Vuoto d’aria per Bank of America, sulla stessa rotta di Lehman Brothers?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 24 Agosto 2011 - 13:43 OLTRE 6 MESI FA

NEW YORK – Una grossa banca, probabilmente americana, starebbe per saltare. E’ quello che La Stampa definisce “lo spettro di Lehman”, e per il quotidiano torinese la maggiore indiziata sarebbe Bank of America. Le credenziali per bissare il crack del 2008 di Lehman Brothers Bank of America le ha tutte ma, se non sarà lei a saltare, sembra proprio possa toccare a qualcun altro. Questa paura, quasi certezza, che aleggia tra gli operatori del settore è uno degli elementi che più tiene sotto pressione i titoli di tutte le maggiori banche europee e nord americane. Nel 2008 molte istituti di credito furono salvati grazie ai generosi finanziamenti pubblici, proprio in questi giorni la Fedha fatto sapere di aver investito in questo tipo di operazioni 1200 miliardi di dollari. Ma oggi i soldi pubblici sono finiti. Il pubblico non è più in grado di aiutare e quindi altre banche potrebbero imboccare la rotta Lehman Brothers.

Bank of America è oggi la prima della lista, vola su un vuoto d’aria, seguita a breve distanza dalla francese Societe Generale. Già da qualche giorno circolava la voce che un non meglio precisato istituto bancario avesse urgente bisogno di un prestito per andare avanti, e i sospetti si erano concentrati sulle due banche citate. Ma oggi arrivano dei numeri che mostrano l’enorme fragilità dell’istituto americano che, secondo gli analisti, avrebbe bisogno di un aumento di capitale compreso tra i 100 e i 200 mld di dollari. Una cifra impossibile da mettere insieme con la crisi di liquidità in corso e che difficilmentela Fed potrebbe accollarsi. Bank of America è vittima delle maxi svalutazioni su mutui e prestiti per oltre cento miliardi di dollari. Oltre a questo macigno Bank of America sarebbe stato poi uno dei principali venditori di Credit Default Swap, cioè assicurazioni contro il default, il fallimento, sui bond di paesi a rischio come Grecia, Portogallo e Iralanda. Ma lo avrebbe fatto senza avere soldi sufficienti a coprire i rischi. L’istituto americano, che intanto ha annunciato il taglio di 10mila posti di lavoro,  da inizio luglio ha perso il 40% del suo valore con il titolo passato da 11 a 6.4 dollari.

Ma se l’America piange, l’Europa certo non ride. Se Bank of America è la prima indiziata, il secondo istituto bancario considerato a rischio è francese: Societe Generale, che da luglio ha bruciato il 50% del suo valore azionario, passando da42 a21 euro per azione. E in acque migliori ma non tranquille navigano i grandi istituti bancari italiani, Unicredit e Intesa SanPaolo che, come le colleghe straniere, hanno perso circa il 40% del loro valore negli ultimi due mesi.

“E’ come se fossimo tornati indietro di tre anni, al crac della banca americana Lehman Brothers nel settembre del2008” scrive Luca Fornovo suLa Stampa. Ma in realtà è, se possibile, peggio di allora. Nel 2008 gli Stati Uniti e l’Europa avevano capitali per salvare e tenere in vita i grandi istituti bancari che traballavano, e nonostante questo ci furono dei crack “storici”, oggi non è più così. Se le banche non saranno in grado di salvarsi da sole, qualcuna potrebbe non essere salvata da nessuno, e allora sarà anche peggio del 2008.