prediletto 3-5-2, con Icardi schierato a fianco di Palacio. Il Napoli ormai è a distanze siderali, scivolato a sei punti dalla Roma. Il pari di Livorno non serve che ad aumentare i rimpianti.

Stremato dalle fatiche di Coppa, profuse per eliminare lo Swansea, la squadra di Benitez è stata fermata sul pareggio, nonostante il rigore, generoso, con il quale si era portata avanti. Senza Higuain il Napoli è una lancia spuntata. Viene da chiedersi se valeva la pena che il grande puntero argentino fosse andatoa cercarsi l’ammonizione fatale contro il Genoa per essere certo di non saltare la sfida con la Roma, domenica prossima. La controfigura pallida di Higuain, nel Napoli si chiama Pandev, del tutto inadatto a giocare prima punta. L’acerbo Zapata ha avuto appena il tempo di farsi una sudatina, subentrando al macedone nello stracco finale. Prezioso il punto raccolto dal Livorno, che Di Carlo ha sistemato con la sagacia tattica che gli si conosce. La salvezza non è una chimera per i ragazzi in maglia amaranto.

A questo punto, Napoli-Roma perde parecchio del suo fascino. Stuzzica di più la sfida tra Juventus e Fiorentina, la Viola è inciampata al Franchi in una Lazio rigenerata nonostante la batosta di Coppa. La squadra di Montella, squalificato in tribuna come Borja Valero, Pizarro e Diakitè, è sotto choc per via delle traversie arbitrali delle quali si proclama vittima innocente. E con buone ragioni. Non l’ha aiutata a trovare la concentrazione la protesta di massa dei tifosi della “Fiesole”, presentatisi sugli spalti dopo 10′ dal fischio d’inizio. Nel frattempo la Lazio era passata con il gol, di pregevolssima fattura, del difensore Cana. Sentirsi perseguitati, anche se con solidi argomenti a sostegno, non aiuta a pensarsi bravi e destinati a fare grandi cose. Per quel che lo conosco, Montella lo sa benissimo, sicché ha evitato di accodarsi alle geremiadi generali. E’ anche vero che le assenze, pesanti, dei maestri del centrocampo si sommano alla latitanza dei due bomber. Gomez è subentrato a ripresa in corso, di Pepito Rossi si risentirà parlare solo la prossima stagione e, forse, al Mondiale. La Lazio si è presentata a Firenze seduta su una polveriera. L’eliminazione dall’Europa League, rocambolesca e dunque ancor più dolorosa, aveva riattizzato la rabbia della tifoseria. Il calcio talvolta si fa giustizia da sé. Con la vittoria di Firenze la squadra ha mostrato di non essere da buttar via in blocco, come si mormora nei salotti romani che Lotito intenda fare. I giochi per l’Europa sono riaperti. Chi avrà più filo, tesserà la propria tela.

Giornata partita col piede sinistro: in Roma.-Inter due episodi da prova tv (cazzotti di De Rossi e Jaun Jesus) non puniti dall’arbitro, il genovese Bergonzi. Altrettanti possibili rigori (su Icardi e Destro) ignorati dal medesimo.Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, si può parlare di partita giocata a coltello e di errori equanimemente distribuiti nel numero fra le due contendenti. In realtà la gara non è stata esaltante. Meglio l’Inter nella prima parte, Roma più tonica nella ripresa grazie all’ingresso di Pjanic che ha pure sprecato il pallone della vittoria. L’Inter piano piano rientra in quota, ma i pareggi sono stati finora undici, un’enormità. Mazzari lo sa bene e ha fissato il traguardo finale di conseguenza,alla zona Europa League. Il quarto posto è tuttora occupato dalla Fiorentina, che nel posticipo è crollata davanti alla Lazio e conserva appena quattro lunghezze di vantaggio sulla Beneamata.

Inevitabile riparlare degli arbitri e dei loro errori. A Roma Bergonzi probabilmente non ha visto i pugni vibrati da De Rossi e Juan Jesus a Icardi e Romagnoli. Le due azioni nelle aree di rigore affollatissime, erano molto confuse. Purtroppo il collega arbitro di porta, l’altro ligure, De Marco, non gli è stato di aiuto. Sul probabile fallo subito da Icardi da parte di Benatia, Bergonzi poteva fare meglio. Nell’occasione la visibilità era perfetta e l’angolo di visuale sgombro. Di nuovo De Marco non lo ha assistito a dovere. Meno plateale ancorché chiara la trattenuta di Samuel su Destro. La Roma sembra affaticata e paga le assenze (Totti, Balzaretti, Maicon, Dodo) e gli acciacchi che limitano il rendimento di Gervinho e Pjanic. Deve recuperare la partita casalinga col Parma ma se non vince domenica a Napoli, la Juventus – vittoriosa sul Milan con gol di Llrorente (Gliorente e non Giorente, come si accaniscono a pronunciare i telecronisti) e dello scatenato Tevez – saluta la compagnia e si avvia a cucirsi sul petto il terzo scudetto consecutivo. Madama ha giocato al risparmio l’intero primo tempo, ha rischiato di incassare il gol da un Milan frizzante e intraprendente (Taarabt e Kaka sugli scudi), salvo colpire come un cobra risvegliato all’improvviso in capo ad una fulminea combinazione fra Tevez e Lichsteiner conclusa nel sacco di Abbiati dal Navarro. Ytevez ha poi provveduto a timbrare il 2-0 con un destro di rara potenbza e precisione. Il palo di Pogba e la traversa di Robinho hanno regalato gli ultimi brividi. L’arbitro Guida non ha avuto grane con le quali confrontarsi. Beato lui.

