Il piano di Napolitano: dare l’incarico a Pietro Grasso

Pubblicato il 21 Marzo 2013 9:34 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2013 9:46
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Giorgio Napolitano (Foto Lapresse)

ROMA – Un mandato a Pietro Grasso, nome del Pd, già seconda carica dello Stato, non inviso a grillini e Pdl. E’ questa la carta, il piano B, che Giorgio Napolitano potrebbe decidere di giocare alla fine del giro di consultazioni. Alle 18 Pierluigi Bersani, capo della coalizione che ha vinto le elezioni e quindi naturale candidato premier, incontra Napolitano al Quirinale, sarà l’ultimo appuntamento del giorno, dopo gli incontri con Beppe Grillo e il Pdl. Bersani proporrà un governo guidato da lui stesso, conta di avere i voti di almeno parte del M5S e l’appoggio di Scelta Civica. Peccato che i 5 Stelle hanno sempre ed esplicitamente respinto qualsiasi appoggio e che Scelta Civica di Monti sia sempre più allineata al centrodestra. Una maggioranza assoluta Bersani non l’avrebbe neanche con l’appoggio incondizionato dei montiani, e chiedere di volta in volta il voto di qualche grillino lo espone a una precarietà che il presidente della Repubblica ritiene insostenibile.

Napolitano vuole evitare elezioni ravvicinate. E l’alternativa a Bersani più quotata al momento è quella di un mandato a Pietro Grasso. Nome fuori dalla politica, piace ai 5 Stelle e incontra il favore del Pdl. Per un governo “di scopo”, governo tecnico con un programma breve di riforme che metta in sicurezza l’economia, il lavoro, la riforma elettorale. Che duri un anno o poco più, prima di nuove elezioni che a quel punto saranno seguite dal nuovo capo dello Stato. Insomma, allo stato quello di Grasso è il nome ideale. Per un pre-incarico già venerdì mattina che potrebbe trasformarsi in incarico formale dopo un giro di consultazioni. Spiega il Fatto Quotidiano:

Sebbene il barometro politico e dei bookmaker sia fisso sull’incarico a Pierluigi Bersani, il maltempo che imperversa sui palazzi capitolini della politica dice che i numeri per un governo del segretario del Pd sono «quantomeno risicati». Certo «il Pd non cambia linea – va ripetendo Bersani – Andrà alle consultazioni con la proposta votata dalla direzione»: cioè quella di un incarico al segretario per un governo che ottenga via libera dal M5S, potendo contare sul viatico di leghisti e montiani, escludendo al tempo stesso qualsiasi convergenza col centrodestra. Se su questa prospettiva i numeri potrebbero esserci, ma nemmeno nel gruppo Pd del senato sono del tutto persuasi, la maggioranza politica invece no. Al che né Bersani né sopratutto Napolitano potrebbero essere dell’avviso di insistere su questa strada. Lo stesso staff del segretario Pd in queste ore ha ammesso «la possibilità» che Bersani preferisca soprassedere rispetto al rischio di fallire. Al che dipenderà da cosa diranno le forze politiche nelle consultazione e anche da cosa chiederà loro il capo dello Stato.