Jobs Act, Renzi mette fiducia: minoranza Pd minaccia crisi, Fi toglie paracadute

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Ottobre 2014 20:14 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2014 20:43
Jobs Act, Renzi mette fiducia: minoranza Pd minaccia crisi, Fi vota contro

Renzi e Bersani (foto Lapresse)

ROMA – Sarà fiducia sul Jobs Act: il governo di Matteo Renzi ha posto il voto di fiducia per approvare la riforma del lavoro. E stavolta il Pd rischia la rottura, perché la minoranza (guidata da Fassina e Civati) aveva minacciato: “Se mettete la fiducia ci saranno conseguenze politiche”. Questo può addirittura valere una crisi di governo? Intanto Forza Italia se ne lava le mani, lasciando che rimanga una questione fratricida tra membri dello stesso partito: “Noi voteremo contro, è un problema che riguarda Renzi e il Pd”. Come dire, se il Pd si sfascia, non saremo noi a fare da paracadute a questo governo.

Intanto il senatore della minoranza Pd, Alfredo D’Attorre, ha detto che voterà la fiducia al governo anche se è “una scelta sbagliata, un segnale di insicurezza del governo”. “Sarebbe giusto consentire un confronto di merito al Senato ma è chiaro che prevarrà la responsabilità di non far cadere il governo”, afferma il bersaniano, che in direzione ha votato no.

Che significa fiducia? Significa che il governo forza d’imperio l’approvazione di una riforma che non tutti (anche dentro il partito stesso di Renzi) vedono con favore, soprattutto per l’abolizione dell’articolo 18 così come è adesso. La mozione di fiducia decapita la discussione parlamentare, dunque anche la possibilità di modificare singoli punti della riforma.

Questo non vuol dire che il governo avrà problemi ad incassare la fiducia (difficilmente gli alfaniani, i centristi voteranno contro, e in parte la stessa Forza Italia potrebbe non essere contraria). Ma vuol dire che crescerà la spaccatura tra Renzi e una parte dei “suoi”. E’ bene comunque ricordare che Bersani, pochi giorni fa, aveva garantito fedeltà: “Noi sappiamo cos’è la ditta”, con evidente riferimento polemico ai franchi tiratori durante le elezioni del presidente della Repubblica (che costarono a Bersani sostanzialmente la guida del partito).

Riforma entro mercoledì 8 ottobre

Che il governo mettesse la fiducia lo aveva fatto capire il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che aveva detto:

“Abbiamo la necessità di un’approvazione rapida e certa” perché mercoledì, al vertice europeo sul lavoro convocato proprio dall’Italia, “deve essere chiara la volontà del governo di fare le cose”.

Perché proprio l’8 ottobre? Perché Renzi vuole arrivare a una prima approvazione parlamentare della legge entro quella data, quando ci sarà un vertice europeo sul lavoro, voluto proprio da Renzi, e che nelle intenzioni dovrebbe dimostrare quanto l’Italia faccia sul serio proprio su un tema “caldo”.

Minoranza Pd

Fassina se l’è cavata con un tweet: “Se la delega resta in bianco è invotabile e con la fiducia conseguenze politiche”. “Conseguenze politiche” che significa crisi parlamentare.

Rincara Civati: “Il governo pare intenzionato a mettere la fiducia sulla legge delega che è già uno strumento che più fiduciario non si può. Una legge delega che tra l’altro è vaga, vaghissima e tutti possono leggervi quello che preferiscono”.

“Sarebbe qualcosa -aggiunge il democratico- a metà tra la provocazione spicciola e un esautoramento del Parlamento, nonché un segnale di debolezza, oltre che sul piano politico un segnale di profonda rottura”.

Forza Italia vota contro la fiducia

Forza Italia intanto ha annunciato, per bocca di Osvaldo Napoli, che non voterà la fiducia a Renzi:

“Il presidente Renzi ha deciso di sfidare il suo partito, o di fingere di sfidarlo. Porre la questione di fiducia su una delega tanto ampia quanto vaga, al netto del contenuto dell’emendamento del governo, è un problema che riguarda Renzi e il Pd. Forza Italia non può che votare contro la fiducia. Se Renzi vuole regolare i conti con i suoi avversari interni è padrone di farlo, ma Forza Italia non può entrare in alcun modo in uno scontro tutto interno alla sinistra e giocato sulla pelle degli italiani”