Di Maio a Tria: stai sereno. Come disse Renzi a Letta

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 aprile 2019 9:35 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2019 9:35
Luigi Di Maio a Tria: stai sereno. Come disse Renzi a Letta

Di Maio a Tria: stai sereno. Come disse Renzi a Letta (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Di Maio a Tria: stai sereno. Il vice premier ha rilasciato dichiarazione ufficiale di non sfratto al ministro del Tesoro. Un non sfratto però a scadenza breve: la riconferma per Tria vale fino al 26 maggio. Dopo il voto europeo Di Maio vuole cambiare ministro. Perché Tria, nonostante svariate docilità mostrate in questi nove mesi, non esegue fino in fondo, non sta ai comandi che gli vengono da chi ha il potere politico. Talvolta Tria fa ostacolo se non opposizione, schermandosi con l’alibi della realtà.

Ultimo esempio di stretta attualità: i rimborsi ai risparmiatori truffati. Truffati da chi? Ma dalle banche ovviamente. Risparmiatori truffati anche gli azionisti, anche quelli che avevano comprato azioni? Ma certamente. Truffati anche gli obbligazionisti, quelli che avevano investito in obbligazioni magari ad alto rendimento e rischio? Certo, anche loro. Tutti truffati? Tutti! Rimetterci soldi investendo in azioni e obbligazioni è sempre aver subito una truffa e mai un investimento sbagliato? Sì, proprio così: è questo che M5S e Lega hanno promesso in campagna elettorale. E ora la gente cui è stato promesso aspetta i soldi.

Di Maio tampina da giorni Tria: daglieli questi soldi, subito! Tria non è che non li voglia dare, è che…Hanno dovuto pensare perfino ad un atto legislativo che liberi i funzionari che firmano i rimborsi da responsabilità penali e amministrative per averlo fatto. E già, perché rimborsare tutti dichiarando tutti truffati è letteralmente fuori dalla legge. La legge europea e italiana in questi casi dice che il rimborso con denaro pubblico è lecito se una autorità terza esamina, vaglia e constata che c’è stata truffa. Caso per caso. Altrimenti non è dovuto rimborso a un risparmiatore che ha subito truffa, altrimenti è erogazione di denaro pubblico senza criterio di legittimità.

Ma Di Maio e anche Salvini hanno promesso. E Di Maio concepisce come legittimo, più legittimo della legge, ciò che porta voti. Quindi esige che Tria e chi per lui si attengano e mettano in atto l’atto illegittimo. Illegittimo non solo dal punto di vista formale. Qui è questione di sostanza. Le banche fallite hanno raggirato i loro clienti? Chi, quando, dove, come? I raggirati hanno diritto ai rimborsi. Ma per essere dei truffati basta una sorta di auto dichiarazione? Nessuno deve verificare? Se così stanno le cose si stabilisce il princio e si attua la pratica per cui quando si investe in azioni e obbligazioni se si guadagna sono incassi privati, se si perde sono perdite pubbliche.

Ma i rimborsi ai truffati è l’oggi. Già domani la stesura del primo abbozzo di Def (documento economico finanziario del 2019). Che ci scrive Tria, che ci deve scrivere Tria? Che più gente in pensione e reddito di cittadinanza pagato fanno il punto e mezzo di Pil che manca ai conti del governo? Che la cambiale Iva da 23 miliardi in scadenza a dicembre sarà pagata con più deficit andando al 3 e passa per cento? Che l’Europa abbozzerà se l’Italia si carica di altro debito e i mercati si piegheranno alla ferrea volontà di Di Maio e all’ineffabile “anno bellissimo” vaticinato da Conte?

Di Maio ci ha pensato, ci pensa: meglio che lo scriva qualcun altro, qualcuno che non sia Tria. Tria non è che non voglia, si applica pure. Ma ha un limite che non sa oltrepassare: la realtà. Quindi, coerentemente, si oltrepassi Tria oltre che la realtà. E da Di Maio a Tria uno stai sereno, proprio come Renzi disse a Letta.