Anche a Torino un errore dell’arbitro. In fuorigioco il primo gol della Sampdoria, segnato da Okaka. Nell’occasione era obiettivamente difficile decifrare chi avesse impresso il tocco decisivo al pallone, servito al centravanti blucerchiato. Era stato Gabbiadini, ma lo si è potuto accertare solo dopo ripetute visioni alla moviola. Ventura signorilmente non si è aggrappato all’errore arbitrale di Damato in collaborazione col guardalineeCostanzo e ha duramente redarguito i suoi per il pessimo approccio alla gara. Sbandierare l’obiettivo Europa ha fatto malissimo ai cervelli dei giocatori granata e pure al pubblico che alla fine si è ingiustamente sfogato fischiando la squadra. Cerci non ha gradito. Dimentichiamo l’Europa, ha ordinato il tecnico, consapevole che la sua squadra ha già profuso molto più di quanto era nelle sue possiiblità.- E ha pagato salati alcuni errori degli arbitri. Cerci si è saggiamente allineato al suo allenatore: “Quando siamo partiti nessuno aveva fiducia in noi”, ha ricordato. State buoni se potete, dunque, tifosi del Toro.

La Sampdoria è tornata al suo miglior livello, cancellando le sconfitte di Roma e col Milan. Il gioco di Mihajlovic è coraggioso fino a diventare sfacciato, ma redditizio. Il pressing della prima mezz’ora ha tramortito il Torino, fiaccando ogni iniziativa granata. Quando occorre difendersi la Sampdoria si raggruma compatta negli ultimi trenta metri di campo e si comporta da squadra. Tutti per uno, a ripulire palloni. Impallinato dalla critica per le papere col Milan, il portiere Da Costa si è riscattato con la partita perfetta. Il calcio fa parlare e fa tacere, ricordiamocelo. Mihajolovic ha avuto ragione a difenderlo e rischierarlo mentre tutti si aspettavano di vedere tra i pali Fiorillo. A questo punto la domanda che si fanno i tifosi blucerchiati è: resterà Mihajlovic alla guida della Sampdoria? Il contratto lo prevede, Sinisa pretende garanzie tecniche che Garrone forse non potrà concedergli. L’altra metà di Genoa festeggia il facile successo sul Catania, domato subito dal gol di Antonelli e risparmiato a lungo dagli errori di mira di centrocampisti ed attaccanti, fino al gol sicurezza del giovane Sturaro. Virtualmente salvo, il Grifone si accinge a disputare la volata per la supremazia cittadina con la Sampdoria, che per ora sta quattro punti sotto in classifica.

Affondano nei bassifondi il Catania (peraltro privo di tutto l’attacco titolare a Genova e costretto in dieci per oltre mezza partita dall’espulsione di Bellusci), il Sassuolo, battuto in casa dal Parma, e pure il Chievo che ha peso a Bergamo. I neroverdi del patron Squinzi hanno incassato la quinta sconfitta filata dell’era Malesani per mano di un Parma consapevole di poter recitare una parte importante anche nelle zone alte della classifica. La panchina di Malesani è praticamente bruciata, si annuncia il ritorno di Di Francesco, ma l’impresa di salvarsi a questo punto è obiettivamente al limite dell’impossiible. Il Chievo ha sprecato un buon punto a Bergamo, facendosi battere quasi allo scadere dal gol di Cigarini, dopo aver rimontato con Dainelli il vantaggio iniziale di Carmona. In casa la Bergamasca è micidiale, lo sanno tutti, è con questi tre punti si innalza ad un quieto centroclassifica, in vista di una precoce salvezza. Domenica il Chievo ospita il Genoa lanciato da Gasperini verso nuova gloria. Non potrà sbagliare.,

Respira a pieni polmoni anche il Cagliari che ha liquidato con un indiscutibile 3-0 l’Udinese, agganciandola a quota 28. Silurato da Cellino due settimane fa, il tecnico Diego Lopez è stato salvato dai suoi giocatori che lo adorano e si è visto da come lottano in campo. Cellino in tribuna aveva il muso, come se il Cagliari stesse soccombendo. In gradinata i tifosi sardi invocavano: “Vogliamo un presidente”. Quelli che il presidente ce l’hanno (il medesimo Cellino), ossia i tifosi del Leeds, sabato lo avevano accolto travestendosi in curva da mafiosi. Davvero un bel quadretto che segnala anche quale sia l’immagine che gli italiani – come popolo – proiettano sull’Isola di Albione.

Il Bologna a Verona ha sprecato l’occasione di portar via addiritura tre punti, Bianchi ha fallito un calcio di rigore e la squadra di Ballardini ha giocato una gara coraggiosa. Senza Toni il Verona perde capacità di far male, ma resta pur sempre una bella realtà.