Renzi, note spese di Firenze: Corte dei conti apre indagine

Note spese di Renzi a Firenze: Corte dei conti apre fascicolo
Il Fatto Quotidiano di oggi, 13 ottobre 2015

FIRENZE – Chiuso, con le dimissioni del sindaco Ignazio Marino, il fronte romano, sulle note spese si apre un fronte fiorentino che riguarda direttamente il premier Matteo Renzi, che dal 2004 al 2014 è stato presidente di Provincia e sindaco di Firenze, spendendo non poco in cene e viaggi. La Corte dei Conti ha aperto un’indagine. Probabilmente Renzi riuscirà a spiegare le sue ragioni, ma intanto un po’ di trasparenza non farebbe male: non c’è traccia dei rendiconti delle sue spese da sindaco di Firenze (2009-2014).

Ecco tutta la ricostruzione della vicenda – forse non nota a tutti, visto che ad occuparsene è quasi esclusivamente il Fatto Quotidiano. Tutto è partito dalle dichiarazioni del ristoratore fiorentino Lino Amantini, intervistato da Davide Vecchi per il Fatto Quotidiano. Amantini racconta un Renzi che a cena raggiungeva conti da 1.000 euro, facendo pagare le fatture al Comune:

Ricorda con chi Matteo Renzi venne a pranzo il 5 giugno 2007 quando spese 1.050 euro per un unico pasto?
Scherza?
E invece nell’estate del 2013…
Stop: non mi ricordo nulla, per carità. Ci mancherebbe pure questa: mica schedo i clienti, figurarsi.

Lino Amantini è il titolare del ristorante “Da Lino” il rifugio preferito da Matteo Renzi per pranzi e cene negli anni in cui era presidente della Provincia prima e sindaco di Firenze poi. Sono molte le ricevute di questa toscanissima trattoria alle spalle di Palazzo Vecchio finite all’attenzione della Corte dei conti tra le spese di rappresentanza dell’attuale premier. Nei quattro anni alla guida della Provincia, in soli pasti Renzi raggiunse circa 600 mila euro, mentre dell’epoca da sindaco ancora il dettaglio non esiste perché gli scontrini sono al vaglio dei magistrati contabili salvo poche delibere reperibili da Palazzo Vecchio. Lino capisce immediatamente il motivo di queste domande e le anticipa.
– “Marino vero?”
– Marino, sì
– Marino deve aver toccato qualche armadio che non doveva aprire perché non s’è mai visto che un sindaco va a casa per qualche cena, stiamo parlando di 20 mila euro in due anni, giusto? Cioè niente.
Avrebbe mentito su alcuni commensali e il ristoratore, per quanto il sindaco non fosse cliente assiduo, ha una memoria ferrea.
– Marino io non lo conosco, ma da quel che ho potuto leggere credo che non abbia il 100 per cento delle colpe, anzi. Lì c’è un mondo dietro, un mondo strano dal quale per fortuna io son lontano. Ma mi deve dire quale sindaco non va a cena fuori con le persone? Amici, familiari, politici, imprenditori. È normale, stupisce piuttosto tutto questo clamore per due cene, siamo seri.
– Siamo seri. Lei non ricorda i giorni specifici ma si ricorda di Renzi come suo cliente?
– Ma scherza? Matteo era sempre qui, mai solo e portava la qualunque. Amici, familiari. Ricordo benissimo che tre giorni prima di avere l’ultimo figlio venne con l’Agnese qui, aveva il pancione. Non toccatemi l’Agnese, eh, che è proprio bravissima, una persona meravigliosa guardi ed è rimasta quella di sempre, non è cambiata d’una virgola, first lady o no.
– Leggenda vuole che in questo ristorante ci sia la “saletta Renzi”. 
– Leggenda un corno, è questa dove siamo seduti ora. Sa quante tavolate, feste, pranzi e cene di lavoro qui dentro? Un’infinità. E poi si mandava la fattura direttamente in Comune. Infatti da quando Matteo è andato a Roma m’è calato parecchio l’incasso. Gliel’ho mandato a dire da Luca che ogni tanto passa ancora: ‘digli che gli fo causa uno di questi giorni’.
– Luca immagino sia Luca Lotti, anche lui suo cliente?  
– Lui e tutti gli altri. Eran bimbetti, li ho visti crescere. La Boschi, la Bonafè, Lotti, Bonifazi. Ancora? La Manzione. Tutti quanti, pensi che Carrai io lo chiamo ‘fratello’. Marco è un bravo ragazzo, ora viene con la moglie, bella coppia, gente proprio perbene. Con la moglie e la famiglia veniva anche Nardella.
– Lui è rimasto  
– Sì, ora è sindaco lui ma non c’è paragone con i tempi di Matteo. Prima qui era sempre pieno e c’era la coda fuori di gente che voleva mangiar qui solo nella speranza di poter parlare due secondi con Matteo. Ora macché.. Oh per carità: Dario è intelligentissimo, preparato ma Matteo era un’altra storia.
– E le fatture le manda ancora direttamente in Comune?  
– No, no. Ora chi viene paga di tasca sua, poi non lo so se chiedono i rimborsi o come funziona. Certo vengono molto meno, son cambiati i tempi. Nessuna tavolata e zero fatture al Comune. Poi Renzi spesso riusciva a far pagare l’ospite al posto suo, qualcuno da fuori, ma non mi chieda i nomi di politici o altro perché non me li ricordo: né che saldassero loro o lui. Comunque sembra passata una vita.   […]
– Ultima cosa: nel menu c’è ancora il piatto Renzi? 
Certo, l’aveva inventato lui: salmone e melone.

