Napoli-Juventus 1-1: bianconeri restano 6 punti sopra. Gol di Chiellini e Inler

Pubblicato il 1 Marzo 2013 22:58 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2013 23:25
 Giorgio Chiellini esulta dopo la rete (foto LaPresse)

Giorgio Chiellini esulta dopo la rete (foto LaPresse)

NAPOLI – Resta tutto com’era con la Juve sei punti sopra il Napoli, anzi i punti sono sette perché la Juve aveva vinto lo scontro diretto all’andata. L’1-1 del San Paolo (gol di Chiellini e Inler) non rende del tutto giustizia alla ripresa razzente e coraggiosa, giocata di gran carriera, dal Napoli che aveva riagguantato il pareggio ad un soffio dell’intervallo, uscendo da un primo tempo tribolato, attraversato sul tappeto di spine srotolato da una Juventus all’altezza dei tempi migliori, micidiale nel giro palla e perfetta nella chiusura degli spazi.

Risultato equo, che mantiene in vita la corsa scudetto, sebbene la Juve conservi un vantaggio in classifica confortante ma non incolmabile. Per 42’ del primo tempo la Juventus era stata padrona del campo e della partita. Subito in vantaggio con Chiellini (gran zuccata su cross al bacio di Pirlo: che rientro per il difensore!), Madama aveva controllato gioco e manovra, infilando il Napoli con le ripartenze e gli inserimenti, la specialità di casa Mazzarri.

Vucinic si era mangiato tre occasioni per raddoppiare e il Napoli, fischiato dal pubblico, era andato lentamente e fatalmente alla deriva. Proprio in vista dell’intervallo, la fiammata. Inler, il peggiore dei suoi, ripetutamente beccato dalla folla inferocita, ha scagliato un gran destro dal limite che la correzione involontaria sella testa di Bonucci ha spedito nel sette della porta di Buffon. Un mezzo miracolo alla San Gennaro. Che ha rimesso in corsa il Napoli.

La Juve aveva reclamato un rigore (spinta di Inler a Lichtsteiner in area, tre minuti dopo il gol di Chiellini), che Orsato, in linea con la sua direzione all’inglese, non ha concesso. Il fattaccio allo scadere del primo tempo ha indirizzato la gara. Cavani, provocato da Chiellini, che lo ha placcato e poi afferrato per i capelli, ha risposto con una gomitata volontaria in faccia. De Marco, l’arbitro di porta, ha visto e riferito a Orsato, l’arbitro centrale ha mostrato il giallo a Cavani, ma ha perdonato lo juventino. A termini di regolamento ha sbagliato due volte L’uruguaiano del Napoli sarebbe dovuto essere espulso e l’avversario almeno ammonito. Ma bisognerà pur cambiarlo, il regolamento, punendo alla stessa maniera chi provoca e chi reagisce, altrimenti i furbi continueranno a farla franca.

Non sarebbe stato uno scandalo se l’arbitro avesse cacciato tutti e due, sanzionando le reciproche scorrettezze, senza intaccare la parità numerica delle squadre. Evidentemente Orsato, nella bolgia selvaggia del San Paolo, non se l’è sentita di infierire, forse temendo di avvelenare l’atmosfera già incandescente dello stadio. Mazzarri, un “piangina” lo chiamerebbero a Milano, aveva protestato con Orsato (“gli lasciate fare tutto quello che vogliono”), forse memore dei due rigori reclamati invano contro l’Udinese, smemorato invece rispetto all’evidente rigore negato alla Sampdoria (fallo di Zuniga su Poli) nello 0-0 casalingo di due settimane fa. Nata nel veleno – Marchisio additato come nemico di Napoli tifosi urlanti sotto l’hotel della Juve, uova e pietre all’arrivo del pullman bianconero allo stadio – la gara è filata via relativamente liscia. I giocatori hanno mostrato senso di responsabilità e nessuno ha speculato sul nervosismo altrui. Elogiabile l’abbraccio finale tra Cavani e Chiellini che in partita se le erano suonate di santa ragione. Bello così. Al fischio finale dell’arbitro si dimentica tutto. Nella ripresa il Napoli è passato a quattro in difesa con l’uscita di Britos (colpito duro alla testa nel primo tempo), con Campagnaro e Cannavaro a uomo su Giovinco e Vucinic, Maggio e Zuniga sugli esterni e l’ingresso di Dzemaili a centrocampo. Conte non ha ritoccato la Juve che aveva chiuso splendidamente sugli esterni, con Peluso (preferito ad Asamoah) e Lichtsteiner. Marchisio ha giocato a ritmi bassi, forse condizionato psicologicamente dalle polemiche che l’avevano investito per una frase male interpretata su Napoli e il Napoli, nemici naturali. Partita a tratti tesi ma non scorretta e nella ripresa equilibrata. Napoli rinfrancato, Hamsik redivivo, in odore di gol, generoso e scalpitante Cavani (sospetto abbraccio in area del solito Chiellini, Orsato non vede) e Napoli lievitante e pericoloso con Maggio, Cavani, Hamsik e sprecone con Dzemaili (errore fatale a porta quasi sguarnita). Juve guardinga e sorniona, in attesa del varco giusto verso De Sanctis. Un lampo di Vucinic sventato da Sanctis, Giovinco, gran partita per un’ora, è andato spegnendosi, stremato dal gran correre. Conte giustamente lo ha sostituito con Matri.

Partita più bella e vibrante col passare dei minuti, squadre lunghe e sfacciate ma decise a superarsi a vicenda. E risultato in bilico, con preferenza per il Napoli via via più disinvolto e convinto di poter portare a casa i tre punti. Nervi tesi sulla panchina del Napoli, espulso il ds Bigon che ha detto una parola di gtroppo. Behrami, rubapalloni emerito, s’è immolato su Pirlo in una partita di lotta e di governo. Mazzarri ha giocato anche le carte Insigne e Armero, ha provato a vincere fino all’ultimo giro di orologio. Conte si è coperto con Pogba per Vucinic, concludendo con Matri unica punta e il centrocampo a cinque. A conti fatti il Napoli ha diritto a qualche rimpianto in più. Ha rischiato di capottarsi ma alla distanza si è gonfiato come un soufflé in forno e nel secondo tempo ha spaventato la Juve. Di più non poteva fare. Conte si rammarica della prodigalità di Vucinic, ma saprà apprezzare la classifica, I sei punti di vantaggio, con undici partite da giocare, in realtà ne valgono sette. La Juve ha visto Napoli ed è più viva che mai. Meglio di così…