D’Alema risale nel Pd, Bersani: vendetta su Napolitano?

Pubblicato il 1 Aprile 2013 7:00 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2013 1:00
d'alema massimo

D’Alema tornato in pista?

Massimo D’Alema è il vero vincitore della partita che ha visto naufragare il sogno di Pierluigi Bersani di diventare primo ministro, quel D’Alema che, secondo Franco Bechis su Libero, è

“il padre politico di Bersani a cui il figlio aveva evidentemente staccato la spina”.

Ma dopo la sconfitta, ora

“il gruppetto dei fedeli al segretario del Pd medita vendetta e pensa che l’occasione buona possa venire proprio dalla nomina del nuovo capo dello Stato. Saranno i primi ad affossare nell’urna la candidatura di Napolitano, se mai questa dovesse essere lanciata. E pensano di potere utilizzare quella occasione proprio per riprendere la loro idea di unione con il M5S, trovando una maggioranza istituzionale in grado di mandare gambe all’aria il disegno del capo dello Stato”.

Bechis immagina un retroscena di lunghi coltelli dentro il Pd fra ex comunisti. D’Alema, secondo Bechis, è stato

“l’unico dirigente del Pd a conoscere in anteprima la decisione del presidente della Repubblica sulla «commissione dei saggi». La comunicazione è arrivata venerdì sera dallo stesso Napolitano in una telefonata in cui cercava anche un giudizio, un conforto. E l’ha avuto a piene mani. Solo Mario Monti era stato informato in anticipo come D’Alema, ma in questo caso si trattava di atto dovuto […] con questa scelta il governo Monti allungherà la sua vita ben oltre le previsioni iniziali.

“D’Alema dunque è tornato centrale in questa fase politica, e inevitabilmente questo ruolo avrà il suo riverbero all’interno del partito. Dove inevitabilmente quel che rimane di quella componente (ancora discreta in direzione, ma ai minimi termini nei gruppi parlamentari), si salderà con i gruppi e i leader più sconcertati dalla linea seguita da Pier Luigi Bersani dal giorno successivo alle elezioni: gli ex popolari-margheritini come Dario Franceschini e Beppe Fioroni, gli ex rutelliani come Paolo Gentiloni, i prodiani alla Rosy Bindi e forse per un breve tratto di strada anche il gruppetto di Matteo Renzi.

“Sulla stessa linea[anche] Anna Finocchiaro, la più stimata donna del Pd, sacrificata sull’altare di Beppe Grillo per fare spazio a Piero Grasso.

Bersani è un poì come quei soldati giapponesi

“che continuarono per decenni a combattere alla macchia la seconda guerra mondiale non accettando la sua fine: «Il governo di cambiamento e la convenzione per le riforme restano il nostro asse». Bersani è certamente un generale sconfitto da un avversario che non si aspettava e che non era attrezzato ad affrontare: Napolitano. […] I primi a capire che le cose rischiano di mettersi assai male soprattutto per loro sono i giovani turchi, quel gruppetto abbastanza spregiudicato di presunti fedelissimi che già in altre occasioni rischiose si è differenziato dal proprio leader”.