Serie A, punto: classifica decisa su. Caos salvezza. Destro-Immobile ai Mondiali

di Renzo Parodi
Pubblicato il 8 Aprile 2014 11:10 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2014 11:11
Serie A, punto: classifica decisa su. Caos salvezza. Destro-Immobile ai Mondiali

Llorente esulta: doppietta al Livorno (foto Ansa)

ROMA – Serie A, 32esima giornata: il punto di Renzo Parodi

Non era il Livorno l’avversario giusto per testare lo stato di salute della Juventus, eppure il 2-0 (doppietta di Llorente) è la risposta giusta a quanti – la Roma anzitutto – confidavano che la Capolista avesse rotto il trotto e potesse essere recuperata in classifica. Restano dunque otto i punti di vantaggio di Madama sulla Lupa di Garcia e a questo punto, davvero, lo scudetto può perderlo soltanto lei. A sei gare dallo striscione d’arrivo il vantaggio bianconero è più che rassicurante, sebbene la Roma prometta di non sbagliare un colpo. Lo scontro diretto, in agenda alla penultima giornata, probabilmente arriverà troppo tardi per ribaltare il verdetto finale.

Juve di nuovo su di giri, in vista del match di giovedì a Lione, e Roma vittoriosa e padrona della partita Cagliari. Tripletta di Destro, sempre più autorevole candidato a salire sull’aereo per il Brasile. Peccato per la manata in faccia ad Astori, non punita dall’arbitro Massa. Il gesto potrebbe costargli caro, uno stop di tre giornate è la razione da regolamento, a seguito di prova tv: sempre che Massa non scriva nel referto di aver visto il gesto di Destro e di averlo considerata fortuito e involontario. Una squalifica al centravanti giallorosso metterebbe in crisi Prandelli che sul codice etico non deflette.

La graduatoria sembra delineata. Otto punti corrono fra la prima e la seconda (Juventus e Roma), dodici fra la seconda e la terza (Roma e Napoli), nove fra la terza e la quarta (Napoli e Fiorentina). Ci vorrebbe una rivoluzione per rompere gli equilibri e francamente non sarebbe neppure giusto. La classifica parla una lingua onesta, le gerarchie rispettano ciò che le quattro squadre hanno espresso nelle 32 giornate di campionato. Il Napoli ha confermato di non essere ancora una squadra, altrimenti avrebbe dato seguito alla scintillante vittoria sulla Juventus.

A Parma invece il Napoli è affondato quasi senza lottare, come fosse rassegnato alla sua sorte. Può lamentare un fallo da rigore su Duvan Zapata non sanzionato da Bergonzi, ma è tutto ciò che il Napoli ha il diritto di invocare come attenuante. De Laurentiis ha litigato con un tifoso napoletano che gli chiedeva conto dell’inciampo- Il presidente è deluso, ha investito senza badare a spese e si ritrova con un terzo posto che garantisce appena i preliminari di Champions League. Il Napoli di Mazzarri, con Cavani, aveva chiuso al secondo posto. Al Napoli di Benitez non resta che la vittoria della Coppa Italia per consolarsi.

La Fiorentina batte l’Udinese già salva regge il passo delle inseguitrici e blinda il quarto posto. Contenderà al Napoli la Coppa Italia e non ha altri rimpianti che gli infortuni, gravissimi, che hanno eliminato i suoi attaccanti, Gomez e Rossi. Montella è un gran domatore di calciatori, chiederà a Della Valle di rafforzare la difesa e il centrocampo per avere l’anno prossimo una squadra capace di puntare al massimo. Ovvero al bersaglio grosso: Insomma allo scudetto. Dipende dal patron, ma se Rossi e Gomez recuperano al 100%, si può fare.

