Zingaretti vice premier? Conte non ce lo vuole, lui nemmeno. E il Pd presenta il conto al M5s in aria di scissione

di Bruno Tucci
Pubblicato il 23 Settembre 2020 10:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2020 10:00
Coronavirus, anche in Lazio coprifuoco (ma da mezzanotte) e didattica a distanza

Coronavirus, anche in Lazio coprifuoco (ma da mezzanotte) e didattica a distanza (Ansa)

Altro che vittoria storica! Dopo la sbornia del referendum, i Grillini si leccano le profonde ferite lasciate dai risultati delle elezioni.

È stato un flop drammatico. Alessandro Di Battista lo definisce“ una sconfitta epocale del Movimento, la peggiore che ci si potesse immaginare”. Ormai è guerra aperta fra i due schieramenti pentastellati. Esistono i governisti e cioè coloro che stanno dalla parte di Luigi Di Maio e dell’attuale maggioranza.

E coloro che al contrario non respingono l’accordo con il Pd. Ma vogliono subito convocare il direttorio (leggi congresso) per stabilire una nuova leadership che dia una nuova spinta ai 5Stelle. Pena un tramonto inarrestabile.

Tutti contro tutti, perché non si può pensare ad una disfatta che ha portato il Movimento ad essere la quarta forza politica del Paese, dopo la Lega, Il Pd e i Fratelli d’Italia. Dove è finita la maggioranza di una volta, quella che li faceva affacciare al balcone di Montecitorio con le due dita ad indicare la vittoria?

Zingaretti ha vinto grazie a noi

I più inferociti adoperano parole di fuoco: “Se i Dem di Zingaretti sono resuscitati lo debbono grazie ai voti che i nostri vecchi aficionados gli hanno regalato!” C’è odore di scissione? Nessuno ne parla ufficialmente, ma il pericolo è nell’aria.

Per evitare che “il matrimonio di convenienza” si sciolga si sussurrano alle orecchie degli alleati nuove direttive. I 5Stelle mollerebbero Virginia Raggi al suo destino. Prometterebbero a Nicola Zingaretti la vice presidenza del Consiglio. E inoltre un patto per scegliere insieme il nuovo sindaco di Roma.

Tutto questo ben di Dio perché? Per quale ragione i Grillini sacrificano alcuni baluardi del loro schieramento? Per il semplice motivo che il segretario del Pd Zingaretti, dopo le elezioni, ha presentato il conto.

Siamo noi ad aver vinto e siamo noi oggi a dettare i futuri scenari. Il MES innanzitutto perché a quei 36 miliardi non ci possiamo rinunciare se vogliamo risolvere i problemi della nostra Sanità dopo i tanti guai provocati dal virus.

Zingaretti vuole abolire la sicurezza di Salvini

Poi, la sicurezza. Le norne firmate da Matteo Salvini debbono essere gettate al macero senza perdere nemmeno un minuto di tempo. Infine, ma non certo di minore importanza, il varo di una nuova legge elettorale, indispensabile soprattutto adesso che il taglio dei Parlamentari è una realtà.

Ahi! I Grillini storcono la bocca. Una parte di essi è pronta a rompere questa pseudo alleanza anche se si dovesse andare incontro ad una crisi di governo. Altri, invece, sono più morbidi e vanno alla ricerca di una mediazione chiedendo aiuto pure a Palazzo Chigi.

Adesso Conte si sente più forte, non è più assediato dai pericoli che avrebbero potuto scalzarlo dalla poltrona di premier. Quindi la cautela non è più di rigore. E fa capire chiaramente a Di Maio and company che l’idea di portare Zingaretti a Palazzo Chigi, sia pure come sottosegretario, non gli piace affatto.

Non sarebbe più un uomo solo al comando dovendo dividere con il segretario del Pd qualsiasi iniziativa. C’è di più: il governatore del Lazio non ci pensa nemmeno a lasciare il posto di numero uno di via del Nazareno.

Zingaretti vuole il Mes

Ora che i nemici, dopo le elezioni, sono ridiventati amici vuole essere lui a scegliere il da farsi. Innanzitutto le riforme per dare all’Italia un volto diverso con l’aiuto dei 209 miliardi che Bruxelles ci “regalerebbe” con il Recovery Fund.

Che cosa dice la destra dopo le elezioni finite con un pareggio? Non spira un’aria buona per Matteo Salvini, il quale si affanna a difendersi ricordando che i consiglieri regionali della Lega sono passati da 46 a 70. Che le Marche, dopo anni e anni, sono diventate “nostre”. E che pure fra i sindaci si è raggiunto qualche buon successo.

Sono solo parole di facciata? Si nasconde anche nel centro destra una fronda che possa spazzar via il segretario? E’ troppo presto per azzardare una simile ipotesi, ma è certo che non è tempo di cantar vittoria.