Fondi Lega, Cassazione: “Per Bossi i soldi ci sono, dica dove”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 luglio 2018 19:57 | Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2018 19:57
Fondi Lega, Cassazione: "Per Bossi i soldi ci sono, dica dove"

Fondi Lega, Cassazione: “Per Bossi i soldi ci sono, dica dove” (Foto Ansa)

ROMA  –  Umberto Bossi deve “indicare al pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi allo stato non rinvenuti in disponibilità della Lega ma esistenti” secondo lo stesso senatore. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] E’ quanto sostiene la Corte di Cassazione nelle motivazioni di conferma del sequestro di beni personali di Bossi fino a 40 milioni, e lo esorta a dire dove sono finiti i soldi che, secondo l’accusa, avrebbe truffato allo Stato, scrive l’agenzia Ansa.

L’ex leader cel Carroccio ha sostenuto che i milioni ci sono senza però dire dove. Affermazioni, sottolinea la Cassazione, “allo stato del tutto prive della benché minima specificità”.

La discrasia tra i 40 milioni per i quali è stato chiesto e già attuato il sequestro dei beni di Bossi (un quinto della pensione da europarlamentare e terreni e immobili a Gemonio) e i 49 milioni di euro per i quali la Cassazione tre giorni fa ha dato il via libera al sequestro delle somme in futura disponibilità della Lega sarebbe dovuto al fatto, scrive l’Ansa, che a Bossi e agli altri coimputati condannati con lui in primo grado sono state ‘scalate’ le somme già messe sotto sequestro. Si tratta di circa due milioni trovati sul conto suo e su quello dell’ex tesoriere Francesco Belsito, degli altri beni sequestrati, e di quasi due milioni di euro bloccati alla Lega.

Nel ricorso in Cassazione, Bossi ha cercato di ottenere il dissequestro dei suoi beni, convalidato dal Tribunale del riesame di Genova lo scorso dicembre, sostenendo che il disco verde alla richiesta del pm di sequestrare alla Lega “somme di denaro eventualmente disponibili in futuro”, farebbe venire meno l’esigenza del sequestro disposto sui suoi averi.

I giudici della suprema Corte hanno invece bollato la tesi come “manifestamente infondata, costituendo dato allo stato meramente ipotetico ed assertivo che il sequestro in danno della Lega conseguente all’accoglimento del ricorso del pm possa portare all’apprensione” di tutti i 49 milioni. In ogni caso, prosegue il verdetto, se mai “tale evenienza dovesse effettivamente concretizzarsi”, Bossi potrà “far valere il sopravvenuto carattere indebito” del sequestro dei suoi beni ‘aggredibili’ non oltre la cifra di 40 milioni.

Ad avviso della Cassazione, “è legittimo, ed anzi doveroso aggredire anche, per equivalente, i beni personali dell’imputato sul presupposto della sua intervenuta condanna, pur allo stato non esecutiva”. Al ‘padre’ del Carroccio, inoltre, la Suprema Corte dice che “sarebbe suo onere indicare al pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi allo stato non rivenuti in disponibilità della Lega Nord ma, secondo il ricorrente, esistenti. Sul punto – rileva infine il verdetto – le affermazioni di Bossi appaiono, peraltro, del tutto prive della benché priva specificità”.