Il dramma della casa a Roma: Lunardi, Scajola, Bertolaso…Tremonti

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 8 Luglio 2011 14:44 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2011 17:21

La casa romana di Tremonti (LaPresse)

ROMA – Com’è difficile trovare casa a Roma. Altro che finanziaria, altro che 40miliardi di euro da trovare per il pareggio di bilancio, altro che rapporti Lega/Pdl. Non ci sono missioni estere o rapporti col Quirinale che tengano, il vero problema della maggioranza sembra essere trovare casa nella capitale.

Pietro Lunardi, fortuna sua, quando era ministro fu uno dei primi a risolvere quest’annosa questione trovando l’affare: un intero palazzetto in pieno centro cittadino a prezzo d’occasione, svenduto da Propaganda Fide (per vedere la gallery clicca qui). Sistemato l’ex ministro spuntò fuori la storia di un ex papabile ministro, Guido Bertolaso, meno fortunato del collega però. Per il capo della Protezione civile non un palazzetto, ma un misero appartamento, in centro s’intende, e non in svendita, comunque a Via Giulia, ma solo con affitto a carico d’altri. Fu poi la volta del campione della fortuna immobiliare, Claudio Scajola, quello a cui fu comprata, “a sua insaputa” fu la giustificazione, una casa vista Colosseo. Ma il problema continuava a rovinare le notti dei poveri parlamentari che devono trascorrere tempo a Roma. E così anche il ministro Tremonti, quello che deve far quadrare i conti dell’Italia, per trovare una sistemazione romana si è trovato costretto ad accettare l’ospitalità di un collega del Pdl, Marco Milanese, che, gentilmente, versava il modesto affitto di 8500 euro al mese per assicurare un tetto sulla testa al ministro delle finanze nelle tre notti settimanali che trascorre a Roma.

Soluzioni bizzarre quelle trovate da questi signori, originali e zeppe di buona sorte che fa trovare occasioni, pagatori anonimi e non. Il mercato immobiliare romano è obiettivamente alle stelle, prezzi altissimi che, nonostante la crisi del mercato, non scendono più di tanto visto anche che il mattone è da sempre un bene rifugio. Ma possibile che questi parlamentari, membri della classe dirigente di più alto livello del paese, sia in termini di potere che di denaro, non siano in grado di comprarsi una casa, affittarla o almeno pagarsi un albergo senza chiedere aiuto a qualcuno? Pare di no. Il dramma della casa a Roma non guarda in faccia a nessuno e coinvolge anche loro. Sfortuna vuole però che l’aiuto lo chiedano oltretutto sempre alle persone che alla lunga risultano sbagliate.

Lunardi trovò la sua occasione grazie al cardinale Sepe, presidente all’epoca dei fatti di Propaganda Fide, l’ente che vendette a prezzo di favore il palazzetto acquistato dal ministro. Cardinale e ministro che per la vicenda finirono indagati per corruzione. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, Lunardi avrebbe ottenuto il prezzo di favore in cambio di un presunto illecito finanziamento pubblico alla Congregazione. Forse non fu fortuna quindi…

Guido Bertolaso, più laicamente, fu invece aiutato nel suo problema casa da Diego Anemone, uomo di buon cuore che si occuperà anche del problema di Scajola e altri. Dai file estratti dal pc di Anemone, uomo preciso oltreché di buon cuore e plurindagato e pluriaccusato, si sa che nei 4 anni (2003-2007) di “affitto inconsapevole” del capo della protezione civile in via Giulia, se ne vanno 33 mila 632 euro e 56 centesimi tra pigione, utenze, riparazioni di guasti alla tv, spese di lavanderia. Senza contare, si legge alla voce uscite del 27 settembre 2006, “30 mila euro per ft. Olivia Bertolaso (la figlia) emessa odd. ” e “20 mila euro” per spese sostenute da “G. Bert.” a “Marilleva”, località sciistica trentina. Chissà che sciate con 40 milioni delle vecchie lire.

Stesso aiutante per Claudio Scajola, nel suo caso Anemone versò, senza dirlo al ministro, che caro, una quota di alcune centinaia di migliaia di euro per l’acquisto dell’appartamento in via del Fagutale, vista Colosseo. Di lui, il certosino Anemone (al costruttore non sfugge un centesimo delle sue “liberalità”), che lo archivia come “Scaiola” o preferibilmente “Scaj”, annota una prima volta nell’ottobre del 2001, quando è ministro dell’Interno e il denaro si conta ancora in lire. “5 milioni per rimborso Vanessa spese ministro”; “1 milione spese autista Scaiola”. Lo ritroviamo quindi il 19 maggio del 2004, due mesi prima del contratto definitivo di compravendita del mezzanino di via del Fagutale (6 luglio) che lo farà felice e “inconsapevole” proprietario. Si sapeva che Anemone, tramite l’architetto Zampolini, aveva “contribuito” per 900 mila euro. Ma poi salta fuori che il costruttore si muove già per il compromesso e per saldare le spese di agenzia: “compromesso (200)+agenzia (30) Scaj”. Fanno 230 mila euro. Che vanno sommati ad altri misteriosi 168 mila di “rimborso” così segnalati in uscita il 21 ottobre 2004: “c/c via del Fagutale Rimb. A Maria Corse”. Non è tutto. Ci sono 147 euro e 60 per l’elettricista (5 agosto 2004), 96 euro per un banale trasformatore in via del Fagutale, 83 euro e 20 per “terra segr. Scaj” e, “verosimilmente”, ritengono i pm, 100 euro di “rimborso” che la contabilità indica “per frullatore Ministro”. Ministro che era inconsapevole, merita ricordarlo.

E infine si arriva alla cronaca di questi giorni, protagonista Giulio Tremonti. In questo caso il benefattore si chiama Marco Milanese, storico consigliere del ministro delle finanze nonché ex ufficiale della Guardia di Finanza e parlamentare Pdl. I magistrati, nella richiesta di arresto di Milanese, rilevano tra l’altro che l’accusato paga un affitto di 8500 euro per una casa in uso a Tremonti. Non solo: nello stesso appartamento, secondo le ricostruzioni della Procura, sarebbero stati eseguiti lavori di ristrutturazione per circa 200mila euro, che però il Milanese non ha mai pagato alla società che se n’è occupata. Emerge qui l’altro dato inquietante: a consolidare quell’appartamento pagato da Milanese e in cui vive il ministro è la Edil Ars, di Angelo Proietti. Proprio la stessa società che in molte occasioni ha ottenuto appalti dalla Sogei, società controllata dal dicastero delle Finanze e in passato finita anche nel mirino di alcuni accertamenti della stessa Guardia di Finanza.

Scajola e Bertolaso erano beneficiari inconsapevoli, Lunardi fece un affare e Tremonti? Il ministro: “la mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente – da più di quindici anni – trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma. Poi ho accettato l’offerta fattami dall’onorevole Milanese, per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo. Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile – aggiunge – già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione”.

E se in 15 anni il ministro dell’economia si è dovuto arrangiare tra alberghi, caserme e appartamenti di dubbia provenienza, il problema casa, a Roma, deve essere davvero ostico. A meno di non essere ricchi come il presidente del consiglio, ovviamente.