Pensioni Fornero e Jobs Act campagna elettorale li…riabilita!

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 gennaio 2018 10:23 | Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2018 10:23
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Pensioni Fornero e Jobs Act campagna elettorale li…riabilita!

ROMA – Pensioni Fornero e Jobs Act, la campagna elettorale era partita al’insegna del distruggi, demolisci, abolisci l’una e l’altro. Cancellare la legge Fornero sulle pensioni aveva intimato Matteo Salvini (lo fa ancora) e sembrava proprio che il Destra-Centro-Destra si allineasse nello smontaggio e sepoltura della legge che ci manda (con robuste eccezioni) in pensione a 66 e sette mesi (presto saranno 67).

A dare soddisfazione ad un paese che nutre nostalgia profonda per quando si andava in pensione a 60/61 anni di legge (58 di fatto) e coltiva profondo rancore per chi ha spezzato l’incantesimo non era all’avvio della campagna elettorale solo il trio Salvini-Berlusconi-Meloni. Di picconare la legge Fornero e tornare in qualche modo alle pensioni di prima, del mitico prima, si mostrano in avvio di campagna elettorale ansiosi anche quelli di M5S. E di smontare la Fornero non vedono l’ora dalle parti di Grasso-Boldrini. Tentazioni demolitorie, magari chiamandola ristrutturazioni, anche nel Pd.

Insomma la legge Fornero è partita in campagna elettorale come la prima e più grossa testa da tagliare e la prima e più grossa testa da offrire all’elettorato. Poi, non ci è voluto neanche tanto tempo, ci si è accorti che a decapitarla davvero la legge sulle pensioni ci si tagliava la giugulare. Al paese si tagliava la giugulare, non ad una legge. Rimandare gli italiani in pensione a 60 anni o poco più non solo e non tanto costa 25 miliardi l’anno che nessuno ha ma proclamerebbe al mondo che Italia non paga. Oggi il debito, domani le stesse pensioni. Un suicidio, e anche rapido.

Ragion per cui Berlusconi ha per così dire precisato: l’età pensionabile resta quella che è, non si tocca. E Maroni, parlando di Salvini, ha detto che abolire e abolire e abolire è propaganda irresponsabile. E Di Maio si guarda bene dal promettere la cancellazione della legge Fornero. L’ultimo della fila degli abolizionisti è rimasto Notarianni (Liberi e Uguali).

Nella campagna elettorale più ballista finora mai vista è accaduto un fatto strano: il principio di realtà si è preso una inaspettata rivincita. Abolire a chiacchiere la legge Fornero si può, a chiacchiere appunto. Ma farlo davvero non si può per il semplice e reale motivo che quella legge o almeno gli elementi portanti di quella legge (vedi aumento età pensionabile) garantiscono che pensioni ci siano da pagare.

Più o meno è accaduto, sta accadendo la stessa cosa al Jobs Act, la legge sui contratti di lavoro che a suo tempo ha consentito le assunzioni a tempo. Legge maledetta da Cgil-Liberi e Uguali, condannata al rogo da Salvini, da espellere dal corteo delle leggi civili secondo M5S. Poi, e non c’è voluto neanche tanto tempo, da Berlusconi a Di Maio tutti più o meno (salvo sempre i Notarianni e i Salvini) si sono acconciati a dirla diversa. E il Jobs Act da orrore dei popoli è diventato legge da cui ripartire, legge da migliorare. Nulla, proprio nulla da smontare. Per la semplice e reale ragione che una milionata di contratti di lavoro, anche se in maggioranza a tempo determinato, non si smonta.

Pensioni Fornero e Jobs Act, riabilitati dalla campagna elettorale che doveva e voleva giustiziarli e cancellarne perfino la memoria. Riabilitati a futura, prossima memoria. Perché chi vincerà le elezioni, chiunque sia, e quindi governerà la legge sulle pensioni che c’è e la legge sul lavoro che c’è non le abolirà certo, se non a chiacchiere appunto.

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