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Csm, Napolitano sulla P3: “Servono regole contro squallide consorterie”

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la cerimonia al Quirinale per il passaggio di consegne tra il vecchio Csm e l’insediamento del nuovo, sottolinea la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio” per fare in modo che il sistema giustizia e la magistratura riacquistino “prestigio e consenso tra i cittadini”.

“Nessuno è più di me consapevole dell’importanza decisiva dell’affermazione e del consolidamento di rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio – continua il presidente della Repubblica -. A questo si potrà dedicare con la necessaria ponderazione il nuovo Csm anche alla luce di vicende recenti e di indagini giudiziarie in corso, di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti che turbano e allarmano, apparendo essi, tra l’altro, legati all’operare, come ho di recente detto, di ‘squallide consorterie’, delle quali tuttavia spetterà alla magistratura accertare l’effettiva fisionomia e rilevanza penale”.

Il capo dello Stato si rivolge ai magistrati invitandoli a non attribuirsi “missioni fuorvianti” anche al fine di preservare “riservatezza e garanzia della ‘terzietà”. Napolitano ricorda la risoluzione adottata dal Csm il 20 gennaio di quest’anno, segnalando come nell’opinione pubblica si sia fatta strada una consapevolezza che “alcune scelte consiliari siano in qualche misura condizionate da logiche diverse che possono talvolta affermarsi, pratiche spartitorie rispondenti ad ‘interessi lobbistici’, logiche trasversali, rapporti amicali o simpatie e collegamenti politici” .

Il presidente della Repubblica sottolinea la necessità di “alzare la guardia nei confronti di simili deviazioni e di altre che finiscono per colpire fatalmente quel bene prezioso che è costituito dalla credibilità morale e dall’imparzialità e dalla terzietà del magistrato”.  L’appello appare essere un vero e proprio invito a vigilare perché l’aderire al logiche spartitorie o a lobbies mette in pericolo proprio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

A proposito delle tanto annunciate riforme in materia di giustizia, queste dovranno garantire “un corretto equilibrio istituzionale” Napolitano poi, si  dice in attesa dei testi di proposte da discutere in Parlamento, “per fare quel che mi compete”. I membri togati e membri laici del Csm, secondo il presidente formano “un tutto unitario” e “gli eletti dal Parlamento non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”.

Alla cerimonia ha parlato anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino: “Non sono state poche le occasioni anche in questi quattro anni, di proporre con la separazione della carriere due Csm: uno rappresentativo dei giudicanti ed un altro dei requirenti. Ma chi presiederebbe questo secondo Csm?” “Se si prevede debba essere la stessa persona del capo dello Stato, non trovo ragioni valide per ritoccare la Costituzione”, osserva Mancino, ma se invece si propone la presidenza “in testa al ministro della Giustizia o in testa al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione non v’è dubbio che verrebbero profondamente modificati natura, poteri, funzioni, autonomia e indipendenza del pubblico ministero”.

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