Palermo/ Luciano Violante interrogato sulla ipotesi di una trattativa tra mafia e Stato

Pubblicato il 23 Luglio 2009 13:20 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 13:58
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Luciano Violante

Palermo- L’ex presidente della Camera, Luciano Violante, è negli uffici della Procura palermitana dove viene sentito dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta sulla ipotesi di trattativa tra mafia e Stato che ci sarebbe stata nel ’92.

Questa la carriera politica di Violante:

Con la svolta del 1991 entrò nel Partito Democratico della Sinistra. In Parlamento fece parte della commissione d’inchiesta sul Caso Moro e, in seguito, fu presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Fu lui ad ascoltare Tommaso Buscetta che rivelò l’esistenza del terzo livello della mafia, cioè il legame con il mondo politico;

la sua gestione, alla presidenza della Commissione fu poi criticata da Giulio Andreotti, all’indomani dalla sentenza di Palermo che l’assolse dall’addebito di associazione a delinquere di stampo mafioso per i fatti accaduti dal 1980 in poi, come improntata a parzialità di tipo politico.

Il 10 maggio 1996 fu eletto presidente della Camera. Il suo discorso di insediamento fu uno storico appello alla riconciliazione tra le forze che si richiamano alla Resistenza e la destra post-fascista.

Sotto la sua Presidenza fu introdotta una delle più importanti revisioni del Regolamento della Camera degli ultimi decenni, quella approvata dall’Assemblea nel 1998.

Il commento della “novella” regolamentare da parte della dottrina giuridica è stato sostanzialmente assai favorevole sebbene l’estromissione della magistratura dal giudizio sul contenzioso tra la Camera ed i terzi è stata giudicata un’indebita estensione dell’autodichia.

Rieletto deputato alle elezioni del 13 maggio 2001, è nominato presidente del gruppo Democratici di sinistra – L’Ulivo.

Ancora eletto alla Camera dei Deputati nel 2006, è stato nominato Presidente della Prima Commissione Permanente, Affari Costituzionali.

Dopo la caduta del governo Prodi II, in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, ha dichiarato di non volersi più ricandidare a parlamentare per rispettare il ricambio generazionale perseguito dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni.

Dal 2008 è columnist del quotidiano Il Riformista. Nello stesso periodo salta l’intesa con il centro destra per l’elezione alla carica di Giudice della Corte Costituzionale