Alle spalle delle quattro grandi, infuria la lotta per un posto in Europa League. Il Parma superando il Napoli ha agganciato l’Inter al quinto posto e non aveva Cassano, il suo faro. Dell’Inter non so più che dire che non abbia già detto scritto. La squadra si sfalda alla minima avversità, neppure la doppietta di Icardi è riuscita a propiziare la vittoria sul Bologna. L’errore del dischetto di Milito è il sigillo che certifica i limiti dell’Inter. Thohir ha confermato Mazzarri coram populo e ha fatto bene. Se vuole conservare ala Beneamata qualche chance di raggiungere l’Europa deve evitare di sfiduciare il tecnico in carica, come tante volte fece Moratti, pagando dazio. La conferma del tecnico però è tutt’altro che certa e se l’Inter fallisse l’aggancio al treno europeo il ribaltone sarebbe probabile. A Thohir piace De Boer, il tecnico dell’Ajax, e Mihajlovic (che però è legato alla Sampdoria) potrebbe essere l’outsider.

Il Milan ha centrato la terza vittoria di fila, ma non inganni il 2-1 sul Genoa. Due prodezze di Taarabt e Honda hanno indirizzato il risultato, la partita l’ha fatta il Grifone che ha dominato per 70′ su 90′ e ha tirato in porta il doppio del Diavolo. Che tuttavia ha giocato con umiltà inedita, accettando si essere spesso incudine e subendo le martellate genoane. Seedorf può portare vasi ad Abbiati. Il portiere ha concesso sì l’autogol del 2-1, ma ha prodotto mezza dozzina di parate decisive. Troppo fragile e sempre in inferiorità di uomini il centrocampo rossonero nel 4-2-3-1 di Seedorf. Kakà, Honda, Taarabt e Pazzini (Balotelli, influenzato, è subentrato nel finale) sono un lusso che occorre potersi permettere. Rinunciare a Poli, mediano di lotta e di governo, un insulto alla logica. Il Genoa ha ripetuto la vibrante gara giocata contro la Juventus e come allora l’ha perduta. Gasperini l’ha presa bene, confortato dai progressi della sua squadra,. Su tutti il giovane Sturaro, un centrocampista che farà strada, il Gasp ci ha messo la mano sul fuoco.

Torna in gioco la Lazio, vittoriosa sulla Sampdoria molle e sventata già osservata in trasferta a Roma e a Bergamo. Mihajlovic, squalificato, ha masticato bile in tribuna e a fine gara ha annullato il giorno di riposo convocando i suoi quasi all’alba e costringendoli e rivedere i filmati della partita perduta malamente a Roma. Calvarese ha ignorato un chiaro fallo da rigore ma si era sul finire e ormai la partita era perduta. Resta da capire perché la squadra alterni grandi prestazioni (soprattutto in casa) a desolanti rese in trasferta. Difetto di motivazioni, forse. Di certo una chiara carenza di personalità e orgoglio. Senza Klose e Ledesma, col pubblico che insiste nel disertare lo stadio e contesta Lotito, la Lazio ha colto tre punti che sommati ai tre strappati al Parma la rilanciano in chiave Europa.

Rispuntano anche Verona e Torino, vittoriose sul Chievo e a Catania. Toni timbra il gol numero sedici col Verona (record assoluto per i gialloblù) ma sa che Prandelli non potrà regalargli il sogno brasiliano. L’ho già scritto e confermo. Al Mondiale porterei sia Destro che Immobile (che ha timbrato il gol del 2-1 a Catania) e lascerei a casa Osvaldo, disperso anche nella Juventus. Spero che la politica non trionfi, almeno nel calcio. Inopinato il tonfo casalingo dell’Atalanta che veniva da sei successi di fila e stava coltivando sogni di gloria. Il Sassuolo corsaro torna a credere nella salvezza, tutte le altre concorrenti hanno perso e adesso il fondo della classifica ribolle: Chievo e Bologna hanno 27 punti, Livorno 25, Sassuolo 24 e Catania 20. E alla prossima si giocherà Livorno-Chievo, uno spareggio. Le sconfitte contro Roma e Torino sono costate la panchina a Lopez e Maran. Il Cagliari veleggia a 32 punti, gli basterà raccattarne altri 4-5 e toccherà terra. Il Catania è ultimo e virtualmente spacciato. Mi sfugge il senso delle decisioni prese da Cellino (che rivede il Leeds) e Pulvirenti. Ma si sa, il calcio corre lungo sentieri imperscrutabili. E’ il suo fascino. E il suo dramma.