Clandestini e rifugiati tra burocrazia inetta, coop d’affari, Governo incapace

di Sergio Carli
Pubblicato il 8 Giugno 2015 9:46 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 9:49
Clandestini e rifugiati tra burocrazia inetta, coop d'affari, Governo incapace

Giorgio Gori (a sin.) e Roberto Maroni. Toni diversi, uguali i problemi

ROMA – L’ondata di immigrati che si rovescia sull’Italia, rifugiati o clandestini che siano, ha scatenato una guerra, fortunatamente solo verbale, tra le regioni del Nord e il Governo.
Il problema c’è e la piaga è dolente. A Maurizio Gasparri di Forza Italia che tuona

“Nessuno osi scaricare in Italia i clandestini”

fa eco Giorgio Gori renziano del Pd:

“È chiaro che l’accoglienza dei migranti rappresenta un problema. Non esiste una capacità infinita di ospitalità e già oggi i territori sono in affanno”.

Di chi la colpa? Ancora una volta vien fuori la grave responsabilità della burocrazia italiana, di quel complesso di regole e uomini che in Italia trasforma l’oro in escremento. Semplicemente impreparati o anche inetti e inadeguati?
Quello che ormai tutti possiamo vedere è l’inadeguatezza dell’apparato statale rispetto a un afflusso di uomini donne e bambini che la polemica porta a definire biblico anche se tale non è.
Un afflusso spinto dal caos e dal caso e non governato dagli interessi degli italiani, come è stata nei 30 anni passati l’immigrazione che ha pernesso di riempire i vuoti nelle fabbriche e nei campi, mentre gli italiani, favoriti da una crescita economica da miracolo, si davano ad altre attività o semplicemente rifiutavano quei lavori, trppo faticosi e troppo poco pagati.
Non ci sono state particolari reazioni ostili quando sono arrivati, dall’Est Europa o dal Nord Africa, per fare le badanti o le pulizie, gli operai o i contadini. Servivano, lavoravano duro, nessuno ha brontolato:

“In Veneto abbiamo 514 mila immigrati regolari, pari a quasi l’undici per cento della popolazione. Insieme con Emilia Romagna e Lombardia siamo i più accoglienti”

dice Luca Zaia, confermato presidente del Veneto con recente voto plebiscitario, Emilia Romagna e Lombardia, lo sappiamo tutti, sono due terzi del cuore industriale in Italia.

Di questi immigrati però, ora, “42 mila non hanno un lavoro” avverte Luca Zaia. Nemmeno tanti se si tiene conto che stiamo forse solo ora uscendo da una recessione delle peggiori, in atto da oltre 6 anni, una recessione che non ha guardato in faccia nessuno, Gli italiani senza lavoro sono molti di più ma sono socialmente meno intrusivi perché hanno una rete di protezione, dalle famiglie ai sindacati allo Stato che attenua le loro sofferenze.

Luca Zaia ha messo a nudo il cuore del problema dicendo che il Governo

“sull’immigrazione fa una politica da struzzo che unisce ipocrisia e folli annunci trionfali. È come accendere un fiammifero in una polveriera, sperando che non salti per aria. Difficile”.

In una intervista al Corriere della Sera del 7 giugno 2015 Luca Zaia ha dato la sua ricetta:

1. “Centri di prima accoglienza gestiti in loco dalla comunità internazionale, la stessa che in Libia ha combinato quel casino. Tocca all’Europa mettere d’accordo le varie fazioni. Tocca alla comunità internazionale, che ritengo la prima colpevole, perché ha gettato addosso a un governo succube la gestione di un problema insostenibile.
2. “Affondare i barconi degli scafisti, vuoti, ormeggiati nei porti: è una priorità”.