Il giorno dopo lo stesso Renzi ha replicato direttamente al Fatto via sms. L’articolo di Davide Vecchi con la risposta del premier è andato in edicola il 12 ottobre:

Ieri mattina Matteo Renzi, dopo aver letto l’intervista in cui uno dei suoi ristoratori fiorentini preferiti, Lino Amantini, racconta al Fatto di suoi pranzi e cene a spese della Provincia e del Comune di Firenze, si è messo in contatto con il nostro giornale. Via sms: “Io – ci ha scritto – ho messo online tutte le spese, per primo in Italia. E tutte le volte che ho mangiato con mia moglie e la mia famiglia ho pagato di mio, come è ovvio. Sia da Lino che da altri. Peraltro tutte le mie spese dal 2004 al 2013 sono state al vaglio nome per nome, pranzo per pranzo, di Pm e Corte dei conti. Non è possibile che Lino dica che il Comune pagava le mie cene con mia moglie (che poi saranno stati tre o quattro pranzi quando lei insegnava in città). Perché lui voleva offrirmeli e io proprio per questo insistevo per pagarli. Io certe cose non le faccio. E comunque ci sono le ricevute del Comune e le mie personali. Mai fatto tavolate con moglie e amici. Quando ero con mia moglie, ero con lei – prosegue il premier – Tra l’altro, il pranzo che viene citato era nel 2006, quando non ero ancora neanche in Comune. A questo punto faccio fare una nota ufficiale, lo dico a Filippo Sensi”.

Non sappiamo se l’ha poi detto al suo portavoce Filippo Sensi. Ma la “nota ufficiale” non è mai arrivata. Quindi registriamo quanto ci ha informalmente dichiarato il premier. E – siccome non è ancora stata approvata la “riforma” che vieta ai giornali di rispondere alle lettere di rettifica – facciamo notare che Renzi ha scarsa memoria.

1) Il pranzo di cui abbiamo chiesto a Lino Amantini non risale al 2006, ma al 5 giugno 2007. Il conto era di 1.050 euro, come risulta dai documenti della Corte dei Conti che ha messo in fila gli scontrini per le “spese di rappresentanza” dell’allora presidente della Provincia.

