Luciano Moggi, Emilio Fede, Valentina Vezzali… Crazy list alle politiche 2013

di Emiliano Condò
Pubblicato il 11 Gennaio 2013 - 20:09 OLTRE 6 MESI FA
Simboli elettorali (foto Ansa)

ROMA – Luciano Moggi capolista del partito di Stefania Craxi in Piemonte. Giovanni Favia in Emilia, con un partito diverso da quello con cui ha cominciato. Poi Emilio Fede  e signora inseriti nelle liste Pdl con la prospettiva di diventare senatori. E ancora Valentina Vezzali, dalla pedana alla Camera, dalle “toccate” di Berlusconi del 2008, alla folgorazione per Monti nel 2013.

Le liste elettorali prendono forma e con loro arrivano le candidature che non ti aspetti, quelle più o meno stravaganti. Il “colpo” di giornata lo piazza Stefania Craxi che mette in cima alla sua lista dei Riformisti Italiani (orbita Pdl) Luciano Moggi. Radicamento territoriale vuole che l’ex dg della Juventus sia candidato in Piemonte e così sarà. Con buona pace di tutte le vagheggiate teorie sull’incandidabilità. Moggi, infatti, per ora ha due condanne: quella in primo grado al processo Calciopoli (condita da una radiazione decisa dalla giustizia sportiva) e una in secondo grado nel processo Gea per violenza privata.

Condanne non definitive quindi Moggi per lo Stato è ancora innocente. E candidato. Anzi Craxi decide di farne un simbolo. Di cosa? “Di una battaglia politica contro il circo mediatico-giudiziario che in Italia rovina le carriere”. La cronaca intanto registra che la politica ha potuto dove il calcio non ha potuto: far correre Luciano Moggi e Silvio Berlusconi per la stessa squadra.

Più tipicamente “politica” la vicenda di Giovanni Favia, consigliere del Movimento a Cinque Stelle espulso da Beppe Grillo dopo un fuorionda in cui protestava per l’assenza di democrazia interna. Favia allora sale sul carro della Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Lo fa annunciandolo su Facebook e dopo essersi fatto “desiderare” dal magistrato. Per strappare un sì all’ex grillino (che formalmente deve ancora dimettersi dal suo incarico) ci sono voluti giorni di insistenza. Chi aveva capito con un po’ di anticipo l’antifona era stato proprio Grillo: “Vuole fare il politico a vita”. Intanto prova a fare il salto doppio, dal Comune al Parlamento.

Di giovedì è invece la notizia di una coppia di candidati in Senato: Emilio Fede e sua moglie Diana De Feo. Notizia questa, ancora non ufficiale, ma comunque ribattuta da diversi organi di stampa. Tutti e due sarebbero nelle liste del Pdl: per la De Feo, senatrice uscente, niente di nuovo. Per Fede, imputato nel processo Ruby bis, e solo qualche mese fa fondatore di un suo movimento politico, “Vogliamo vivere”, il coronamento di un sogno.

Candidati particolari anche nella Lista Monti. A cominciare da Valentina Vezzali, collezionista di ori olimpici nella scherma e volto noto della pubblicità. Per Vezzali è una “svolta al centro”. Nel 2008, fresca di titolo olimpico, nel salotto televisivo di Porta a Porta disse a Berlusconi che “da lui si sarebbe fatta toccare”. Doppio senso non proprio fine con le “toccate” che danno i punti nel fioretto. Tre anni dopo Vezzali è politicamente “toccata” da Monti e vede nella possibilità di essere capolista nelle Marche la sua occasione “per servire il Paese”.

Poi ci sono le stranezze “geografiche”, quasi tutte di casa Pd: la toscanissima Rosy Bindi che scende fino alla Calabria per confermarsi in Parlamento e la catanese Anna Finocchiaro che cerca gloria, voti e seggio in Puglia.

Nella lista dei candidati “particolari” c’è anche un Monti che guida una lista a suo nome e vuole fare il premier. Non è Mario Monti, e la sua lista non è la “scelta civica” del professore. Si chiama si chiama Samuele Monti e viene da Venaria (Torino), è consigliere comunale di una lista civica a Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo. La sua lista  “Per l’Europa Monti presidente” però con il professore bocconiano non ha nulla a che spartire.

Tra “stravaganze” geografiche e politiche e prestiti dalla cosiddetta società civile si segnala per ora un’assenza. Gregorio De Falco, l’uomo della capitaneria di Porto che rimpoverava Schettino con il celebre “vada a bordo, cazzo!”, almeno per il momento non si è imbarcato. Niente lista Monti, come si ipotizzava qualche giorno fa. Schettino, invece, non lo ha ancora richiesto nessuno. Ma le vie delle liste sono infinite.