Gianfranco Fini avverte: “Per l’Unità del Paese si educhi al patriottismo nazionale e repubblicano” e “bisogna far sentire a casa anche chi viene da fuori”. Chi vuol capir, capisca….

Pubblicato il 20 Agosto 2009 17:37 | Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2009 17:50

Gianfranco Fini

«L’educazione al patriottismo costituzionale inteso come moderno amor di Patria è uno degli strumenti privilegiati per promuovere un moderno sentimento di unità del Paese. Inteso come testimonianza di un percorso storico il patriottismo costituzionale non può che coincidere con il patriottismo nazionale e repubblicano». Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini in un intervento sul prossimo numero del mensile “Formiche” curato da Paolo Messa.

«Come tale – prosegue il presidente della Camera – esso contribuisce a preservare l’idea di Patria dalle degenerazioni nazionalistiche e razziste che hanno funestato la storia del Novecento e che purtroppo tendono a riaffacciarsi in Europa come reazione impaurita, regressiva e nichilista ai processi di globalizzazione e alle grandi migrazioni. Da qualche tempo si avverte sempre più forte l’esigenza di rilanciare il patto di cittadinanza tra italiani per far crescere un rinnovato ethos civile e per contrastare quelle tendenze all’atomizzazione, alla frammentazione e al particolarismo che minano la coesione sociale».

Ed «è necessario più che mai – continua Fini – mantenere vivi e attuali i valori repubblicani, che vanno intesi sia come lealismo e senso di appartenenza alla Repubblica sia come passione civile per le sorti della Res Publica e quindi per tutto ciò che rimanda alla nazione intesa come comunità politica dei cittadini. Il patriottismo costituzionale, nazionale e repubblicano è inseparabile dall’ideale democratico e sociale che rimanda alla storia stessa del Risorgimento».

Il presidente della Camera passa poi a citare gli scritti politici di Giuseppe Mazzini: «Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale, finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue per mancanza di lavoro, nella miseria, voi non avrete patria come dovreste averla, la patria di tutti e la patria per tutti». E quelli di Piero Calamandrei: «La Repubblica è la nostra famiglia, la nostra casa. È un senso di civica responsabilità di un popolo che finalmente si sente padrone del proprio destino. E’ un senso di vicinanza e di solidarietà in cui ci riconosciamo».

Il presidente della Camera affronta poi la spinosa questione dell’immigrazione: «Il nuovo moderno e strategico impegno delle Istituzioni – scrive – deve essere quello di far sentire l’Italia come patria anche a coloro che vengono da Paesi lontani, e che sono già o aspirano a diventare cittadini italiani. Non si può chiedere a questi nuovi italiani di identificarsi totalmente con la nostra storia e con i nostri costumi. Sarebbe ingiusto e sbagliato pretendere di assimilarli nella nostra cultura».