Inchiesta Rai-Agcom, per gli ispettori di Alfano non ci furono particolari violazioni

Pubblicato il 13 maggio 2010 16:08 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2010 16:39

Silvio Berlusconi

Nessuna intercettazione a ‘strascico’; nessuna violazione nella trattazione dei dati sensibili o nella competenza territoriale tra Trani e Roma: gli ispettori incaricati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano di fare chiarezza sull’inchiesta condotta dalla procura di Trani in merito al caso Rai-Agcom hanno consegnato al Guardasigilli le loro conclusioni. Nelle quali – secondo quando appreso dall’Ansa – non sarebbero state rilevate macroscopiche violazioni nell’inchiesta che portò all’iscrizione nel registro degli indagati del premier Silvio Berlusconi (per concussione e per violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo e giudiziario), del consigliere dell’Agcom Giancarlo Innocenzi (favoreggiamento personale) e del direttore del Tg1 Augusto Minzolini (rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale).

L’inchiesta aveva coinvolto il premier Berlusconi in quanto avrebbe fatto pressioni sull’Autorità Garante per le Comunicazioni per evitare la messa in onda di AnnoZero. Minzolini è indagato per aver confidato ad un collaboratore di Silvio Berlusconi le domande che il pm di Trani gli aveva rivolto durante un interrogatorio. Il consigliere dell’AgCom Innocenzi è invece finito nell’indagine per aver negato di aver ricevuto pressioni da un pubblico ufficiale per evitare la messa in onda di trasmissioni televisive “scomode”. Le intercettazioni, invece, proverebbero che Innocenzi avrebbe ricevuto molte telefonate da Silvio Berlusconi per “mettere il bavaglio” ad Annozero, Ballarò e Parla Con Me.

Gli ispettori del ministero della Giustizia hanno concluso la loro inchiesta proponendo, però, al Guardasigilli di esercitare l’azione disciplinare nei confronti del pm Michele Ruggiero per ‘violazione delle tabelle’: si tratta di un illecito minore, previsto dalla riforma Castelli del 2006. A Ruggiero, in altre parole, viene contestato di aver iscritto nel registro degli indagati Berlusconi, Innocenzi e Minzolini senza prima avvertire, come invece era tenuto a fare, il procuratore capo Carlo Maria Capristo, coordinatore del pool delle inchieste sui reati contro la Pubblica amministrazione.

Letta e valutata la relazione, il ministro Alfano avrà un anno di tempo per decidere se concordare con le conclusioni degli ispettori e se esercitare l’azione disciplinare nei confronti di Ruggiero. Gli ispettori del ministero, capeggiati da Arcibaldo Miller, non hanno avuto possibilità di visionare le carte dell’inchiesta. Tuttavia, i magistrati e gli investigatori di Trani, ascoltati dagli ‘007’, avrebbero offerto la “massima collaborazione” nei limiti di un segreto investigativo che non poteva essere violato. Dalla ricostruzione cronologica emersa nel corso delle audizioni gli ispettori avrebbero escluso il ricorso a intercettazioni ‘a strascico’, così come avrebbero accertato il rispetto delle regole in materia di competenza territoriale (gli atti riguardanti il premier Berlusconi furono infatti trasferiti a Roma), nonché la corretta trattazione dei dati sensibili da parte degli uffici giudiziari di Trani.

Ciò che di non regolare gli ispettori hanno ravvisato riguarda invece il mancato preavviso al capo della procura, Capristo, dell’iscrizione nel registro degli indagati di Berlusconi, Innocenzi e Minzolini. Secondo quanto ricostruito agli ‘007’ di Alfano, infatti, le trascrizioni di intercettazioni e atto relativi al premier, al commissario dell’Agcom e al direttore del Tg1 sarebbero stati consegnati il 5 marzo scorso al pm Ruggiero. Il quale tre giorni dopo, l’8 marzo, avrebbe provveduto a iscrivere i tre nel registro degli indagati. Senza però avvisare – a detta degli ispettori – il suo capo, Capristo. A pubblicare la notizia del premier indagato fu per la prima volta, il 12 marzo, il ‘Fatto quotidiano’.