Luca Zaia nette in evidenza quello che è sotto gli occhi di tutti:

“C’è una tensione sociale pazzesca. La gente sta capendo cosa c’è dietro alla mancanza di chiarezza del governo. Lo stesso Angelino Alfano, ministro dell’Interno, presenti me e Sergio Chiamparino, ha detto che solo un nuovo immigrato su tre ha lo status di rifugiato. Gli altri, una maggioranza abbondante, non lo sono. Per stabilirlo servono indagini e tempo. Quindi oggi io sono obbligato a dare casa un migrante. Ma tra un anno arriva il Viminale a dirmi che quello non è un profugo. [Chefare a quel punto? Non lo so. Aspetto che qualcuno me lo dica. Ma Alfano non lo farà. Perché tutta questa costruzione si basa su una truffa evidente.
“L’ospitalità diffusa non è altro che un invito alla dispersione sul territorio. Lo sanno tutti, i migranti per primi. Solo gli ipocriti possono pensare che tendopoli improvvisate o caserme dismesse da trent’anni e inabitabili per ogni essere umano, possano essere una soluzione idonea”.

Gli italiani si scoprono razzisti e non più brava gente? La Lega è in campagna elettorale permanente e cerca voti? Ah se ci fosse la sinistra a comandare in quelle regioni, loro sì che sono buoni e accoglienti…ci fanno qualche affare con le loro coop, perdono un po’ di voti ma pazienza la colpa è di Renzi che non va abbastanza a sinistra.
La patata scotta e si trasforma in una bomba poltiica certamente, amministrativa anche e sociale:

“Nessuno osi scaricare in Italia i clandestini che viaggiano in ben quattordici barconi a largo della Libia. Le unità militari intervenute devono prendere questa ”flotta” di invasori abusivi e riportarle verso la Libia”

dice Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato:

“Basta con questa vergogna che alimenta la demagogia di tanti imbecilli e i portafogli di tanti criminali come Buzzi e Odevaine che si riempiono le tasche grazie alle politiche demenziali pro clandestini dei loro riferimenti politici della sinistra. Questa spedizione di massa deve essere respinta. Ora basta”.

Sulla linea è il neo presidente della Liguria, Giovanni Toti che ha vinto anche grazie all’eccessivo buonismo della sinistra da salotto che costituisce la classe dominante del Pd e ha lasciato le classi più deboli, dove il Pd e il Pci pescavano i voti, allo sbaraglio davanti all’illegalità.

Roberto Maroni, presidente della Lombardia, va oltre:

“È un fatto gravissimo, scrivo una lettera ai prefetti lombardi diffidandoli dal portare in Lombardia nuovi clandestini….
“Poi scriverò anche ai sindaci dicendo loro di rifiutarsi di prenderli perché non devono staree qui. Ai sindaci che dovessero accoglierli ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione delle risorse.
“Non devono farlo, poi chi lo fa violando la legge, violando le disposizioni che io ho dato, subirà questa conseguenza”.

Non tutti i sindaci hanno detto sissignore. Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, è scattato, forse più por i toni arroganti di Maroni che per la sostanza:

“La minaccia di Maroni è illegittima e inaccettabile. È un ricatto a cui spero che i Prefetti, quello di Bergamo in testa, rispondano per le rime. Con che diritto la Regione si permette di minacciare i sindaci? Non era un sostenitore dell’autonomia e del federalismo? Fino ad oggi il Governatore della Lombardia aveva cercato di distinguersi dal leghismo più becero: questo episodio segna la sua sconfitta interna e il prevalere delle logiche razziste care a Salvini. Senza contare che nel 2011 proprio Maroni, da Ministro degli Interni, distribuì sul territorio decine di migliaia di profughi”.

Poi però deve ammettere:

“È chiaro che l’accoglienza dei migranti rappresenta un problema. Non esiste una capacità infinita di ospitalità e già oggi i territori sono in affanno. Per questo il Governo, insieme all’Europa, deve rapidamente trovare il modo di frenare le partenze. Ma fin quando ci sono, è un dovere morale quello di salvare le vite dei migranti e assicurare loro un’accoglienza dignitosa”.