Mattarella presidente centrodestra furioso. Credevano 450 Pd votavano Casini?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 Gennaio 2015 12:37 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2015 13:10
Raffaele Fitto

Raffaele Fitto

ROMA – “Mo vabbè che vabbè, ma mica davero davero…” il centrodestra si aspettava che il premier facesse votare al “suo” 46% di grandi elettori Pierferdinando Casini presidente? O davvero credevano che il segretario del Pd, che è poi lo stesso inquilino di palazzo Chigi, spaccasse, smontasse scientemente il suo partito presentandogli un candidato presidente da votare non di provenienza Pd e indicato da Berlusconi e Alfano? Interrogativi  alla prova dei fatti e della cronaca, meno retorici di quel che sarebbe lecito supporre. Invece il tormentone diventato marchio di fabbrica e cavallo di battaglia di Enrico Brignano (ma che davero davero…) è forse la formula migliore, e certamente più sintetica, per esprimere e dar corpo ai dubbi che la reazione stizzita e indignata del centrodestra alle mosse di Matteo Renzi nella partita per il Colle solleva. Delle due l’una infatti: o il cosiddetto centrodestra recita una parte, quella del furiosi e offesi, diciamo per dovere, oppure devono essere parecchio ingenui, illusi e poco attenti alla realtà politica, anche quella elementare da vedersi.

Non era difficile vedere, non ci volevano leader e strateghi politici la visione era fin dall’inizio alla portata di chiunque osservi la politica con cognizione di causa, che una sola cosa Renzi non avrebbe mai fatto: spaccare lui, tagliare a fette lui il voto dei 450 e passa grandi elettori del Pd. Era elementare Watson, ma nel centrodestra evidentemente scarseggiano sia gli Holmes che i Watson. Un’altra e conseguente cosa era evidente, evidente ancora una volta a chiunque osservi con cognizione di causa la politica: per tenere uniti i 450 voti dei grandi elettori del Pd l’unica era un candidato presidente del Pd. Era ovvio e scritto nelle cose. Altro che “sorpresa” rifilata da Renzi. Allora perché Berlusconi e Alfano non hanno visto l’ovvio? Per inimmaginabile ma pur possibile miopia o per mettere in piedi la sceneggiata del tradimento? Terza ipotesi: perché Renzi li ha incartati a chiacchiere. In questo caso…beh questa è decisamente l’ipotesi peggiore per il centro destra.

Facciamo un passo indietro. Il suddetto centrodestra, e specialmente i suoi due attori principali, e cioè Ncd e Fi, e quindi anche i loro campioni Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, hanno bocciato la candidatura del Pd di Sergio Mattarella. “Non tanto per l’uomo quanto per il metodo”, hanno spiegato soprattutto dal fronte Ncd. Spiegazioni, distinguo e come e perché a parte, il dato è che entrambi, Alfano come Berlusconi, non hanno condiviso le scelte di Renzi e con lui hanno rotto, o almeno lo hanno fatto nella partita per il Quirinale perché in verità, tanto Berlusconi sulle riforme quanto Alfano sul governo, hanno i due già detto più o meno apertamente che si andrà avanti.

Allora però viene da domandarsi cosa si aspettavano per la scelta del successore di Giorgio Napolitano. Perché Renzi, in veste di leader della maggioranza di governo, aveva l’onere di presentare lui per primo un candidato. Ed in veste di segretario del Pd aveva anche il dovere di presentarne uno che potesse ovviamente andar bene in primis ai suoi. E questo ha fatto indicando, tra l’altro, un nome come quello di Sergio Mattarella che tutto si può definire tranne che estremista comunista. E’ stato infatti il giudice costituzionale tra gli estensori del manifesto del Pd, ma rimane un uomo di nascita assolutamente democristiana.

Avrebbero voluto, e credevano Alfano e Berlusconi che Renzi, e cioè il premier e il segretario del partito che ha preso il 40% alle ultime elezioni e che ha il 46% dei grandi elettori si facesse imporre il candidato per la presidenza della repubblica da loro? E a che titolo? E credevano che quel 46% di grandi elettori dem potesse votare ad esempio per un candidato gradito al centrodestra come avrebbe potuto essere Casini? O che avrebbero votato compatti un Giuliano Amato candidato con il beneplacito timbrato di Forza Italia e Ncd? Logica e prassi politica vogliono che la maggioranza presenti un candidato al Colle, certamente potenzialmente gradito e votabile anche dalle minoranze, come è esattamente Mattarella, ma non che le minoranze, anzi una minoranza, “suggerisca” il suo alla maggioranza.

E poi, prassi e costume a parte, conoscendo il Pd e le fratture che lo attraversano credevano Alfano e Berlusconi che il segretario dem, perché Renzi oltre che premier è anche segretario del Pd, firmasse la condanna a morte del suo partito? Tante volte in questi giorni si sono ricordati i 101 franchi tiratori del Pd che affondarono la candidatura di Romano Prodi due anni fa, con Stefano Fassina, collega di partito e acerrimo nemico di Renzi, che ha addossato salvo poi almeno in parte ripensarci, la paternità dei suddetti proprio al premier. In questo contesto credevano veramente, i due campioni del centrodestra, che il Pd avrebbe retto ad un candidato non proveniente, come Mattarella, dalla storia dem? E ritenevano credibile e fattibile che il segretario avrebbe sottoposto il suo partito, e di conseguenza anche la maggioranza del suo governo, ad una prova simile e certamente perdente?

Renzi non lo ha fatto e, francamente, non stupisce. Quello che stupisce è semmai la reazione di Alfano e Berlusconi cui, almeno nel caso del secondo, va riconosciuto in più circostanze un discreto fiuto politico. Già ieri, mentre in Parlamento andava in scena il primo scrutinio presidenziale, Michaela Biancofiore (Fi) spiegava che il patto con Renzi era rotto, ma che comunque sulle riforme avrebbero valutato caso per caso e, alla fine, si sarebbe andati avanti. In casa Ncd invece, a fianco delle proteste, tutti pronti a dire che in ogni caso la maggioranza di governo non è a rischio. Insomma, sceneggiano o vivono il grande affronto subito da Renzi, si chiamano fuori dall’elezione a presidente di un moderato di centro più che di sinistra, restano al governo, escono fuori dall’aula alla quarta votazione, si prendono gli insulti di Salvini, invocano il rispetto di un Patto del Nazareno che ammettono però non conteneva alcun accordo e impegno sul Quirinale…Grande è la confusione e non per questo è ottima la situazione nel centro destra.