Elezioni fast 4/11 marzo. Bis 24 giugno se non basta. E no governi del presidente

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 20 novembre 2017 7:48 | Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2017 7:48
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In Italia si voterà subito, a marzo 2018. I piani per le elezioni (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Elezioni fast 4/11 marzo. C’è un motivo di fondo all’orientamento del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere in tempo per mandare gli italiani al voto nella prima o seconda domenica di marzo e non oltre.

E il motivo non è certo quello di far piacere a Salvini o Meloni o Di Maio che chiedono di fare in fretta o di dispiacere a Berlusconi o Bersani che rallenterebbero volentieri. Il motivo, grosso come una casa, è che stavolta un’elezione, un voto popolare, una tornata elettorale potrebbero non bastare.

E quindi meglio sbrigarsi per lasciare il tempo ad un eventuale bis. Sì, proprio ad elezioni bis nel 2.018. A votare non una ma due volte se la prima non basta.

Se la prima non basta…a cosa? Ad avere in Parlamento, e nelle due Camere del Parlamento non in una sola, una maggioranza che voti e sorregga un governo.

Che la prima volta non possa bastare è più che un’ipotesi di scuola. E’ al contrario una possibilità concreta.

Se gli italiani dovessero a marzo votare più o meno come si esprimono nei sondaggi una maggioranza in Parlamento non ci sarebbe. Se i partiti tutti dopo il voto dovessero comportarsi in tela di alleanze come oggi giurano di comportarsi davanti ai prossimi elettori, alla prima che si vota in Parlamento a maggior ragione non vi sarebbe maggioranza né governo da questa maggioranza espresso.

Se M5S tiene fede alla promessa di non allearsi con nessuno ed ha un risultato poco sopra o poco sotto il 30 per cento…

Se l’alleanza Berlusconi, Salvini, Meloni non si scompone il giorno dopo il voto per andare, molto improbabilmente) Salvini e Meloni a governare con Di Maio o Berlusconi a governare con Renzi e se il Destra-Centro avrà risultato tra il 30 e il 35 per cento…

Se Pd di Renzi più, anche fosse aggregato, intorno a Pisapia con benedizione Prodi avrà risultato (oggi improbabile) tra 28 e 32 per cento…

Se Bersani più D’Alema e fosse anche Grasso e Sinistra Italiana e Rifondazione avranno il loro 6/8 per cento…

Se i risultati la prima volta che si vota saranno questi e se i partiti non cambieranno linea clamorosamente, allora maggioranza e governo non ci sarebbero.

Neanche quelli più improbabili e immaginari. Maggioranza e governo senza numeri neanche se Di Maio si allea con D’Alema. E neanche se Grillo si allea con Salvini. E neanche se Berlusconi e Renzi provassero a mettere insieme i rispettivi voti e seggi (che insieme non ci stanno).

Aggiungere poi che c’è la grossa probabilità che Camera e Senato abbiano risultati divergenti conseguenza di elettorati diversi per anagrafe e…

E allora molti pensano che secondo tradizione italiana arriveranno “governi del presidente”. Cioè il presidente della Repubblica indica un premier che raccoglie i voti sufficienti per avere una maggioranza ma non per governare davvero. Perché i partiti che lo votano restano però in qualche modo e misura fuori dalla responsabilità diretta del governo che sostengono (è più o meno quello che accade in Italia dal 2.013, anche dopo quelle elezioni non si riuscì ad avere un vincitore vero e una conseguente maggioranza, il Pd è stato aiutato in vario modo a restare asse del governo, dalla destra, dal centro, dalla sinistra, ma una vera coalizione di governo non c’è mai stata).

Ma dal Quirinale si fa trapelare che stavolta il gioco potrebbe essere diverso. Ed essere non all’italiana ma, per così dirla, alla spagnola. Spagna, dove si è fatto il bis delle elezioni qualche mese dopo perché la prima volta non era bastata e perché dopo la prima volta nessun partito voleva fare nessuno accordo.

Ora poiché per volontà prima referendaria (quelli che hanno votato No il 4 dicembre 2.016) poi parlamentare in Italia si vota con legge proporzionale e poiché se voti con legge proporzionale o qualcuno prende il 51% dei voti o bisogna per forza fare alleanze di governo, può succedere che la prima volta elettori e partiti decidano di non decidere. E quindi può rendersi necessario il bis.

No governo del presidente uguale bis elettorale. E nel caso il bis delle elezioni andrebbe fatto prima della piena estate, entro giugno, magari il 24 di giugno. Ma per rivotare a giugno, dovesse servire, occorre aver votato la prima volta non oltre il 14 di marzo.