Armi nucleari: 13.000 nel mondo e nessuno ci rinuncia, nemmeno l’Italia

di Riccardo Galli
Pubblicato il 11 maggio 2018 9:13 | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2018 9:13
Armi nucleari: 13.000 nel mondo e nessuno ci rinuncia, nemmeno l'Italia

Armi nucleari: 13.000 nel mondo e nessuno ci rinuncia, nemmeno l’Italia

ROMA – Pochi lo possiedono [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] e ancor meno stanno tentando di svilupparlo, ma nessuno sembra volervi rinunciare. E’ la storia del nucleare, quello ad uso militare, che non si racconta o che pochi conoscono.

Una storia in cui tutti gli Stati, tranne quelli ‘canaglia’, vogliono un mondo con meno armi atomiche e lo dicono e lo rivendicano, come lo rivendichiamo noi civili italiani fieri che il nostro Paese non possieda simili armi. A parole. Già, perché come sin troppo spesso capita, a queste non seguono i fatti, e nonostante le promesse e i voti alle Nazioni Unite nemmeno noi, nemmeno l’Italia ha firmato né tantomeno ratificato il trattato internazionale che prevede l’impegno a non sviluppare, testare, produrre, acquistare, possedere o accumulare armi nucleari.

Tutti noi sappiamo che sul suolo del nostro Paese, nelle basi Nato, sono custoditi armamenti nucleari. Come sappiamo che simili armi sono imbarcate su navi e sottomarini statunitensi che incrociano nelle nostre acque come su quelli di altri Paesi alleati che le possiedono. Una realtà nota che per alcuni rappresenta addirittura una sorta di spina nel fianco. Una macchia nella coscienza pura dell’Italia che al nucleare ha detto ‘no’. Lo ha fatto con un referendum che ne ha proibito l’uso civile e lo ha fatto e lo fa non possedendo e non volendo armi atomiche. Una coscienza che sentiamo per questo immacolata e che ci permette di guardare con un pizzico di malcelato disprezzo quei Paesi che invece, barbari, vogliono la bomba H. Lo pensiamo in fondo di pakistiani e indiani che per mettersi reciprocamente paura si armano sino ai denti e lo pensiamo della Corea del Nord, il cui dittatore, sino a pochissimo tempo fa, ci ricordava una macchietta cinematografica.

Quello che però non sappiamo o preferiamo ignorare è che non siamo così puri nemmeno noi. Sono passati quasi 8 mesi da quando, a fine settembre dello scorso anno, nella sede della Nazioni Unite a New York è stato confezionato il trattato internazionale che prevede la messa al bando completa delle armi nucleari. Un trattato che entrerà in vigore non appena 50 Nazioni lo ratificheranno. Traguardo semplice e alla portata visto che sul Pianeta ci sono poco meno di 200 Paesi e appena nove di questi hanno armi nucleari.

Paesi che sono, per la cronaca e in ordine di armi possedute: Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord con i primi due che da soli posseggono 13.000 ordigni, pari a circa il 93% del totale. Tra questi, Israele non ha mai ammesso ufficialmente il possesso di armi atomiche mentre la Corea del Nord è stato l’ultimo Paese a svilupparle e poco si sa sulla sua capacità di usarle. Invece, da allora, ad aver ratificato l’accordo sono stati solamente nove Paesi e a sottoscriverlo, che equivale più o meno ad una dichiarazione di buoni propositi, 58.

L’Italia, quella che non vuole il nucleare in nessuna forma, non è tra questi. Ad oggi, ad aver ratificato l’accordo sono stati: Austria, Cuba, Guyana, Messico, Palau, Palestina, Tailandia, Vaticano e Venezuela. Di contro, come l’Italia, nessuna notizia da Francia, Germania, Cina, Giappone, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Infine, nonostante la riduzione del numero totale di armamenti nucleari più che dimezzatesi rispetto ai picchi degli anni ottanta, e nonostante Usa, Russia e Gran Bretagna stiano ancora assottigliando i loro arsenali, altri stanno invece ingrandendo i loro. A partire da India e Pakistan per finire con Pyongyang. In questo contesto, e mentre Donald Trump straccia l’accordo sul nucleare siglato con l’Iran, noi continuiamo a dirci orgogliosamente contrari. Ma intanto non firmiamo, non si sa mai.

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