“La scuola non si giudica”: prof e studenti in sciopero dell’esame, del voto e… del sapere.

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 Maggio 2011 - 14:39 OLTRE 6 MESI FA

ROMA-Se risponde a verità la storia di Inferno, Purgatorio e Paradiso, allora davanti a San Pietro faranno boicottaggio e sciopero, sit-in e protesta contro il “giudizio che discrimina e scheda”. Sono i professori, e anche i presidi, e gli studenti della scuola italiana. Non proprio tutti, ma una buona e maggioritaria fetta della grande torta di lavoratori e utenti della scuola. Non vogliono essere sottoposti a giudizio o almeno a giudizio ed esame che offra alla fine un risultato, una classifica, un valore, un voto. Quindi San Pietro con loro non avrebbe scampo con quella sua pretesa di giudicare e dividere: chi all’Inferno, chi in Paradiso, chi al Purgatorio…Se quel giorno si andrà tutti davanti a San Pietro o a chi per lui,  troveremo lì davanti una manifestazione e un picchetto dei Cobas della scuola, guidati da Piero Bernocchi, eterno anche lui.

Dal 10 di maggio e per tre giorni milioni di scolari e studenti dovrebbero rispondere ai questionari dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, insomma l’Invalsi. A che serve? A misurare, sapere quanto funziona la nostra scuola, quali competenze riesce a trasmettere, quali diventano patrimonio di chi studia. Sì, insomma a sapere quanto vale la scuola italiana, quanta cultura, scienza, formazione ed educazione trasmette e produce. E come si può sapere? Valutando quel che sanno scolari e studenti, altro modo non c’è. Ma presidi, insegnanti e anche genitori non ci stanno. Misurare quanto il ragazzo sa leggere, quanto la ragazza fa di conto? Neanche per sogno. Comitati di insegnanti e gruppi di presidi fanno presente che “la mansione non rientra negli obblighi contrattuali”. Insomma boicottaggio. Qualcuno ha inviato perfino una lettera-appello ai colleghi perché “si astengano da inizitaive unilaterali che non tengono in conto la complessità della macchina scuola…”. Già, la “complessità” che da decenni si oppone e fa a pezzi l’idea semplice del valutare, misurare, sapere quel che fanno e sanno docenti e discenti. Una scuola senza giudizio e giudizi, è come le api senza il miele, le barche senza il mare, il temporale senza la pioggia…Non ha senso ma è la trincea fortemente difesa e presidiata da docenti, studenti, sindacati, genitori e anche stampa e informazione.

Docenti e discenti, insegnanti e studenti, con concorso di presidi e genitori che faranno di tutto per fermare gli esami Invalsi in moltissime delle centomila classi previste. Perchè sono esami “non scientifici”. Mai però una volta che sindacati e docenti abbiano indicato un metodo che giudicano scientifico, la loro è la tecnica di Bertoldo per cui non era mai buono l’albero e a cui doveva essere impiccato. Infatti insegnanti raccolti nei Cobas, ma anche organizzati da Cgil, Cisl, Uil e sindacati autonomi vari da decenni giudicano ogni giudizio su di loro alla stregua di una forca, di una impiccagione. Perché? Lo dicono con chiarezza: un esame porterebbe alla “valutazione, alla gerarchizazzione retributiva, esasperebbe la concorrenza”. Insomma il male assoluto, le cavallette, il giudizio universale…Differenze di salario premiandi i migliori? Non sia mai. Concorrenza tra docenti? Ignobile e impensabile. Quindi niente giudizio, esame, valutazione, voto al loro lavoro. Neanche per via indiretta, neanche valutando ciò che sanno gli studenti e quindi apprendendo ciò che davvero fanno gli insegnanti.

Tanto egualitarismo, capace di spingersi fino alla drammatica comicità dell’invocare la privacy sui risultati scolastici e d’insegnamento, capace di sfondare la barriera del risibile denunciando “schedature di massa”, ha comunque una base materiale assai concreta oltre che la difesa strenua del “valore” del non giudizio. A giudizio, esami e valutazioni la scuola italiana è stata qua e là sottoposta da organismi internazionali e anche, più pragmaticamente, dall’esperienza che si ricava nella vita di tutti i giorni da concorsi professionali, prove di abilitazioni e simili. Ad ogni appuntamento una realtà univoca: pochi diplomati e laureati parlano e scrivono un italiano corretto e coerente, la matematica è un’opinione, le “competenze per la vita”, cioè la capacità di comprendere, riferire e di agire in situazioni complesse, sono ignote, il concetto è un clandestino. Perché tutto questo non venga testato e mostrato gli insegnanti dei Cobas, i docenti dei comitati, gli studenti dei “Senza Tregua” invitano a “consegnare in bianco” il foglio del questionario. Per impedire che nero su bianco vengano scritte e lette le inconfutabili prove di una scuola che non insegna e non studia.