Turchia, riforme costituzionali: via libera a due emendamenti. Verso la parità dei sessi e privacy

Pubblicato il 20 Aprile 2010 15:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2010 16:23

Il premier turco Recep Tayyp Erdogan

La Turchia riapre il dibattito sulle riforme costituzionali, proposte dal governo Erdogan. Il pacchetto di 27 modifiche alla Carta messo a punto dall’Akp, partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo.

Nella notte scorsa sono stati approvati i primi due articoli. Uno rigurda la parità tra i sessi e introduce la possibilità di operare una discriminazione ‘positiva’ a favore delle donne, dei cittadini anziani e dei portatori di handicap. Secondo alcuni però la nuova norma apre all’eliminazione del divieto di portare il velo nelle università, baluardo della laicità del fondatore della patria Mustafa Kemal Ataturk.

L’altro emendamento passato in parlamento riguarda la tutela della privacy: i cittadini hanno il diritto di chiedere la protezione dei dati sensibili che potranno dunque essere utilizzati solo con il consenso del loro titolare.

L’articolo 10, sull’uguaglianza di genere è passato con 336 voti a favore e 70 contrari, mentre l’art. 20 sulla privacy ha ottenuto 337 sì e 68 no. Questa parziale riforma della Costituzione è tenacemente voluta da Erdogan allo scopo dichiarato di rafforzare la democrazia turca e facilitare così il processo di adesione del Paese all’Unione Europea.

I partiti dell’opposizione temono che – con l’approvazione di alcune cruciali modifiche – il vero scopo dell’Akp sia quello di stravolgere i fondamentali valori laici della Turchia moderna. Quindi non solo non intendono appoggiare il pacchetto di emendamenti, ma hanno persino minacciato di ricorrere alla Corte Costituzionale per bloccarlo. Se dovesse essere approvata, infatti, la riforma cambierà il meccanismo delle nomine delle massime cariche della magistratura, renderà più difficile imporre la chiusura di un partito politico e consentirà ai tribunali civili di processare i sinora intoccabili militari. Ma il vero pericolo – avvertono gli oppositori – è che la magistratura perderà il proprio ruolo di controllo ed equilibrio sul governo perché gli alti magistrati saranno nominati proprio dall’Akp tra i suoi fedeli.

Con le modifiche proposte dall’Akp, la Corte costituzionale sarebbe infatti composta da 17 giudici (oggi 11) di cui tre di nomina parlamentare. Il presidente della Repubblica (Abdullah Gul, anch’egli dell’Akp) avrebbe invece il diritto di nominare quattro dei 21 membri (al momento sono sette) del Consiglio Supremo dei Giudici e dei Procuratori (Hsyk, l’equivalente turco del Consiglio Superiore della Magistratura). Il dibattito potrebbe durare almeno due settimane e il premier ha fatto sapere di essere pronto anche a ricorrere a un referendum, che sarebbe convocato al massimo entro la fine di luglio, qualora il pacchetto non riceva il minimo dei voti necessari alla sua approvazione (337 voti sui 550 deputati del Parlamento).