Rider Foodora, ceo: “Con decreto Di Maio via dall’Italia”. Ministro: “Non si accettano ricatti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 giugno 2018 20:34 | Ultimo aggiornamento: 17 giugno 2018 20:34
Foodora, ceo: "Con decreto Di Maio via dall'Italia". Ministro: "Non si accettano ricatti"

Foodora, ceo: “Con decreto Di Maio via dall’Italia”. Ministro: “Non si accettano ricatti” (Di Maio ad un incontro con i rider il 4 giugno. foto Ansa)

ROMA – Sale la tensione sui rider, i lavoratori di gruppi come Foodora, Deliveroo o JustEat “simbolo di una generazione abbandonata” cui il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, lanciando una “guerra alla precarietà”, vuole garantire tutele e futuro, tanto da immaginare, nelle prime bozze del “decreto dignità” in circolazione, di equipararli ai lavoratori subordinati, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] dando loro non solo gli stessi diritti degli altri (malattia, ferie, maternità) ma anche un nuovo “diritto alla disconnessione” necessario per le prestazioni fornite tramite piattaforme web.

A innescare la miccia è stata un’intervista del ceo di Foodora Italia, Gianluca Cocco, che ha spiegato che le condizioni dettate dal testo renderebbero insostenibile il business nel nostro Paese, con “nessuna speranza per il settore di restare in piedi”. Conseguenza quella di essere costretti a “lasciare l’Italia” per “una demonizzazione della tecnologia che ha dell’incredibile, quasi medievale e in contraddizione con lo spirito modernista del M5S”.

Secca la risposta del ministro del Lavoro che, annunciando l’incontro con le principali aziende del settore per lunedì alle 14, avvisa che “non si accettano ricatti”. Nessuno “vuole demonizzare le attività legate alla gig economy”, anzi, “ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività” ma “i nostri giovani prima di tutto”, precisa Di Maio, incassando il “totale sostegno” di Matteo Salvini: “Le multinazionali devono smettere di trattare lavoratrici e lavoratori come numeri da consumare”.

Il testo del provvedimento, nelle prime bozze, non fa riferimento ai soli ciclofattorini che consegnano i pasti ma a tutto il lavoro svolto “tramite piattaforme digitali, applicazioni e algoritmi”, stimati di recente da una ricerca della Fondazione Rodolfo Debenedetti tra 700mila e 1 milione di addetti – che vanno dai servizi di clouding, come l’elaborazione dati, ai più tradizionali come l’offerta di babysitting o di pulizie magari a chi affitta casa su Airbnb.

Di questi i rider, i fattorini e chi fa le consegne ad esempio per l’e-commerce, sarebbero circa il 10%, mentre chi si occupa in scooter o bici di consegnare i pasti a domicilio non supererebbe le 10 mila unità. Per questa nuova galassia il decreto introduce il divieto di retribuzione a cottimo e prevede che le prestazioni vengano considerate “lavoro subordinato cui andrà pagata anche una indennità mensile di disponibilità” e in proporzione gli istituti di malattia, ferie e maternità in linea con le norme sul lavoro intermittente.

Previsto anche un “trattamento economico minimo”, in linea con i minimi dei contratti collettivi applicabili alle varie tipologie di attività della gig economy o quelli “del settore o della categoria più affine”. Tra le novità il “diritto alla disconnessione” per “almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore” all’ultimo turno di disponibilità completato. Prevista anche una fase di sperimentazione degli algoritmi di gestione delle prestazioni e l’obbligo di informare i lavoratori “sull’eventuale rating reputazionale, e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro”.

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