Dopo il vertice di Bruxelles Monti chiama gli alleati: “Ora tocca a voi”

Pubblicato il 30 Giugno 2012 10:26 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2012 15:22

Casini, Bersani, Alfano (LaPresse)

ROMA – Dopo aver raggiunto l’intesa con i leader europei, Mario Monti ha chiamato i tre leader della sua maggioranza inedita per informarli della trattativa condotta a buon fine nella notte di venerdì. Il Presidente del Coniglio ha annunciato anche i prossimi obiettivi del governo ed ha chiesto ai tre leader  di aspettarsi che facciano la loro parte.

Dopo la spending review che probabilmente verrà presentata lunedì 2 luglio, monti guarda anche a quei 13 decreti che aspettano di essere approvati da qui a fine luglio.

Dopo il successo a Bruxelles, Monti troverà comunque al suo rientro un panorama molto diverso da quello lasciato alla vigilia della trasferta. Per poter partecipare al paese sul carro del vincitore, sembrerebbe essersi rialzato di nuovo il vento del “rimpasto”  che dovrebbe portare all’innesto nel governo di tre personaggi dal profilo tecnico-politico. Un’operazione che lascia freddo il premier ma che avrebbe come principale sponsor Pier Ferdinando Casini, anche se fonti centriste negano questa ipotesi.

Parte del Pdl invece, sembrerebbe virare decisamente a favore del governo. Abbandonata la linea del sostegno svogliato a Monti, sono in molti – a partire da Alfano – ad applaudire per i risultati del vertice europeo.

Nel partito tuttavia, persiste una forte ala di falchi, capitana da ex di An ed anche da Renato Brunetta. In questo clima, alcuni big del partito tra cui Fabrizio Cicchitto, stanno meditando il modo migliore per prendere le distanze dall’esecutivo senza provocarne la caduta. Eventualità che li esporrebbe al rischio di essere additati come responsabili della bancarotta del paese. La linea emersa nelle ultime ore, sarebbe stata allora quella ribattezzata “astensione operosa”. Ovvero, quando arriveranno in aula i provvedimenti del governo, i falchi non voteranno no, ma consentiranno alle misure di passare astenendosi. Una sorta di “governo della non sfiducia”, come quello di Andreotti nel ’76.

Anche Silvio Berlusconi avrebbe fiutato il cambiamento d’aria: “Ora è impossibile far cadere Monti” avrebbe ragionato l’ex premier, che sembrerebbe quindi deciso di puntare nuovamente su Pier Ferdinando Casini. Ne sono stati testimoni i leader del Ppe, riuniti a Bruxelles il giorno d’apertura del vertice. Al presidente del Ppe Wilfried Martens il Cavaliere ha confidato: “Punto a ricongiungermi con Casini. Ma voi mi dovete aiutare. Dovete insistere affinché non faccia l’errore di buttarsi a sinistra”.

Nella sala d’albergo dove si riuniva la famiglia popolare, Casini del resto era stato prodigo di complimenti sia per Monti che per Berlusconi, a cui aveva dato atto del “senso di responsabilità” con cui dava una mano al governo italiano. Parole che avevano colpito molto Berlusconi. Il quale, davanti a tutti, si era alzato andando a stringergli la mano: “Grazie Pier Ferdinando. A questo punto rinuncio al mio intervento perché hai già detto tutto tu”. Uno scambio di affettuosità rinnovato in un breve faccia a faccia al termine della riunione.

“Casini – spiega Mario Mauro, che ha accompagnato Berlusconi in Europa – punta a creare un nuovo arco costituzionale che lasci fuori solo il Pdl. A quel punto noi rischieremmo di fare la fine del Msi. Molto meglio percorrere la strada più limpida: concordare un programma con il Pd e assumersi la responsabilità di fare un governo insieme nella prossima legislatura” per così evitare l’isolamento politico.