Editoria, via la pubblicità legale dai giornali, Gasparri: tassare i giganti della rete per aiutare il settore

Nel testo del decreto Milleproroghe fissato per il 15 febbraio manca la proroga per il 2024 della pubblicità legale. Gli emendamenti con la proposta di prolungamento sono stati bocciati. Gioco forza la digitalizzazione delle procedure di gara che è una delle riforme qualificanti del nuovo codice degli appalti per incassare una rata del Pnrr. Gasparri invita il Governo a una riflessione e propone di dare al settore parte delle tasse a carico dei giganti della rete

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 11 Febbraio 2024 - 19:55| Aggiornato il 12 Febbraio 2024

Editoria, salta la pubblicità legale sui giornali. Gasparri: trovare risorse, settore in difficoltà . (Foto Ansa)

Editoria, salta la pubblicità legale sui giornali. Gasparri: trovare risorse, settore in difficoltà 

Il 15 febbraio ci sarà l’esame del decreto Milleproroghe, con voto di fiducia fissato per il 19.

Nel testo non è menzionato l’obbligo per le stazioni appaltanti di pubblicare gli estratti dei bandi di gara sui quotidiani cartacei (due nazionali, uno locale).

I bandi di gara dovranno ora essere pubblicati sul sito dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e non più sulla Gazzetta Ufficiale.

Una decisione dettata dal nuovo codice degli appalti: la digitalizzazione delle procedure di gara è infatti stata inserita come riforma “qualificante per incassare una rata del Pnrr, ma che per la carta stampata potrà generare una perdita milionaria.

Infatti nel 2023 gli introiti derivanti da queste pubblicazioni hanno toccato i 45 milioni di euro.

Un ulteriore colpo a un settore in profonda crisi.

Deve essere raccolto il grido d’allarme degli editori italiani- commenta il senatore Maurizio Gasparri- e Forza Italia se ne farà interprete nel Parlamento.

Ma anche sollecitando l’attenzione del governo, già promotore con il sottosegretario Barachini e con la presidenza del consiglio di importanti iniziative.

Bisogna trovare risorse per aiutare un settore che è in difficoltà.

Soprattutto a causa del saccheggio digitale, attuato tramite i giganti della rete da chi ruba i contenuti editoriali, per la cui realizzazione le imprese fanno ingenti investimenti.

Tuttavia troppi se ne appropriano e li divulgano gratuitamente, creando un forte squilibrio.

Toccando il punto della mancata proroga relativa all’obbligo di pubblicare i bandi di gara sulla carta stampata, il senatore forzista così prosegue:

“C’è poi un’altra questione che ho posto all’attenzione del governo: i bandi di gara dovrebbero essere resi noti non più attraverso la pubblicazione sui giornali, ma mediante un apposito sito.

É un impegno che l’Italia ha assunto anche nell’ambito delle vicende riguardanti il Pnrr. Ne siamo tutti consapevoli.”

Il sito dell’Anac dedicato alla pubblicazione dei bandi di gara sembra però non funzionare al meglio, con inevitabili ricadute sulle pubblicazioni.

“C’è quindi il rischio”– dice Gasparri- che non ci sia né la pubblicità sui giornali, né una informazione completa per via elettronica.”

“Non può essere ignorato– sottolinea infatti Gasparri- quanto ha affermato l’Autorità nazionale anticorruzione nei giorni scorsi, esattamente il 24 gennaio 2024, rilevando che il sito sul quale si dovranno rendere note tutte le notizie riguardanti i bandi di gara, non funziona  in maniera adeguata.

Sarebbe stato quindi saggio rinviare nel tempo la nuova forma di divulgazione di questi contenuti e proseguire con la pubblicazione sui giornali.    

Si rischia, con un sito che non dà le notizie necessarie in tempo reale, di avviare un contenzioso infinito su ogni bando di gara di un Comune, di un ente locale o di altre realtà.

Io credo che le osservazioni degli editori e le comunicazioni dell’Anac, non possano essere ignorate.

Invitiamo quindi il governo ad una riflessione complessiva sulla crisi e lo Stato dell’editoria. Forza Italia se ne farà comunque carico.

Anche proponendo di destinare parte dei proventi delle nuove tasse a carico dei giganti della rete al sostegno dei giornali e dell’editoria nel suo complesso”. Conclude Gasparri