Restituiscono l’anno del mai, si tengono i vitalizi. Polverini fa la gnorri

di Riccardo Galli
Pubblicato il 24 settembre 2012 14:52 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2012 14:53

fioritoROMA – Prima le ha annunciate, poi le ha minacciate, poi le ha ritirate perché “se la sentiva” dopo averle tenute “sospese”: sono le dimissioni della Polverini, ormai un reality show. Dimissioni che la governatrice Renata Polverini aveva evocato allo scoppio della vicenda Fiorito. Dimissioni che avrebbero fatto perdere poltrona, e benefit, a tutti i consiglieri. Furbi e non. Ma alle rinunce non è avvezza la politica, quella italiana come quella laziale. La Polverini resta al suo posto e non rinuncia all’incarico così come i suoi assessori non rinunceranno al vitalizio e come Franco Fiorito non rinuncerà ai soldi che si è messo in tasca.

Restituirò tutto, avrebbe promesso l’ex capogruppo pidiellino. Ma per pagare e per morire c’è sempre tempo così gli elettori laziali, come le casse pubbliche della loro regione, aspetteranno il classico anno del poi e giorno del mai per veder restituito il maltolto. A “In Onda” su La 7 Fiorito ha spiegato che l’idea della restituzione è del suo avvocato, taormina, che lui è d’accordo ma…”se proprio sarà necessario”.  Maltolto che non sono solo i denari da Fiorito distratti, ma anche i vitalizi assegnati dalla giunta Polverini agli assessori esterni, quegli assessori che, non essendo stati eletti nel consiglio regionale ma nominati, non avrebbero diritto alla pensione. La governatrice aveva detto: “I miei assessori non avranno problemi a rinunciarvi”. Gli stessi l’hanno prontamente smentita.

All’indomani dell’esplosione della vicenda Fiorito la Polverini, come scrive Mattia Feltri su La Stampa, “si era gettata da sputafuoco in Consiglio regionale, spietata come Maria la sanguinaria, a pronunciare un discorso rude, implacabile, insultante, efficace, pure scomposto, perlomeno irrituale, con accenti da ballatoio e poi largamente incompleto tanto che si colse lo scivolamento nella recita di piazza. Ricordate? Chiedo scusa ai cittadini, agli elettori, alla politica, alla mia famiglia. Scuse a tutti. E ieri invece la sequela di grazie alla maggioranza e all’opposizione e al consiglio tutto e alla giunta e al senso di responsabilità eccetera. Archiviazione, assoluzione, prescrizione. Pietra tombale. Sarà una breve illusione, si teme. E nonostante alla Pisana, alla sede del Consiglio regionale, si siano gonfiati tutti il petto per i drastici tagli (agli emolumenti, ai fondi, alle commissioni, alle auto blu, per un totale di 22 milioni), e trovandosi tanto virtuosi al paragone con quella masnada di ladroni – era il succo – che siedono in Parlamento e loro sì hanno le tasche bucate, fanno ammuina e raggiro. Francesco Storace, della Destra, diceva che in fondo aveva sbagliato un solo mascalzone (Franco Fiorito). Parevano galleggianti nella loro palla di vetro, del tutto inconsapevoli che i provvedimenti sono tosti e dolorosi, ma dovuti, tardivi e insufficienti”.

Il giornalista de La Stampa rivolge alla Polverini domande basate sulle azioni e dichiarazione della stessa Polverini. Una: dice di guadagnare meno di un consigliere regionale. “Strano, stipendio base 8.500, 2.300 da presidente di giunta, 4190 finora per il rapporto con l’elettore…”. Fanno circa 16mila netti. La Polverini scopre solo oggi che tutti i suoi consiglieri viaggiano sopra i 16mila netti? Dice di non sapere che arrivavano soldi ai gruppi consiliari o almeno non così tanti. Da quattro anni questi fondi il consiglio regionale del Lazio se li aumenta a sua insaputa, il suo assessore al bilancio, Cetica, non le ha mai detto nulla. Tutto le è stato nascosto, compresi i soldi che prendevano i consiglieri dalla sua lista?

Tagli quindi, rinunce, ma tardive e incomplete e, soprattutto, fatte da chi aveva appena pochi mesi fa pensato, proposto, votato ed avallato altri sprechi. Racconta il Corriere della Sera:

“Mancavano pochi giorni a Natale l’anno scorso quando la Regione Lazio decise in fretta e furia di estendere il vitalizio dei consiglieri (la pensione scatta a sessant’anni dopo cinque anni di mandato) a tutti gli assessori della giunta Polverini, che essendo esterni al consiglio, non avrebbero potuto trarre benefici dalle generose norme per i membri della Pisana. Renata Polverini annuncia che tra i prossimi tagli ci saranno anche questi: ‘Dovremmo provvedere alla proposta di legge per il sistema contributivo dei vitalizi’. Compreso quello degli assessori. Un diritto ormai acquisito: per perderlo è necessaria una dichiarazione volontaria. Polverini aggiunge: ‘Riapriremo i termini per presentare la rinuncia’. (…) L’altra sera la governatrice si era sbilanciata: ‘I miei assessori non avranno difficoltà a rinunciare’. L’aria alla Pisana, ieri, sembrava diversa. C’è chi non risponde, chi si trincera dietro il no comment, chi fugge via. Stefano Cetica, potentissimo assessore al Bilancio, uno degli ex Ugl più legati alla Polverini, è nell’emiciclo. Assessore, rinuncia al vitalizio? ‘Non lo so, vedremo, ognuno farà i suoi conti, a seconda che gli convenga o no’. (…) Francesco Lollobrigida (Trasporti) prende tempo: ‘Vediamo che norma portano a casa e poi decidiamo come comportarci’. Il suo collega all’Ambiente Marco Mattei svicola: ‘Non mi mettete in bocca cose che non ho detto”.

Non solo non rinunceranno gli assessori esterni, ma la giunta in questione sbandiera persino come tagli i costi che lei stessa ha creato. Non è nel Dna dei nostri rappresentanti la rinuncia. Come non lo è nel Dna degli italiani evidentemente. Carattere nazionale perfettamente rappresentato nelle istituzioni. La Polverini, a meno che non venga dimessa dall’opposizione che sta raccogliendo le adesioni per far decadere il consiglio regionale, ma che difficilmente riuscirà nell’impresa (troppi consiglieri dovrebbero infatti dimettersi perdendo sedia e stipendio), ha vestito i panni della pasionaria per una giornata o poco più. Perché Fiorito dovrebbe essere da meno?

 

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