Berlusconi e le 1732 telefonate alle ragazze del bunga bunga

Pubblicato il 8 Settembre 2011 10:46 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2011 10:46

ROMA – Da Nicole Minetti a Barbara Faggioli, passando per le gemelle De Vivo e Miriam Loddo. Quindi anche qualche voce maschile, come quella di Emilio Fede o di “Gianpi” Tarantini.  In totale fanno 1732 telefonate in poco più di cinque mesi, oltre dieci al giorno. I numeri, pubblicati dal Fatto Quotidiano, riguardano le conversazioni tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e le ragazze del presunto Bunga Bunga di Arcore.

A fare i conti, però, non è stato il quotidiano ma gli avvocati dello stesso Berlusconi. Niccolò Ghedini e Pietro Longo hanno infatti dedicato la giornata di mercoledì 7 settembre a spiegare che le intercettazioni sul cosiddetto caso Ruby sono “inutilizzabili”. Il perché, dal loro punto di vista, è presto detto: “Analizzando il traffico sulle utenze di alcuni coindagati e delle signore che hanno partecipato alle cene/serate presso le dimore del presidente Berlusconi – scrivono Ghedini e Longo – ha avuto modo di verificare (l’ingegnere Claudio Alati che ha fatto l’analisi dei tabulati, ndr), che nel ristretto periodo in cui tali intercettazioni sono avvenute (31 luglio 2010-15 gennaio 2011) in ben 1.732 casi sono state intercettate indirettamente utenze riferibili al presidente Berlusconi”.

La tesi degli avvocati è ovviamente la tesi dello stesso Berlusconi che, sempre il 7 settembre, ha preso carta e penna per chiedere al parlamento di valutare “l’inutilizzabilità delle intercettazioni – perché – disposte in palese violazione dell’articolo 68 della Costituzione”.

Paola Zanca, sul Fatto, valuta tutto in modo decisamente diverso. A suo giudizio, infatti, i dati raccolti da Alati “non fanno altro che confermare l’ossessione del premier per le amiche del bunga bunga”. Il Fatto racconta di un  “premier pronto a dileguarsi da qualsiasi impegno istituzionale pur di fare nuovi incontri. Come seguire i risultati delle elezioni americane: mentre Obama fa il suo ingresso alla Casa Bianca, lui è a Palazzo Grazioli con Patrizia D’Addario e di bianco ha solo l’accappatoio d’ordinanza. O come i funerali di Alessandro Romani, paracadutista della Folgore morto in Afghanistan. Quel 19 settembre di un anno fa, Berlusconi non scende a Roma per omaggiarlo, resta ad Arcore: “Ho sentito adesso the boss of the boss”, dice Nicole Minetti a un’amica “da briffare”: stasera bunga bunga”.