Zangrillo fa retromarcia, Salvini sorride ai no-mask. Covid: Italia confusa

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 9 Settembre 2020 17:22 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2020 17:22
Zangrillo (nella foto) fa retromarcia, Salvini sorride ai no-mask. Covid: Italia confusa

Zangrillo fa retromarcia, Salvini sorride ai no-mask. Covid: Italia confusa

Non vogliono essere chiamati “negazionisti”, termine con cui viene indicata solitamente una corrente antistorica e antiscientifica.

Loro non negano l’esistenza e la circolazione del coronavirus. Di fronte alla tragica realtà di oltre 35mila morti in Italia e più di 870mila nel mondo, sarebbe come chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte all’evidenza. Ma a leggere i cartelli e ad ascoltare gli slogan esibiti sabato scorso a Roma dai partecipanti alla manifestazione “No Mask”, circa 1.500-2.000 persone tra cui diversi attivisti di estrema destra, c’è solo da “rabbrividire”. Come ha commentato opportunamente il ministro della Salute, Roberto Speranza.

No alle mascherine

“No mascherine, no distanziamento sociale”. “Viva la libertà!”. “La libertà personale è inviolabile (art. 13 della Costituzione)”. “Noi siamo il popolo”. “No alla dittatura sanitaria”. “Abolire l’Ordine dei medici”. “Non siete degni di governare questo Paese”. E per finire, testuale, “Tamponatevi il culo”. Questo è l’inquietante campionario dei concetti e delle parole espressi nel corso della manifestazione.

Ora le immagini registrate dalla polizia scientifica sono al vaglio della Questura di Roma. E i dimostranti senza mascherina rischiano quantomeno le sanzioni previste dalle misure anti-covid. Ma, al netto delle strumentalizzazioni politiche o propagandistiche e in attesa dell’accertamento di eventuali reati, c’è da riflettere più attentamente su questo rigurgito di protesta e di rabbia sociale nei confronti del governo, dei medici e più in generale degli scienziati.

Il popolo dei no vax

Quasi che fossero stati loro a “inventare” o peggio a diffondere l’epidemia, a lanciare un allarme ingiustificato, a mettere in scena una “farsa mediatica”.

In buona sostanza, si tratta dello stesso popolo “No Vax” che si oppone alle vaccinazioni obbligatorie, insinuando che sia tutta una speculazione della grandi case farmaceutiche in combutta con i politici corrotti.

Più che la cosiddetta “immunità di gregge”, qui s’invoca l’impunità di piazza. Come se la lotta iniziata nel secolo scorso contro la poliomielite, l’epatite, il morbillo, la rosolia o l’influenza stagionale, non avesse prodotto i suoi risultati o addirittura avesse provocato effetti contrari.

Evidentemente, qualche caso sporadico di conseguenze negative – legate a patologie individuali o a reazioni di rigetto – non può bastare a mettere in discussione una pratica sanitaria che ha evitato e continua a evitare tante vittime innocenti.

Diceva il padre dell’anti polio

Diceva il medico e ricercatore Albert Sabin, polacco di religione ebraica, inventore del più diffuso vaccino anti-poliomelite: “I nazisti hanno trucidato le mie nipotine, ma io ho salvato la vita a milioni di bambini nel mondo”.

Quanto al Covid-19, i “No Mask” sostengono che “il virus uccide se si è malati, molto anziani o non si viene curati in modo corretto”, per citare il medico legale Pasquale Mario Bracco, componente dell’associazione “L’Eretico”. A suo avviso, bisognerebbe somministrare piuttosto antibiotici e anticoagulanti ai pazienti contagiati. Ma non ci hanno sempre detto che gli antibiotici servono contro i batteri, non contro i virus?

Con tutto il rispetto per le opinioni e le convinzioni personali, di fronte a una pandemia di questa portata, non si capisce perché mai i sanitari, gli scienziati e i politici non abbiano adottato una tale strategia a livello internazionale: dalla Cina agli Usa e alla Russia, dalla Germania, alla Francia e alla Spagna. Sbagliano tutti? Sono tutti complici di un grande complotto mondiale? Tutti incompetenti o corrotti?

Il principio di precauzione

Nella politica sanitaria, deve prevalere sempre e dovunque il “principio di precauzione”: cioè una condotta cautelativa nella gestione di questioni scientificamente controverse. Ed è proprio questo il nostro caso.

Prendiamo l’esempio del professor Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell’Ospedale San Raffaele di Milano, medico curante di Silvio Berlusconi. Prima dell’estate, alla fine del lockdown, aveva proclamato in tv che “il virus è clinicamente morto”.

La retromarcia di Zangrillo

Poi, quando l’ex premier s’è ammalato, Zangrillo ha dichiarato che il paziente era asintomatico, non aveva febbre e godeva di buona salute. Adesso lui stesso è costretto ad ammettere invece che “il tono era sbagliato”, mentre si affanna al capezzale di Berlusconi e la figlia dell’ex premier Marina risulta contagiata anche lei dal virus che non esisteva più.

S’è comportato secondo il “principio di precauzione” il primario del San Raffaele? Quale messaggio ha trasmesso, più o meno inconsapevolmente, ai propri pazienti e a chissà quante altre persone che hanno ascoltato le sue imprudenti dichiarazioni in tv o le hanno lette sui giornali?

Se non c’è una responsabilità giuridica, c’è almeno una responsabilità politica, morale, civile o scientifica di tutti coloro – da Matteo Salvini al professor Zangrillo – che hanno seminato scetticismo o indifferenza nei confronti del coronavirus? E i negazionisti “No Mask”?

Convivenza civile prima dei Dpcm

Ecco, proprio quella mascherina che ormai fa parte della nostra vita quotidiana può essere considerata il simbolo del “principio di precauzione”. Sto bene, non ho sintomi, non so se sono contagiato o se tu sei malato, e perciò la indosso nei luoghi chiusi o affollati come misura di prevenzione e di cautela. Magari rispettando il cosiddetto “distanziamento sociale” o forse sarebbe meglio chiamarlo interpersonale. È la convivenza civile che impone una tale condotta, ancor prima dei Dpcm emanati da palazzo Chigi.

A ben vedere, al fondo di tutti questi atteggiamenti e comportamenti di protesta o di ribellione, c’è un deficit di fiducia sia nella scienza sia nella politica. Nella scienza, perché i suoi rappresentanti parlano spesso in modo confuso e contraddittorio, mentre ognuno dice la sua senza preoccuparsi tanto degli effetti che può provocare.

Sfiducia nella politica, perché i suoi protagonisti si contraddicono e polemizzano fra di loro, senza preoccuparsi troppo dell’amplificazione mediatica. Che disorienta e allarma i cittadini. E di fronte a questo sconcertante spettacolo quotidiano, il Paese si ritrova sempre più diviso e smarrito.

(da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 9 settembre 2020)