Sakineh, i figli temono l’arresto: “Chiediamo asilo politico a Berlusconi”

Pubblicato il 5 Ottobre 2010 11:18 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2010 13:31

Sakineh Ashtani

I figli di Sakineh, Sajad e Saideh, hanno paura e chiedono aiuto all’Italia. Dopo la mobilitazione internazionale per salvare la madre dalla lapidazione, che ha visto soprattutto il figlio in prima linea a chiedere il sostegno alla comunità internazionale, i due ragazzi iraniani di 22 e 18 anni si sentono sempre più in pericolo.

“La nostra condizione continua a diventare sempre più difficile e sentiamo il pericolo di essere arrestati – dicono Sajad e di Saideh – pertanto, considerata anche la grande attenzione del governo e del popolo italiano nei confronti della nostra causa, chiediamo al premier italiano, Silvio Berlusconi, asilo politico. Così, in caso dovessimo intuire di essere inseguiti dal governo, avremmo un posto nel mondo dove rifugiarci”.

E’ questo il nuovo appello che Sajad Ghadarzadeh lancia attraverso un’intervista al governo italiano, chiedendo al nostro Paese ”di attivarsi moralmente e giuridicamente”. Una richiesta che se dovesse arrivare sul tavolo dell’esecutivo verrebbe ”valutata di concerto con i partner europei”, fanno sapere fonti della Farnesina, ribadendo allo stesso tempo l’impegno dell’Italia a salvare la vita di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. La donna, che ”grazie agli sforzi internazionali”, come ha ricordato Sajad, non rischia più al momento la lapidazione per adulterio, ma la condanna a morte per impiccagione per l’omicidio del marito.

”Spero che attraverso i vostri sforzi riusciremo ad annullare” anche questo verdetto, ha detto il figlio chiedendo anche ”al popolo italiano di restare al nostro fianco, di restare vigile e attivo”.

”Abbiamo ricevuto telefonate – ha detto Sajjad – da persone che si presentavano come agenti dell’Intelligence che ci hanno minacciato e una volta mi hanno convocato nei loro uffici, ma non ci sono andato. Ma c’è la possibilità che ci arrestino in ogni momento”. Lo stesso rischio, secondo il figlio di Sakineh, corre il suo avvocato, Javid Hutan Kian. ”E’ stato convocato dalla magistratura per sabato, e lì potrebbero arrestarlo”, ha affermato Sajjad.

”Una decina di giorni fa hanno perquisito la casa dell’avvocato Kian e hanno portato via del materiale, come avevano già fatto un mese fa, e da quattro o cinque giorni hanno installato telecamere a circuito chiuso fuori del suo ufficio”, ha detto Sajjad.

I due figli si rivolgono anche a Benedetto XVI: “Chiediamo nuovamente al Papa di intervenire e di fare pressione sulla repubblica islamica per salvare nostra madre Sakineh”.

Dell’innocenza della madre, Sajad è convinto. Per la prima volta fa il nome del presunto omicida del padre, ricostruendo parte di una vicenda che tra annunci e smentite – anche da parte delle stesse autorità iraniane – resta confusa. ”L’assassino è un’altra persona che si chiama Issa Tahari – accusa Sajad -. E’ lui che ha compiuto l’omicidio. Lui è stato scarcerato grazie al nostro perdono e noi gli abbiamo concesso la clemenza”.

Il figlio di Sakineh non ha fornito altri dettagli sull’identità del presunto omicida e l’unica ricostruzione al momento disponibile resta quella fatta dalla madre in tv nell’agosto scorso, in una confessione che sia i suoi figli che i suoi legali ritengono estorta: in quell’occasione la donna ha raccontato di aver avuto una relazione con il cugino del marito che l’ha poi messa al corrente della sua intenzione di ucciderlo. Sakineh ha detto di aver pensato a uno scherzo, finché ”poco dopo ha ammazzato mio marito fulminandolo” con dei fili elettrici.

Intanto l’Italia continua a rispondere agli appelli dei figli per non far calare l’attenzione sul caso di Sakineh e ribadire il no alla pena di morte. Da oggi una gigantografia della donna è esposta – come gia’ in tante altre città e palazzi istituzionali della penisola – sulla facciata del municipio di Milano e sul Palazzo di vetro della Provincia di Ancona.