Molise al voto: “post-berlusconiano” contro ex-berlusconiano

Pubblicato il 16 ottobre 2011 8:53 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2011 8:53

CAMPOBASSO – Gli elettori sono poco più di 350 mila ma il voto in Molise (domenica 16 e lunedì 17) per scegliere presidente e consiglio regionale ha significati che superano la dimensione locale.

Per il centrodestra e per ottenere il terzo mandato consecutivo si presenta davanti agli elettori Michele Iorio, uomo del Pdl che in Molise governa da 10 anni. Eppure, stavolta, qualcosa di nuovo c’è. Iorio è infatti pioniere di un Pdl “deberlusconizzato” con un’operazione di “restyling” che inizia dal simbolo. Per la prima volta, infatti, sul logo del Pdl su cui gli elettori dovranno mettere la croce non c’è scritto “Berlusconi presidente” ma “Iorio presidente”.  Il candidato, insomma, è convinto di portare più voti di quanti ne porterebbe il premier in tempi di immagine appannata. Non solo: Iorio è esponente di un centrodestra allargato che si fa forte anche dell’appoggio dell’Udc. Un centrodestra che a livello nazionale potrebbe esistere solo previo accantonamento di Berlusconi.

Contro Iorio corre per il centrosinistra Paolo di Laura Frattura, un moderato. Talmente moderato che fino a qualche anno fa era proprio nel partito di Iorio e ora è il suo principale avversario. Come a dire che in Molise la corsa si gioca al centro e si punta sul più “moderato che moderato non si può”.

Tecnicamente Frattura potrebbe anche tentare il colpaccio. Eppure resta sfavorito perché in Molise corrono anche i grillini (il candidato è Antonio Federico) e potrebbero portare via a Frattura proprio quei 4-5 punti decisivi per la vittoria finale.  Infine c’è il candidato della Destra Giovan Carmine Mancini il cui obiettivo però è solo prendere qualche migliaio di voti.

Il Molise, però, è anche altro. Ad esempio è la Regione che, dopo un decennio di Iorio, si ritrova ancora con la spesa sanitaria pro-capite più alta di tutta Italia. Problema che, governatore vecchio o nuovo, dovrà prima o poi essere aggredito.

Infine c’è il caso Di Pietro. Il leader dell’Idv sabato non era al corteo indignato proprio perché impegnato in Molise dove candidato, tra gli altri, è suo figlio Cristiano, prontamente ribattezzato “il carpa” per analogia con il trota Renzo Bossi. A Termoli, dove è candidato, l’Idv locale l’ha presa malissimo ma alla fine è passata la linea del padre segretario.  Ora per Di Pietro Jr è tempo di urne: riuscirà a prendere voti come Renzo Bossi?

[gmap]