Berlusconi pronto a fare il passo indietro. Governo: l’ombra del cambio

Pubblicato il 25 ottobre 2011 8:43 | Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2011 12:39

Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

ROMA – “Stavolta potrei fare il passo indietro”. Il premier Silvio Berlusconi sta attraversando uno dei momenti più politicamente drammatici per il suo governo.  “Le richieste che ci fanno in Europa sono pesanti, sono onerose sul piano del consenso elettorale, ma sono ineludibili. Vi chiedo quindi un mandato pieno per andare a Bruxelles, altrimenti è inutile che io parta”, ha detto il premier dopo il consiglio dei ministri di lunedì sera. E proprio quella di lunedì è stata una giornata che ha fatto segnare l’ennesimo scontro tra Pdl e Lega sulle pensioni. Un nodo su cui il governo rischia di cadere per il niet leghista. Tutto viene rimandato a data da destinarsi, con il rischio che mercoledì Berlusconi non abbia nulla in mano da presentare all’Unione europea.

“Mi auguro che ci siano le condizioni per cui io possa lasciare ad altri la responsabilità della candidatura alla presidenza del Consiglio, magari restando nel partito come padre Fondatore. In ogni caso, farò quel che il mio partito e la coalizione mi chiederanno di fare”, ha inoltre affermato Berlusconi nel libro di Bruno Vespa ”Questo amore”.

“Stavolta non abbiamo un piano B”, dice poi Berlusconi. In realtà nessuno lo ha perché in questa fase la caduta del governo spiazzerebbe tutte le forze politiche, presentando il conto a un Parlamento dove al momento non esiste una maggioranza numerica e politica in grado di varare provvedimenti economici. E proprio questo scenario fa preoccupare non poco Giorgio Napolitano. Per la prima volta infatti Berlusconi ha esplicitamente ammesso davanti al capo dello Stato le proprie difficoltà. Nel colloquio di mezzogiorno al Quirinale si è materializzata pure l’ipotesi di un suo passo indietro per far nascere un governo alternativo non guidato da lui, ma con la stessa maggioranza (magari allargata all’Udc), e pure questo accadeva per la prima volta.

Ipotesi clamorosa di cui l’intero centrodestra ha discusso fino a tarda notte, ragionando su Gianni Letta e su Renato Schifani come due possibili candidati premier, in uno scenario che è ormai di crisi nera. Ipotesi che Berlusconi nel faccia a faccia con Napolitano, ha comunque respinto, ritrovando a quel punto la proverbiale grinta. Resta da vedere se lo scatto d’orgoglio con cui Berlusconi si è congedato dal Colle dopo 50 minuti di botta e risposta porterà Palazzo Chigi a esprimere “fatti, cifre e date certe”, con decisioni rapide, come l’Europa ci sollecita ora con un drastico diktat e come lo stesso presidente della Repubblica raccomanda con forza da mesi.

Il governo è comunque nel caos. Nel faccia a faccia con Bossi il Berlusconi ha tentato di convincerlo a cedere un po’ sulle pensioni. “Siamo con le spalle al muro – ripete – e se non portiamo subito qualcosa a Bruxelles ce ne andiamo a casa tutti. Significa esporre l’Italia a un rischio enorme: te la senti di assumerti la responsabilità di farci fare la fine della Grecia? Perché è questo quello che accadrà”. Bossi non cede ma Berlusconi nonostante tutto e tutti prova comunque a rincuorare: “Vedete che da un male può nascere un bene. Può essere la volta buona che riusciamo a fare quella rivoluzione liberale per la quale siamo scesi in campo”.