Giovanni Tria ministro dell’Economia: non è Savona ma gli dà ragione sull’euro

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 maggio 2018 23:27 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2018 23:30
Giovanni Tria ministro dell'Economia: non è Savona ma gli dà ragione sull'euro

Giovanni Tria ministro dell’Economia: non è Savona ma gli dà ragione sull’euro

ROMA – “Non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neppure chi sostiene che l’euro è irreversibile”. Parola di Giovanni Tria, nominato ministro dell’Economia nel governo Conte. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  Tria, considerato vicino a Forza Italia e attuale preside della Facoltà di Economia di Tor Vergata, è il nome scelto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini per aggirare l’ostacolo Savona. A differenza di quest’ultimo Tria non è euroscettico ma sicuramente eurocritico. Secondo lui in Europa “bisogna cercare soluzioni condivise e cambiare insieme perché uscire dall’euro da soli significa pagare solo costi senza benefici”.

Il profilo del nuovo responsabile di Via XX Settembre, attuale preside della facoltà di Economia di Tor Vergata, si rivela dunque abbastanza conciliante rispetto a uno dei nodi che maggiormente preoccupavano il Capo dello Stato e l’opinione pubblica, ovvero il rapporto tra l’Italia e l’euro, ma decisamente più estremo quando si toccano problemi quali ad esempio quello fiscale e dell’Iva in particolare.

Romano, classe 1948, Tria, forte di un esordio con laurea in Giurisprudenza alla Sapienza nel 1971 a cui hanno fatto seguito più di 35 anni di esperienza accademica e professionale nel mondo dell’Economia, ha detto la sua anche su alcuni dei cavalli di battaglia della coalizione Lega-M5S. Uno di questi la Flat Tax, obiettivo perseguibile a suo parere eventualmente anche passando per l’aumento dell’Iva. Proprio a proposito dell’introduzione della flat tax, Tria ricorda in un articolo su Formiche.net che la scommessa, secondo i sostenitori della riforma, è che essa porti ad effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare almeno in parte anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote.

“Tuttavia sarebbe preferibile – è il suo punto di vista – contare meno sulle scommesse e far partire la riforma con un livello di aliquota o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito, per poi ridurle una volta assicurati gli effetti sulla crescita. Inoltre – incalza – non si vede perché non si debba far scattare le clausole di salvaguardia di aumento dell’Iva per finanziare parte consistente dell’operazione”.

Meno propenso è invece al reddito di cittadinanza, caro ai 5 Stelle. Il reddito proposto da M5s in campagna elettorale finirà per essere con probabilità, secondo Tria, una “indennità di disoccupazione un poco rafforzata, (e tale da avvicinarla a sistemi già presenti in altri paesi europei, come ad esempio in Francia, certamente più generosa dell’Italia con chi perde il lavoro) e magari estesa a chi è in cerca di primo impiego”.

Durante la sua lunga carriera accademica e professionale ha spaziato tra sviluppo, ciclo economico e crescita, investimenti pubblici e ruolo della governance. Un corposo Cv che lo vede tra l’altro presidente della Scuola nazionale dell’Amministrazione, membro della Società economia italiana, membro dell’American Economic Association, professore di Politica Economica a Tor Vergata, delegato del governo italiano nel Board of Directors dell’Ilo (International Labour Office).