Gran Bretagna vota: pietra tombale sulla sinistra delle tasse

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Dicembre 2019 9:04 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2019 11:40
Gran Bretagna vota: pietra tombale sulla sinistra (di Corbyn) delle tasse

Nella foto Ansa Jeremy Corbyn, il grande sconfitto delle elezioni in Gran Bretagna

ROMA – Gran Bretagna vota: pietra tombale sulla sinistra delle tasse. Perché i Conservatori di Boris Johnson hanno stravinto? Perché i Laburisti di Jeremy Corbyn hanno straperso, questa è la risposta. E perché i Laburisti hanno straperso come non gli accadeva dal 1935? Perché presentarsi all’elettorato, qualunque elettorato, con un programma/promessa di più tasse per finanziare più spesa e un’infornata di nazionalizzazioni l’elettorato, qualunque elettorato non lo vive come promessa ma come minaccia.

I britannici, gli elettori britannici hanno sentito Corbyn annunciare tasse sul reddito, maggiori tasse sul reddito a partire da ottantamila sterline (in termini di costo della vita e potere d’acquisto come in Italia dire 50/60 mila euro lordi). Hanno ascoltato Corbyn che annunciava nazionalizzazioni delle rete dei servizi (con relativi costi da coprire appunto con tasse). Hanno sentito di piani di spesa pubblica intorno ai cento (!) miliardi di euro l’anno (tanto improbabili quanto inquietanti). E i britannici non hanno individuato in tutto questo la speranza, anzi hanno percepito diffidenza e timore.

La vittoria a valanga di Johnson e dei Conservatori deriva e discende soprattutto dalla ostinata incapacità dei Laburisti di Corbyn di essere altro del partito del tassa e spendi. 

E Brexit? Johnson non ha vinto per Brexit? I più leggono la vittoria di Johnson come diretta conseguenza della sua voglia di Brexit subito e magari anche hard. Vittoria elettorale derivante dalla bocciatura nei cuori degli elettori delle esitazioni, dei rinvii, delle trattative estenuanti con la Ue. Vittoria elettorale che viene dalla profonda insofferenza britannica, insofferenza di popolo, verso l’idea stessa di un governo a Bruxelles che si occupa anche degli affari dei britannici. Insomma i più vedono nel risultato elettorale il manifestarsi dell’equazione: chi vuole Brexit ha votato Johnson e tutto e tutti quel che ha votato e hanno votato Conservatore lo hanno fatto in nome e per conto e sotto la bandiera Brexit.

Una simile lettura deduce la sparizione, nel corpo elettorale e nella società britanniche , del remain. Remain, voglia di restare nella Ue ridotta a poca cosa, sparita o quasi. Eppure si era manifestato imponente il remain (e non solo nei fallaci sondaggi pre voto), Non è proprio così, non è andata proprio così: il remain non è sparito. Solo per chi poteva votare? Il potenziale elettore remain aveva come mezzo per esprimersi o il voto ai liberal democratici (ma qui il sistema dei collegi uninomimali e maggioritari sconsigliava) o il voto per i Laburisti. Quindi per votare remain si doveva pagare il dazio pesantissimo di votare per la sinistra delle tasse. E’ stato il Labour di Corbyn a soffocare la stessa potenzialità e potenza del remain.

Corbyn, l’unica buona notizia per ciò che resta della sinistra in Gran Bretagna è che la sua stagione è finita, sepolta dalla valanga della sconfitta, del rifiuto elettorale per la sua visione della società e della politica. Stato padrone e tutore, nazionalizzazioni delle imprese (strada facendo anche di settori del credito?), tassazione, tasse come punizione per l’agiatezza economica, tasse come regolatrici della società…questa “via” viene respinta dagli elettorati.

Lo capiranno, sono in grado di capirlo nei vari indirizzi della sinistra italiana? Al momento sembra di no. O meglio, quello che oggi è più o meno il Pd l’ha capito in teoria più e più volte, ma…non ce la fa. L’istinto e la routine culturale e operativa lo riportano a catena, alla catena del tassa e spendi. Il resto della sinistra, anche quella che a sua inconsapevolezza si è acquartierata qua e là in M5s, no, non lo capisce proprio.