Benzina e sigarette aumentano, Meloni fa quel che può. Conte grida allo sterminio per fame

Benzina e sigarette, aumenti di prezzo. E anche altri segni meno per redditi medi da lavoro dipendente nella Legge Bilancio. Meloni fa quel che può. E quindi Conte eredita in pieno l'universo dell'impossibile. Infatti grida allo sterminio sociale per fame...

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 Novembre 2022 - 10:28
Benzina e sigarette aumentano

Benzina e sigarette aumentano, Meloni fa quel che può. Conte grida allo sterminio per fame (foto ANSA)

Benzina aumenta il prezzo al litro dal primo dicembre, alcuni quotidiani se ne sono finalmente accorti e lo annunciano come fosse notizia fresca di ore. In realtà era anziana di giorni, da quando in Legge di Bilancio era stata annunciata la riduzione (quasi della metà) dello sconto sul prezzo della benzina a carico dello Stato deciso dal governo Draghi. E vanno ad aumentare anche i prezzi dei tabacchi. Le accise…come ai vecchi tempi, come sempre le accise. Benzina e tabacchi e, a guardar bene in Legge di Bilancio, si trovano degli altri segni meno per i redditi medi da lavoro dipendente.

Il 2023 vero e quello “elettorale”

Ricchezza nazionale prodotta nel 2023 verso la stasi se non contrazione da gelo, inflazione intorno al 10 per cento su base annua, aumento dei tassi di interesse suk debito e necessità di trovare compratori del debito italiano che non siano la Bce (compra di meno o non compra più), crescita del prezzo dell’energia (se non scarsità)…Il governo Meloni nella sua prima Legge di Bilancio fa più o meno e a suo modo quel che facevano e hanno fatto quasi tutti i governi di questa fase storica: quel che potevano. Quel che potevano senza fare eccessivo danno (qualche governo è stata eccezione alla regola, eccesivo danno lo ha fatto, ad esempio il Conte 1, quello M5S-Lega, papà e mamma di Reddito Cittadinanza e Quota 100). 

Meloni fa quel che può di fronte a inflazione, recessione, guerra, anchilosi produttiva del sistema Italia. In più però si aggiunge un di più: una opinione pubblica, un comune sentire, una comunità quasi intera allevata e cresciuta in una pedagogia sociale suicida. L’idea di massa che si possa, anzi si debba, contare sull’assistenza pubblica come diritto e risorsa incondizionata e che questo possa, anzi debba avvenire schivando più tasse possibili, meglio schivarle tutte e che questo possa portare ad andarsene in pensione a 60 anni dopo aver qualche decennio prima completato in corso di studi e quindi trovato una fonte di reddito dove merito e produttività sono parole bandite e blasfeme e che questo mondo possa e debba esistere a prescindere da Ue, Bce, Russia, Ucraina, Cina, Usa e che questo mondo anche eticamente autarchico possa essere proclamato e statuito per volontà popolare. Questo di più e in più ora pesa sulle spalle della Meloni e del suo governo. E’ peraltro un più e di più oneroso e negativo che la Meloni ha coltivato e coccolato per anni, quando non governava.

Conte l’erede primo

L’erede primo, quello che raccoglie testimone e bandiera del negazionismo ribellista, quello che ora incarna al meglio l’aspirazione all’antagonismo assistito è Giuseppe Conte. Infatti di fronte ad una Legge di Bilancio che fa quel che si può (in maniera discutibile ma i margini e i contorni della realtà sono quelli( Conte sparge per la nazione tutta la realtà immaginaria di un governo che condanna il paese a qualcosa di simile ad uno sterminio per fame: i poveri abbandonati all’inedia per cattiveria congenita e odio di ceto. Dove i poveri sono tout-court coloro che nel 2023/2024 progressivamente non avranno più Reddito cittadinanza ma altre forme di sostegno e incentivo al lavoro. E il Pd? Il Pd tremebondo di fronte a M5S-Cgil come una gelatina scossa indice una protesta di piazza anti Legge Bilancio sperando che Conte aderisca e sostenga, impalmi il Pd che insolentisce se stesso di appena ieri: quel che si può era quello che faceva anche il governo Draghi e il quel che si può era anche la cifra ragionata e razionale e per questo tutt’altro che cattiva e crudele del Pd che sosteneva Draghi.