Draghi e il ce ne andiamo dopo Natale. L’ha detto? Lo pensa? Con pensioni a 62 anni e scuola ai precari…

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Maggio 2021 - 10:13 OLTRE 6 MESI FA
Draghi e il ce ne andiamo dopo Natale. L'ha detto? Lo pensa? Con pensioni a 62 anni e scuola ai precari...

Draghi e il ce ne andiamo dopo Natale. L’ha detto? Lo pensa? Con pensioni a 62 anni e scuola ai precari… (Foto d’archivio Ansa)

Draghi e il da qui ce ne andiamo dopo Natale, dove il qui è Palazzo Chigi, cioè il governo. Giornali lo scrivono e ne scrivono. L’ha detta quella frase, parola per parola e i giornalisti l’hanno ascoltata sillaba per sillaba? E’ più che lecito dubitarne. La cronaca politica molto (troppo) spesso non si avvale di fonti dirette. Quel che quasi certamente è accaduto è che qualcuno ha detto a qualche giornalista che Draghi ha detto…

Quindi la questione è chi è quel qualcuno, quale attendibilità abbia, cosa abbia davvero capito ammesso e concesso abbia avuto accesso ai pensieri di Draghi e ancora perché gli sia venuta voglia di raccontare a giornalisti. Protagonismo, farsi bello? Calcolo politico? Incidente, voce dal sen fuggita? Questione suppletiva e non indifferente dopo quella della “fonte” è quella di cosa abbia capito il giornalista, come e quanto abbia “notiziato” e “arredato” ciò che gli veniva raccontato? E’ noto che testimoni oculari del medesimo incidente stradale chiamati a raccontare raccontano ciascuno un incidente diverso, figurarsi qualcuno che racconta a qualcun altro ciò che ha sentito e quel qualcun altro che lo racconta a mezzo stampa…

Draghi: ce ne andiamo a Natale. L’ha detto? Molto improbabile. Ma lo pensa?

Che Draghi abbia detto papale papale ai suoi ministri il da qui ce ne andiamo dopo Natale è molto suggestivo e titolabile, però decisamente improbabile. Inconsistente e implausibile è la tesi dietrologica assai secondo cui lo andrebbe dicendo in giro per mettere un guinzaglio-timore alla iper attività dei partiti della iper maggioranza, ipercinetici nello sgambettarsi reciproco e nell’appoggiare ogni refolo o vento che sia che possa dar fastidio e creare problemi al governo.

Ammesso e non concesso provassero di simili timori, i partiti (Lega e Pd in prima fila) non cambierebbero per questo la loro natura di comitati e organizzazioni elettorali. Comunque di dietrologia ce n’è sui giornali un magazzino pieno: Draghi lascia Palazzo Chigi per andare a fare il presidente della Repubblica, per farlo restare si lavora a un Mattarella bis…Un po’ come il calcio mercato sui quotidiani e in tv: bisogna animarlo di chiacchiere sempre, soprattutto quando non c’è altro che chiacchiere. Detto davvero quindi no, però è plausibile e possibile che Draghi un qualcosa tipo il dopo Natale smetto l’abbia pensato, lo stia pensando.

Pensioni a 62 anni, Landini vuole più di Salvini

Salvini si era inventato quota 100: in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi. Doveva portare a tre nuovi assunti per ogni nuovo pensionato, di nuovi assunti ne è arrivato uno per ogni tre nuovi pensionati. Nuovi pensionati con quota 100 relativamente pochi perché andare in pensione con quota 100 Salvini significava andarci sì, ma con una pensione più bassa che se fosse stata pensione piena a 67 anni.

Cgil-Cisl e Uil chiedono ora 2021 pensione a 62 anni senza penalizzazioni, pensione piena a 62 anni. Già quota 100 costava molto alle casse pubbliche, tutti in pensione a 62 anni è tornare a dieci e passa anni fa, a prima della legge Fornero e significa prenotare per la spesa previdenziale un bel po’ dei miliardi del Recovery. Con la notevole circostanza che i finanziamenti del Recovery durano sei anni e la spesa pensionistica, una volta stabilita, è senza limite di tempo. E, ultimo ma non ultimo, nel Recovery spesa ulteriore per le pensioni è cifrata a…zero!

Next Generation Ue non prevede di finanziare crescita economica e riconversione economica e sociale mandando la gente in pensione prima. I sindacati italiani invece sì. Draghi ora lo sa ufficialmente: l’idea di produttività e transizione che i sindacati hanno è quella di Cassa Integrazione più scivolo pensionistico più pensione a 62 anni. Che da questa consapevolezza possa venire un filo di stanchezza e quindi il pensiero del ce ne andiamo dopo Natale non appare incongruo.

Precari Scuola, un presagio di Pubblica Amministrazione futura

Scuola, ridare davvero il diritto alla scuola almeno il prossimo anno scolastico. Partiti e sindacati hanno declinato questo obiettivo nell’unico modo che conoscono: aumentare le assunzioni. Niente di male, anzi. Però assumere chi e per cosa? Per andare in cattedra. Chi in cattedra? Persone adeguate e valutate come tali magari mediante concorso pubblico? Partiti e sindacati dicono fieramente no: va in cattedra chi è stato precario della scuola.

Precario, basta la parola. Sessantamila almeno precari che diventino prof. Chiaro presagio di come forze politiche e sindacali vorranno gestire i movimenti di personale funzionali a cambiare i connotati della Pubblica Amministrazione secondo Recovery e secondo esigenza vitale nazionale: pensionare tutti e assumere chiunque.

Pensionare tutti e assumere chiunque

E’ questa la formula che riassume e racchiude gli interlocutori politici e sindacali del governo. E la campagna vaccini? Dopo il federalismo scolastico che tanti danni addusse…( ci vorrebbe un Omero per raccontare dell’entità e crudeltà delle ferite inferte dalle Regioni leste a chiudere scuole), ecco io federalismo vaccinale con Regioni, purtroppo e non a caso soprattutto del Sud, che ci provano a vaccinare sulla mappa degli interessi e delle categorie e non sulla mappa dell’età e del rischio. Vaccinare per convenienza e non per profilassi è l’ultima delle autonomie e governi locali, quelli che dovrebbero “mettere a terra” e non in tasca buona parte dei miliardi del Recovery.

Vaccinare per convenienza e non per profilassi, l’ultima dal Sud

Vaccini a misura del peso degli strati sociali, quindi a immagine di una società meridionale nella sua peggiore accezione e pensionare tutti e assumere chiunque: questo e altro di consimile sale oggi (come ieri) dal paese. Se a uno gli viene da pensare: finisco di vaccinare, porto a casa la prima rata del Recovery e poi vi saluto non c’è da sorprendersi, anzi. Che sia qualcun altro a prendersi la responsabilità poi di, come paese reclama, disattendere il contratto stipulato per sei anni con l’Europa e con i mercati.