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Consip-Renzi. Riassumendo, due ufficiali Carabinieri, coordinati da magistrato, costruivano prove false…

Consip-Renzi. Riassumendo, due ufficiali Carabinieri, coordinati da magistrato, costruivano prove false...

Consip-Renzi. Riassumendo, due ufficiali Carabinieri, coordinati da magistrato, costruivano prove false… (foto Ansa)

ROMA – Consip-Renzi. Riassumendo, due ufficiali Carabinieri, coordinati da magistrato inquirente, avevano cercato di costruire prove false rivelatesi tali grazie al lavoro di altri ufficiali dell’ Arma. Così testualmente riassume e scrive Marcello Sorgi in prima pagina su La Stampa.

E già in questo “riassumendo” ci sono due fatti inconsueti, ciascuno a suo modo clamoroso. Il primo è clamoroso nel piccolo ambito del giornalismo: Sorgi è uno dei commentatori più cauti e prudenti, da decenni. Se arriva a scrivere che “e’ incredibile che non sia successo nulla” è perché è successo, sta succedendo l’impensabile o quasi.

Il secondo fatto inconsueto, clamoroso nel ben più vasto ambito della vita pubblica nazionale è che appunto non sia successo nulla. Due ufficiali dei Carabinieri, coordinati da magistrato inquirente, avevano cercato di fabbricare prove false…e la frase di Sorgi va completata così: prove false nell’inchiesta Consip per incastrare Renzi padre al ruolo di manipolatore di tangenti e Renzi figlio al ruolo di presidente del Consiglio che deve dimettersi perché travolto dallo scandalo.

Due ufficiali dei Carabinieri, coordinati da magistrato inquirente, avevano cercato di costruire prove false per incastrare il capo del governo e famiglia. Possibile? Davvero? Il magistrato inquirente, Henry John Woodcock, è indagato dalla Procura di Roma per falso. Sotto indagine anche uno dei due ufficiali, il neo promosso maggiore Giampaolo Scafarto. Era capitano del Noe quando Woodcock gli affidava le indagini su Consip e sui Renzi.

Ma è giusto si usi ancora il condizionale, sono indagini e non processi, accuse e non sentenze. Si usi il condizionale e si dica e si scriva che ufficiali dei Carabinieri insieme a un magistrato avrebbero montato un’inchiesta forzando e inventando prove contro i Renzi. Si usi quel condizionale che non certo tutti hanno usato quando si è trattato di scrivere, proclamare, protestare, denunciare, rivelare la lampante colpevolezza di Tiziano Renzi e l’insostenibilità etico-morale di Matteo Renzi.

E si cerchi di capire come e perché il mood di una comunicazione di massa e l’umor di massa dell’opinione pubblica siano stati per così dire naturalmente disposti ad accettare l’ipotesi di babbo Renzi che trafficava in appalti e figlio Renzi che se non copriva quasi, siano stati pronti a sollevarsi e indignarsi e invece non facciano una piega, non si turbino all’ipotesi che il tutto sia stata una montatura costruita con prove false.

Riassumendo un po’ i fatti, i fatti accertati. Woodcock magistrato tiene molto a che l’inchiesta Consip resti nelle sue mani e nella competenza investigativa del Noe. Alla Procura di Napoli altri magistrati non sono dello stesso parere e ritengono, pubblicamente, che non sia di sua competenza. Non entriamo qui nella disputa. Il fatto è che Woodcock ci tiene e se la tiene l’indagine. E l’affida al capitano Scafarto del Noe.

Nella relazione investigativa redatta da Scafarto c’è un falso accertato. Scafarto firma un testo dove c’è scritto che l’imprenditore Romeo sotto accusa viene intercettato mentre afferma di aver incontrato Tiziano Renzi. L’incontro è una sorta di prova regina della colpevolezza di Renzi padre o comunque del suo pieno coinvolgimento negli affari di Romeo. Ma Scafarto firma un falso: nella registrazione è Italo Bocchino che dice di aver incontrato Matteo Renzi. Falso accertato. La prova che incastra Tiziano Renzi è falsa. Scafarto è sotto indagine della Procura di Roma perché delle due l’una: o ha commesso un clamoroso errore o ha voluto commettere clamoroso errore. Ha confuso le voci nella registrazione o ha confuso volutamente le voci? I magistrati e i Carabinieri che ascolteranno il nastro dopo la relazione Scafarto non le confonderanno.

