Antibiotici, di diritti acquisiti si muore

di Riccardo Galli
Pubblicato il 29 gennaio 2018 14:34 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2018 14:34
Antibiotici, di diritti acquisiti si muore

Antibiotici, di diritti acquisiti si muore

ROMA – Antibiotici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice per la centesima o millesima volta che batteri patogeni resistenti agli antibiotici stanno colonizzando sempre più gli habitat umani. Negli ospedali, ma ormai anche nelle case e nelle città e nei luoghi di lavoro gli umani si ammalano di malattie che gli antibiotici non curano più.

Non sono in grandissima parte nuove malattie. Anzi sono vecchie e conosciutissime malattie. Ma i batteri che le portano hanno imparato a difendersi dagli antibiotici. Si chiama appunto resistenza agli antibiotici. E molti batteri l’hanno sviluppata e la stanno sviluppando con la fattiva complicità e collaborazione degli umani.

Infatti gli umani, noi, in nome di diritti e abitudini acquisiti, fabbrichiamo, nutriamo, alleviamo batteri antibiotico resistenti.

Un batterio diventa resistente all’antibiotico se gli umani usano a sproposito e in quantità sconsiderata e in modalità sbagliata l’antibiotico. L’antibiotico non va preso al contagio da virus (influenza ad esempio) non serve a nulla. Anzi in quel caso serve ad abituare i batteri eventualmente in circolo a resistere all’antibiotico. Inoltre quella antibiotica è una terapia, ha le sue dose e la sua durata. Se prendi due pasticche al giorno e poi dopo due giorni smetti anche se il medico ti aveva detto cinque giorni, allora allevi dentro il tuo organismo batteri cui hai insegnato, appunto a piccole dosi, a resistere agli antibiotici. Non finisci la terapia, non li uccidi i batteri, li rendi immuni come dando loro piccole dosi e non letali dosi di veleno.

Di antibiotici non andrebbero imbottiti i cibi. Ma gli umani lo fanno. Dentro e fuori le regole. E quindi consumano, ingeriscono con tutta sicurezza batteri che hanno imparato a convivere con gli antibiotici. Ma allevatori e commercianti considerano diritto acquisito e inalienabile imbottire a piacere di antibiotici maiale, mucche, vitelli, polli e galline.

Antibiotici non dovrebbero essere assunti senza il sì esplicito e circostanziato del medico. Ma non c’è mamma o papà che non consideri un suo diritto inalienabile e acquisito decidere antibiotico sì o no per la prole. E la grandissima parte dei pazienti, anzi dei cittadini, considerano suo diritto avere acceso libero e incondizionato al consumo di antibiotici. Infatti dal medico il paziente tipo italiano lo pretende. E se il medico lo nega, il paziente tipo italiano l’antibiotico lo esige dal farmacista e se lo prende da solo a casa.

Medici e farmacisti peraltro non resistono alla pressione, considerano prescrivere e consegnare antibiotici una abitudine consolidata, una tradizione, un diritto…acquisito.

E quindi l’Italia è in testa per casi di ammalati che gli antibiotici non curano più. Si prevede per il 2025 un milione di morti in Europa a causa di batteri e patogeni cui gli antibiotici faranno il solletico. Ma già adesso i casi di malattie infettive che non si riescono a curare sono solo in Italia circa 300 mila.

Ma anche le case farmaceutiche considerano un diritto acquisito non spendere in ricerca e continuare a sfornare antibiotici elaborati in formula ormai decenni fa.

Diritti acquisiti e libertà dei cittadini e consumatori: l’antibiotico è mio e ci faccio quel che voglio, l’antibiotico mi spetta e lo prendo quando e come voglio, di delegare al medico non voglio sapere, la mia ignoranza e assenza di competenza è virtù e sapienza…

Diritti acquisiti e libertà di impresa e associazioni: l’antibiotico è parte integrante e immodificabile della industria alimentare (e guai a controllare troppo) e l’antibiotico nuovo da cercare e produrre costa troppo, in entrambi i casi anche il profitto è diritto acquisito.

Antibiotici, di diritti acquisiti e abitudini inalienabili e incoercibili…si muore. Ricorda qualcosa?