2) Per i soli pasti, in cinque anni, l’attuale premier fece spendere alla Provincia quasi 600 mila euro. Sarà sicuramente vero che a nessun pasto prese parte anche sua moglie. Abbiamo però riportato quanto dice il suo amico ristoratore Lino, che ricorda tavolate con amici e parenti, con relative fatture inviate al Comune.

3) Ignazio Marino ha dettagliato i nomi dei suoi commensali, e sette volte è stato smentito, ragion per cui Renzi ne ha preteso le dimissioni. Può Renzi essere così cortese da fare altrettanto? E anche quelli dei suoi viaggi all’estero? Per esempio: con chi andò a Washington nel 2008? Con chi era a Boston, quando gli bloccarono la carta di credito della Provincia per raggiunto limite di spesa?

4) È vero che all’epoca Renzi era ancora in Provincia. Ma non è vero che le spese di rappresentanza della Provincia e del Comune le abbia messe online per primo in Italia, come ci ha scritto. Quelle note sono state raccolte dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Firenze su indicazione del Tesoro, che vi aveva riscontrato “gravi anomalie”, relativamente al periodo della provincia. Quindi le spese passate al setaccio – per il momento e a quanto è dato sapere – si riferiscono al 2005-09. Utile riportare i rilievi della Corte dei Conti, che nel 2010 scrisse: “L’organo di revisione riscontra anomalie connesse con l’utilizzo delle carte di credito per le spese di rappresentanza… e una carenza di motivazione sui fini istituzionali soprattutto in relazione alle spese di rappresentanza che sono generiche e non in grado di dimostrare l’utilità per l’ente”. Ma la Provincia, annotavano i giudici contabili, “precisa che dal 2009, a seguito del rinnovo degli organi di governo, l’uso delle carte di credito è cessato”. Renzi nel frattempo era passato a Palazzo Vecchio.

5) Il dettaglio delle spese di rappresentanza sostenute negli anni di Renzi sindaco non è possibile conoscerlo. Non solo online non si trova, salvo alcune voci generiche e prive di dettagli sulle spese. Ma alcuni consiglieri comunali di opposizione hanno più volte chiesto al Comune di Firenze il rendiconto voce per voce, e si sono visti negare l’accesso agli atti. Le domande sono state presentate nel 2013 e nel 2014, quando Renzi era sindaco; e anche nel 2015, sotto la sindacatura di Dario Nardella. Mercoledì scorso sono tornati alla carica con una nuova richiesta di accesso agli atti, e attendono una risposta. Che sia questa la volta buona? Renzi pregare l’amico Nardella di aprire l’archivio di tutti i suoi scontrini e pubblicarlo finalmente sul sito del Comune?

Lo stesso 12 ottobre la Corte dei Conti apre un fascicolo d’indagine (non è il primo) sulle spese di Renzi. Davide Vecchi rincara la dose: conti da 1.260 al Cibreo (noto ristorante fiorentino), 1.855 euro alla Taverna del Bronzino, 1.224 euro in una pasticceria. E poi: aragoste in California in una trasferta (da presidente della Provincia) alle casse dell’ente 70 mila euro. Altre due trasferte in Usa sono costate alla Provincia 26.700 e 45.000 euro.

Sulle spese di Renzi sindaco, la Corte dei conti ha aperto un fascicolo. La decisione è stata raggiunta a seguito delle dichiarazioni del ristoratore fiorentino Lino Amantini, che domenica in un’intervista al Fatto ha raccontato di quando, ai tempi di Renzi sindaco, inviava le fatture direttamente a Palazzo Vecchio. Ieri, lo stesso ristoratore, assediato da telecamere e cronisti, ha detto all’Ansa: “Non parlo con nessuno, non dico proprio nulla; è tutto il giorno che squilla questo telefono. Lasciatemi lavorare, per favore”.

