Germania, orario lavoro libero: da 28 a 40 ore settimana, sceglie il dipendente

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 febbraio 2018 9:08 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2018 9:08
Germania, il dipendente può decidere il proprio orario di lavoro: se da 28 ore o da 40

Germania, orario lavoro libero: da 28 a 40 ore settimana, sceglie il dipendente (foto Ansa)

ROMA – Germania, orario di lavoro libero: 28 o 40 ore a settimana, sceglie il dipendente. Un accordo tra sindacati e imprese della metallurgia (insomma i nostri metalmeccanici) impartisce a tutta Europa una lezione economico-sociale (e anche culturale) che noi in Italia non siamo comunque in condizione di apprendere.

E’ una lezione di economia liberale e socialdemocratica al tempo stesso, una lezione che coniuga libertà ed efficienza, diritti e flessibilità. In Italia riteniamo impossibile se non addirittura blasfemo accostare diritti e flessibilità, liberismo e dignità del lavoro. Quindi noi ci teniamo la religione secondo cui produttività e libertà sono il diavolo e l’acqua santa. In Germania i lavoratori metalmeccanici si prendono invece la libertà dell’orario di lavoro, e l’aumento di salario e le imprese si prendono la flessibilità dell’uso della forza lavoro. A ciascuno il suo.

Eccolo l’accordo sottoscritto da sindacati e imprese. Oggi, anzi ieri prima dell’accordo l’orario di lavoro in azienda era di 35 ore a settimana. Con l’accordo il dipendente può, se vuole se gli serve, abbassare il suo orario di lavoro a 28 ore a settimana. Cioè lavorare un 20 per cento in meno in termini di orario.

Lo decide lui, il dipendente, se vuole. Se gli occorre per motivi familiari o personali o di qualunque natura, può abbassare il tempo di lavoro. E può farlo per un periodo di tempo che va, sempre a sua scelta, dai sei ai 24 mesi. Durante questo periodo non conserva lo stesso stipendio di quando lavorava 35 ore a settimana. Ma, con l’aumento generalizzato dei salari pari al quattro e passa per cento più altre indennità aumentate dallo stesso accordo, il lavoratore che passa a tempo ridotto di fatto conserva retribuzione appena di poco inferiore a quella che era ieri.

In cambio, meglio sarebbe dire contemporaneamente e coerentemente, le aziende ottengono la possibilità che il dipendente possa di sua scelta passare a 40 ore di lavoro a settimana invece che 35. Se ha bisogno di soldi o per qualunque suo personale motivo il dipendente può lavorare di più. La flessibilità del lavoro si estende verso l’alto e il basso dell’orario. E premia sia la produttività che il welfare privato del dipendente.

Da noi? Da noi non ci trastulliamo con simili finezze, con robe quali accordi sul lavoro che aumentano libertà individuali e produttività aziendale. Da noi dopo le elezioni chi ha 60 anni se ne andrà in pensione, garantisce e paga Salvini. Chi ne ha 20 o 30 di anni si prenderà un bel reddito (almeno mille) a fine mese,, paga Di Maio. Chi ha figli a carico 240 euro al mese glieli dà Renzi. E comunque tasse dimezzate per tutti, massimo 23 per cento del reddito, paga Berlusconi. E università e asili nido e case gratis per tutti, pagano Grasso-Boldrini. A che ci serve qui da noi un accordo sull’orario libero di lavoro?

Per conoscenza: quando ad esempio qui da noi si è trattato di spiegare ai dipendenti Atac (trasporti urbani a Roma, l’azienda pubblica più indebitata del settore, con meno produttività e più assenteismo della penisola) che magari un’ora in più (non al giorno, a settimana) a guidare bus e metro non avrebbe fatto male all’utenza e all’azienda. E che in cambio i dipendenti avrebbero avuto maggiore libertà…subito è arrivato il convinto stop da parte delle maestranze. Stop impartito con l’inoppugnabile motivazione che…quale libertà? Qui ad Atac ognuno fa già da tempo come gli pare. Ah, ecco.