Mascherine, prezzo bloccato, come il pane a Milano. Suicidio di Arcuri e Conte

di Sergio Carli
Pubblicato il 29 Aprile 2020 13:17 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2020 13:24
Mascherine, prezzo bloccato a 50 centesimi, come il pane a Milano. Suicidio di Arcuri e Conte

Mascherine, prezzo bloccato, come il pane a Milano. Suicidio di Arcuri e Conte (nella foto Ansa, il commissario Arcuri)

ROMA – Mascherine calmierate, come il pane a Milano durante la peste.

Ma cosa gli è venuto in mente a Domenico Arcuri di bloccare e fissare per decreto il prezzo delle mascherine?

50 centesimi? Perché? In base a che ragionamento? In base a che calcolo?

Arcuri ha detto: dobbiamo stroncare quelli che le vendono a 10 euro.

Risultato: il caos. Il prezzo lo fa il mercato, un manager come lui, assurto alla guida di una delle tante superqualcosa che imperversano nell’Italia del Covid-19, dovrebbe saperlo.

Ci sono stati e ci sono tanti speculatori, ma c’è anche gente che si è rifornita di mascherine a prezzi superiori all’euro.

Non per crudeltà mentale, ma perché quelli erano i prezzi del momento, su cui influivano anche le quantità acquistate.

Certo, se arriva lo Stato e ne compra milioni, ottiene prezzi che un singolo farmacista non potrà mai spuntare.

Vale per le mascherine come per le uova come per ogni bene comprato in grandi quantità.

Arcuri voleva calmierare i prezzi delle mascherine? Poteva lui mettere sul mercato le sue a 50 centesimi, lasciando gli altri venditori di smaltire le scorte ad altri prezzi.

O magari anche di guadagnarci sopra.

Oppure poteva regalarle, le sue mascherine.

Ma fissare il prezzo per decreto, a quasi metà del 2020, questo proprio no.

È un errore imperdonabile, le cui conseguenze finiranno per ricadere anch’esse sulla schiena del povero Conte e del suo Governo.

Un altro gradino alla scaletta del governo Draghi.

Non si sa se alla scuola militare della Nunziatella si studino i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Una volta, forse anche oggi, in tutti i licei era materia di esame di maturità e di feroci interrogatori.

Arcuri dovrebbe ricordare e comunque sapere quel che accadde a Milano, durante la peste del ‘600.

Il facente funzioni di governatore, Antonio Ferrer, decise che il prezzo del pane andava calmierato.

L’effetto fu tragico. Non c’era più pane a Milano, scoppiò una mezza rivoluzione.

Quando, durante l’ultima guerra, i prezzi erano calmierati per legge, imperava la borsa nera.

Quando nel dopoguerra furono bloccati gli affitti delle case, non si trovavano più case da affittare: a Milano come a Londra o New York.

Un po’ di prospettiva storica avrebbe portato Arcuri nell’antica Roma. Nessuno pensò di fissare per legge il prezzo del pane.

Il pane, o meglio la farina per farlo, veniva regalata alla plebe.

Al resto ci pensavano Mecenate e Nerone con gli spettacoli e il circo. Durò secoli.

Noi abbiamo le conferenze stampa e Barbara D’Urso.

Manca all’appello Arcuri. Richiami il decreto e regali le mascherine, prima che sia troppo tardi.