Quindi la Procura di Roma che pure indaga su Consip toglie ai Carabinieri del Noe le indagini su Consip. La Procura di Roma non si fida. Anche perché le prove, diciamo così sbagliate, a carico dei Renzi regolarmente finiscono in redazione. In una redazione a Roma che fa da spalla e propellente all’inchiesta.

Lo dimostra l’iter di un altro falso accertato. Sempre Scafarto firma nella sua relazione la circostanza di una macchina dei servizi segreti che pedina i suoi uomini che indagano su Romeo. Da accertamenti si vedrà che quell’auto non è dei servizi segreti ma di un residente della zona. Scafarto lo sa quando firma la relazione, sa che non c’è ombra di servizi segreti. Eppure riporta solo la segnalazione della macchina dei servizi e non l’appurata inconsistenza della circostanza. Servizi segreti, si legge a firma Scafarto, nella disponibilità di Palazzo Chigi (allora premier è Matteo Renzi).

A domanda dei magistrati romani sul perché non abbia trascritto l’esito negativo della verifica su presunta auto dei servizi, anzi l’abbia confermata, Scafarto risponde: per esigenze e scelte investigative suggeritemi dal magistrato. Cioè Scafarto dice: l’ho fatto perché Woodcock mi ha detto di farlo.

Terzo fatto: Scafarto e il colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio si recano a colluquio con Lucia Busti, magistrato a Modena. Questi riferisce al Csm che i due l’hanno invitata con foga a cogliere l’occasione per incastrare i Renzi. Parla di due “esagitati”.

Quarto fatto, il colonnello Di Caprio replica: “Stiano sereni i politici, l’unico golpe che vediamo è quello perpetrato contro i cittadini della Repubblica, quelli che non hanno una casa o un lavoro…noi lavoriamo e serviamo solo il popolo contro potenti e lobby”. Dovrebbe essere una smentita, risulta come una chiara rivendicazione di un ruolo e di una vocazione anti poteri. Che, sia detto per inciso, non risulta in Costituzione assegnata agli uomini in divisa, qualunque divisa. Non sta agli uomini in divisa individuare che sia il popolo e chi la lobby. Non risulta in Costituzione semplicemente perché è un’idea eversiva, non del potere ma della democrazia.

Riassumendo, ci sono fatti, fatti accertati, che rendono plausibile se non di più che due ufficiali dei Carabinieri, coordinati da un magistrato inquirente stavano costruendo prove false rivelatesi tali grazie ad altri ufficiali dell’Arma. Ci sono fatti, fatti accertati, che rendono plausibile che indagini non partano da notizia di reato ma partano per cercarla la notizia di reato e, se non la trovano, la aggiustano.

Eppure la gente (e anche gli intellettuali e i giornalisti per non dire dei politici) fa spallucce, reagisce con un sostanziale gigantesco embé?

Perché? Perché la polpetta avvelenata, se tale era, era destinata a Renzi figlio e padre. E perché nel paese c’è mood e aria che Renzi figlio qualunque cosa gli capiti ben gli sta. Perché c’è un sacco di gente che non vuole sentire fatti e che si fatti fabbricati e falsi coincidono con il loro umore, ottimo e abbondanti siano i falsi.

E perché mai questo è il sentimento di molti verso Renzi? Delle due l’una: o Renzi ha ridotto il paese alla fame e incarcerato oppositori e altre cose del genere. Oppure ha detto alla pubblica opinione la cosa più indicibile, quella che non si perdona e cioè che non è vero che in Italia esistano solo vittime, esistono invece responsabili delle cose storte. Responsabili che molto spesso sono quelli che si lamentano di più.

Come che sia, solo all’interno di una corale e massiccia e popolare reazione di rigetto anti Renzi può apparire normale che la gente civile di un paese civile resti indifferente a che due ufficiali dei Carabinieri, coordinati da un magistrato inquirente cercavano di costruire prove false…

Come che sia, quel “non succede nulla pur essendo noto ormai da mesi che…” (per dirla ancora con Sorgi) è la prova, non indiziaria, che coloro che in questo paese in politica, sulle piazze, in tv, nei blog si proclamano onesti, anche se non rubano, onesti non sono. Bisogna essere profondamente disonesti nell’animo per fregarsi le mano o fare spallucce se, riassumendo, due ufficiali dei Carabinieri, coordinati da un magistrato inquirente cercavano costruire prove false per incastrare il capo del governo.

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