M5S, la rivolta di Latina: si dimettono mamma e figlio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Dicembre 2014 17:36 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2014 17:36
Da sinistra verso destra il deputato M5s Cristian Iannuzzi e i senatori M5s Ivana Simeoni e Giuseppe Vacciano

Da sinistra verso destra il deputato M5s Cristian Iannuzzi e i senatori M5s Ivana Simeoni e Giuseppe Vacciano

ROMA – La rivolta di Latina: il M5S perde altri tre pezzi al Parlamento. Madre e figlio tra Camera e Senato più un altro senatore, tutti pontini. Il motivo? L’addio al Senato e alla Camera viene motivato dai tre come una protesta contro i metodi del M5S.

In particolare per la continua discussione interna su questioni inerenti all’organizzazione del Movimento, sul metodo con cui vengono espulsi i parlamentari, senza dibattito ma per decisione dei leader.

E così oggi a dimettersi sono Cristian Iannuzzi, deputato, sua madre Ivana Simeoni, senatrice, e Giuseppe Vacciano, anche lui eletto al Senato.

“Il Movimento – ha spiegato Iannuzzi – ormai è completamente diverso dalla sua idea originaria. Siamo stato eletti perché parlavamo di democrazia dal basso, di trasparenza. Tutte idee che non ci sono più. Ci siamo persi per strada quello che eravamo. Non facciamo altro che discutere di problemi interni. E i risultati si vedono”.

La madre ha continuato: “Parenti e conoscenti vi informo che noi pontini abbiamo rassegnato le dimissioni dal Parlamento, per coerenza con i nostri ideali di 5 stelle, che non sono più quelli che vengono ora perseguiti”.

Anche Vacciano, in un lungo post su Facebook, se la prende con i metodi del M5S:

“Le decisioni prese e le scelte organizzative fatte nelle scorse settimane, a mio avviso sono distanti da quanto ho sostenuto e per il quale ho combattuto in questi anni: una democrazia partecipata intesa come formazione “congiunta” dei processi decisionali e non semplice ratifica”.

“In questo momento – ha scritto il parlamentare dimissionario – il fatto che io condivida o meno il merito delle scelte fatte ha poca importanza, il problema è di metodo”.

“Oggi non riesco a identificare in questo Movimento (anche se sono fermamente convinto che rappresenti l’ultima speranza per il nostro Paese) alcuni elementi che per me erano fondamentali, nei quali credo profondamente e per i quali ho chiesto sacrifici non tanto a me stesso, quanto ai miei cari”.