Ribaltone del Pd coi dissidenti M5S? Paura in casa Pdl

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Giugno 2013 9:34 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2013 9:35
Ribaltone del Pd coi dissidenti M5S? Paura in casa PdlROMA – Francesco Bei su Repubblica riporta un retroscena, un possibile ribaltone del centrosinistra con i dissidenti del Movimento 5 Stelle a scapito del Pdl. Un ribaltone che preoccupa non pochi. “Se anche la Consulta mi desse torto, se anche dovessi essere condannato per Ruby, non farò cadere il governo. Lo so che non aspettano altro”, ripete l’ex premier da qualche giorno.
Mai e poi mai farà cadere il governo Letta. Ma c’è un motivo se Berlusconi. Ed è lo stesso motivo che spinge Matteo Renzi da qualche giorno ad essere più sospettoso del solito. Sono le voci di un ribaltone in preparazione, un cambio di maggioranza propiziato dallo sfarinamento in corso dei gruppi parlamentari a 5stelle. Un rimescolamento per sostituire il Pdl e decretare così la fine delle larghe intese. Il presupposto sarebbe ovviamente una crisi di governo con la prospettiva di una Letta-bis.
Scrive Francesco Bei:
A palazzo Madama, vero fronte delle operazioni, si fanno e si rifanno i conti di quanti potrebbero lasciare Grillo per sostenere un altro governo e mettersi al petto la medaglia di aver archiviato l’era Berlusconi. Si parla al momento di 12-15 pentastellati, su un gruppo che ne conta 53, pronti a mollare al momento opportuno.Troppo pochi, ancora, anche se nel Pd si sta lavorando ai fianchi il MoVimento con l’obiettivo di allargare la faglia. Per arrivare alla maggioranza di 156 senatori servirebbero almeno 20 transfughi, dando per scontato il sostegno dei 21 di Scelta Civica e dei 7 di Sel.
Due ostacoli a breve:
Benché il Cavaliere abbia tutto l’interesse, tanto più con le sentenze in arrivo, a restare aggrappato al governo, ci sono due strettoie che potrebbero facilitare l’operazione e portare a un incidente parlamentare. Il primo collo di bottiglia sono proprio le riforme. C’è un diffuso scetticismo sul lavoro del comitato dei saggi governativi e sulla capacità della bicamerale di trasformarlo in un disegno di legge costituzionale. Lo stesso ministro delle riforme, Gaetano Quagliariello ha posto unatimeline invalicabile: «I lavori dovranno essere completati al massimo entro il 15 ottobre». Altrimenti, ha detto alFoglio, «ne trarrò le conseguenze». Quattro mesi e si arriva a ottobre. Dove un altro collo di bottiglia, ancora più insidioso, minaccia la coesione della maggioranza di grande coalizione: la legge di stabilità. Sarà quello l’ultimo treno per approvare le riforme — dall’Imu a Equitalia, dal lavoro alla restituzione dei 90 miliardi di debiti alle imprese — che giustificano l’esistenza del governo di larghe intese.