Spending review, tagli lineari anti-cittadino. Lo spreco è il posto letto?

Pubblicato il 7 Luglio 2012 10:19 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2012 10:20
Il premier Mario Monti con il commissario alla spending review, Enrico Bondi

Monti e Bondi (Foto Lapresse)

ROMA – Spending review vorrebbe dire “revisione di spesa” non “taglio ai cittadini”. Vorrebbe dire “eliminare gli sprechi”, non “eliminare i servizi”. Eppure la spending review del governo Monti sembra fare il contrario, e scontenta tutti: sindacati e governatori, medici e avvocati, per una volta sono tutti uniti contro lo stesso “obiettivo”. Non piacciono i tagli al settore della sanità (circa 18 mila posti letto in meno), ma anche la soppressione di tanti tribunali locali ha creato malumore.

E se i sindacati hanno ritrovato unità promettendo sciopero, i presidenti delle Regione, senza distinzione di “colore” sono tutti preoccupati per l’effetto della manovra. Da Formigoni alla Polverini, da Cota a Vendola, è un unico coro di voci contro i tagli.

Vediamo da Wikipedia cosa si intende per “Revisione di spesa pubblica”: Con revisione della spesa pubblica, in inglese spending review, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative, delle procedure di decisione e di attuazione, dei singoli atti all’interno dei programmi, dei risultati. Analizza più il come che il quanto. Significa che i capitoli di spesa di uno o più ministeri vengono passati al vaglio per vedere cosa può essere tagliato, per scoprire se ci sono sprechi o casi di inefficienza. La revisione della spesa pubblica investe anche gli acquisti delle amministrazioni. Principio dell’operazione dovrebbe essere quello di identificare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati alle diverse amministrazioni o che li raggiungono solo in maniera inefficiente, a fronte di spese molto più alte del necessario

In parole povere, bisognerebbe partire dalle spese superflue, che nel nostro caso potrebbero essere gli acquisti: è proprio su questo fronte che i partiti possono “mangiare” più facilmente. I costi della politica da soli non bastano a spiegare il debito pubblico italiano, ma certamente sono al primo posto nella classifica delle “spese non necessarie” individuate dai cittadini. Sicuramente i benefit della “Casta” sono più superflui di un posto letto in ospedale. O del lavoro di medici e infermieri che improvvisamente rischiano di perdere il posto.

Invece da noi funziona al contrario: le spese delle amministrazioni non sono ritenute superflue, o almeno sono ritenute superflue nella stessa misura dei servizi al cittadino. Ma che spreco è quello di garantire il ricovero e le cure (la sanità pubblica è ancora un diritto in Italia) al maggior numero possibile di cittadini?

I numeri forniti dalla Cgil medici fanno rabbrividire: con la spending review “rischiano di saltare circa mille reparti ospedalieri” e altrettanti primari. Questo vuol dire sì meno spese per lo Stato, ma vuol dire un servizio più farraginoso sul territorio. E vuol dire più disoccupati nel settore della sanità.

Sindacati

Il leader della Cgil, Susanna Camusso, non ha dubbi: “Si tratta di una manovra recessiva”. Anche Cisl, Uil e Ugl sono sulla stessa lunghezza d’onda: si preannuncia un periodo caldo sul fronte scioperi. Ma fanno sentire la propria voce anche i sindacati di categoria: secondo Spi-Cgil “si arriverà così alla cancellazione di 80mila posti letto e alla chiusura di centinaia di piccoli presidi sanitari sul territorio”. Secondo Confsalute è l’intero sistema sanitario nazionale ad essere a rischio: “A fronte di 8.482.665 ricoveri ospedalieri pubblici – dice il presidente di Confsalute – e di 2.785.366 ricoveri privati, tagliando anche solo dell’1% e poi del 2% la spesa, oltre 200.000 prestazioni non verrebbero erogate e quindi i cittadini dovrebbero pagarle di tasca propria”.

Governatori

Come detto, non esistono distinzioni di schieramento tra i governatori. Sono infatti loro, insieme allo Stato, a giostrare la “palla” della sanità. La spending review così come scritta è “insostenibile” avverte il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Per Nichi Vendola è “un decreto ammazza-Italia”, Roberto Formigoni va oltre su Twitter: sono “tagli effettuati ad canis cazzium”. Renata Polverini spiega: “Non siamo in condizione di poter garantire i livelli essenziali”. Roberto Cota sentenzia: “Siamo di fronte a dei tagli lineari ma che possiamo anche definire tagli selvaggi, visto che non tengono assolutamente conto della realtà del territorio e impatteranno negativamente sui servizi a metà dell’anno in corso”.

Avvocati

La soppressione di decine di tribunali locali ha messo in subbuglio anche il mondo della giustizia. Il Consiglio nazionale forense esprime, in una nota, “vivo rammarico per la scelta del governo di approvare lo schema di decreto delegato sulla soppressione di tribunali e procure sub provinciali, nonostante la richiesta dell’avvocatura di applicare anche al comparto giustizia il meccanismo della spending review, come prescrive per tutti gli altri comparti pubblici lo stesso decreto legge approvato.