Manovra, i parlamentari si fanno lo sconto. Tagli ridotti e incompatibilità svuotate

Pubblicato il 8 Settembre 2011 8:59 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2011 11:24

ROMA – Uno sconto, né più né meno, infilato nel maxiemendamento blindato dalla fiducia con cui il governo si appresta, finalmente, a tradurre in legge la manovra finanziaria. A godere dello sconto saranno gli stessi attori che la manovra hanno scritto e devono votare, ovvero i parlamentari. Tutto nero su bianco nell’articolo 13 del testo, quello che regola proprio i tagli alla politica, articolo in cui si riducono i tagli alle indennità e si ammorbidiscono sensibilmente le norme sull’incompatibilità tra mandati.

Il capitolo tagli è il più evidente. Fino al maxiemendamento, infatti, si parlava di un taglio di retribuzioni o indennità del 10% per la parte eccedente i 90 mila euro, il 20% su quella che supera i 150 mila. Con lo sconto le cifre restano le stesse, ma cambia la tempistica, e quindi la sostanza. Il nuovo taglio non sarà infatti definitivo come era stato pensato in un primo momento ma varrà solo per il biennio 2011-2013. Significa, detto in parole povere, che passata  (si spera) la tempesta finanziaria, per i parlamentari tutto tornerà come prima.

C’è di più: dalla sforbiciata restano fuori la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. “Privilegio” che ha fatto imbufalire un viceministro dello stesso governo che la legge ha scritto, ovvero Roberto Castelli. Dal Quirinale gli è arrivata una risposta chiara che suona più o meno così: “La legge non l’abbiamo scritta noi, chiedi al tuo governo. I dipendenti del Quirinale pagano comunque già il contributo di solidarietà a suo tempo introdotto per la pubblica amministrazione”. Vero. Peccato che tale contributo sia esattamente la metà di quanto previsto dai nuovi tagli.

Sostanzialmente svuotata anche la norma sulle incompatibilità. Prima del maxi emendamento, infatti, era proibito ai parlamentari ricoprire qualsiasi altra carica pubblica elettiva. Ora, spiega Mario Sensini sul Corriere della Sera, “l’incompatibilità è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi. Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città”.