Scuola, Matteo Renzi: “Governo rimedi a figuraccia. Non siamo Scherzi a parte”

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2014 9:40 | Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2014 9:41
Scuola, Matteo Renzi: "Governo rimedi a figuraccia. Non siamo Scherzi a parte"

Matteo Renzi (Lapresse)

FIRENZE – “Il taglio agli insegnanti è assurdo. Il governo rimedi a questa figuraccia, subito. Il Pd su questo non mollerà di un centimetro”. Così su Twitter il segretario del Pd e sindaco di Firenze Matteo Renzi interviene sulla vicenda del recupero delle somme relative agli scatti degli stipendi del personale della scuola.

Già martedì sera, ospite di Otto e mezzo, il neo-segretario aveva detto: “Non mi interessa” tanto il rimpasto ma “se un ministero dell’Economia e delle Finanze chiede indietro 150 euro agli insegnanti mi arrabbio perché non è ‘Scherzi a parte’ è il governo italiano”.

Con lui anche i sindacati che sono già sul piede di guerra: “Le istruzioni impartite dal Ministero dell’Economia per un graduale recupero degli scatti maturati nel 2012 costituiscono una decisione inaccettabile che va bloccata, una vera e propria provocazione che se attuata non potrà rimanere senza risposta” ha tuonato il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima.

Dalla Gilda arriva un ultimatum: “Siamo stanchi di aspettare: vengano restituiti ai docenti gli scatti degli stipendi o sarà sciopero generale”. Per la Flc-Cgil si assiste “ancora una volta a un pesante intervento sui diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, che saranno costretti a restituire le somme legittimamente e giustamente percepite”. “La scuola – ricorda il segretario Mimmo Pantaleo – ha già contribuito pesantemente al risanamento dei conti pubblici, finanziandolo con i tagli di personale (8 miliardi di euro), con il blocco del contratto di lavoro, con il taglio del salario e con l’aumento dei carichi di lavoro”.

Massimo Di Menna, segretario Uil scuola, parla infine di 2situazione gravissima, mai accaduta prima”. E attacca: “Il Governo in questa vicenda infila un errore dopo l’altro, trattando il personale della scuola anziché come lavoratori titolari di diritti, come sudditi”.