I magistrati contabili avevano già acquisito parte della documentazione relativa alle spese di rappresentanza, ma estenderanno ora l’inchiesta ad altre voci contabili per verificare l’intera gestione amministrativa. In giornata si è mossa anche l’opposizione in Comune. Il consigliere Tommaso Grassi di Sel durante i lavori dell’aula ha chiesto al sindaco Dario Nardella di rendere trasparenti le spese dell’attuale giunta e della precedente. “Renzi noi lo conosciamo bene, già in Provincia ha mostrato ottime performance, ma stamane ha risposto al Fatto, che gli chiedeva di rendere pubblici i suoi scontrini, di averli già messi online”. Noi, ha proseguito Grassi, “siamo andati a cercarli: inutilmente”. Quindi, ha concluso, “rispetto a quello che è stato fatto dall’ex sindaco Marino – che ha indicato voci di spesa dettagliate con la massima trasparenza – chiediamo che altrettanto facciate lei e Renzi: ci uniamo alla richiesta del Fatto e le chiediamo di rendere tutti gli scontrini trasparenti al massimo, visto che al momento di trasparente c’è ben poco”.

Nella attesa (fiduciosa) delle ricevute dettagliate, ricordiamo quelle che Grassi chiama le “ottime performance” di Renzi quando era in Provincia. Anche su quelle la Corte dei conti e la Procura aprirono un’inchiesta contestando inizialmente “spese pazze” per 20 milioni di euro, dieci dei quali per una società creata ad hoc per divulgare il suo verbo: Florence Multimedia. Rimanendo nel parallelo con l’ex sindaco di Roma Marino, finito nei guai per viaggi e pasti.

Lino non è l’unico ristorante in cui Renzi riusciva a spendere oltre mille euro per un pasto. Al Cibreo, ad esempio, uno dei più rinomati della città, il 23 maggio 2008 raggiunge i 1.260 euro. Fattura inviata in Provincia e pagata attraverso bonifico. Alla Taverna del Bronzino lascia 1.855 euro mentre al Caffè Nannini – una pasticceria – versa in un sol colpo 1.224 euro. Impossibile conoscere causale e commensali perché non sono stati indicati all’epoca e perché a oggi, nonostante più volte chiesti, Renzi non risponde.

Così come il fidato capo gabinetto Giovanni Palumbo – oggi a Palazzo Chigi – che ha firmato decine e decine di delibere per i rimborsi spese del presidente che aveva a disposizione anche una carta di credito con un limite di spesa mensile di 10 mila euro. Nell’ottobre 2007, però, Renzi riesce a farsela bloccare. Durante un viaggio negli Stati Uniti, infatti, la carta viene sospesa a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston e così Renzi è costretto a pagare di tasca propria 4.106 dollari – al cambio dell’epoca 2.823 euro, all’hotel Fairmon di San Jose, in California. Qui pasteggia ad aragoste. Appena torna in Italia si fa restituire la somma con una delibera firmata il 12 novembre. Solo per questa trasferta oltreoceano, le casse della Provincia spendono 70 mila euro: non si sa per quante persone né quali. Un’altra missione in California, ma questa volta a Santa Clara per “attività internazionali” costa alle casse dell’ente 26.775,82 euro per sei giorni: dal 2 all’8 novembre. Ma in questo caso l’obiettivo del viaggio è specificato: incontrare i rappresentanti delle aziende Cisco e Apple e verificare lo stato di avanzamento delle attività avviate con il Mit, Massachusetts Institute of Technology. Che però è a Boston. Nel 2009, dopo aver vinto le primarie come candidato sindaco del Pd alla guida di Firenze e prima però del passaggio da un Palazzo all’altro, Renzi vola di nuovo in America a spese della Provincia. Questa volta si fa accompagnare dal fidato Marco Carrai e da un assessore. Spendono 45 mila euro. Va nella speranza di incontrare il neoeletto presidente Barack Obama. Non riesce. Ma da oltreoceano fa sapere che l’ha invitato a Firenze.

Sulla vicenda è ancora aperto un fascicolo in procura scaturito da un esposto presentato dall’avvocato Carlo Taormina per conto di Alessandro Maiorano, dipendente di Palazzo Vecchio e grande accusatore di Renzi. Proprio oggi Taormina sarà ricevuto dal gip Alessandro Moneti in merito all’inchiesta.

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