Guerra sondaggi: 4 italiani su 10 per il Monti bis. Investitura o bocciatura?

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 10 settembre 2012 10:03 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2012 13:10
mario monti

C’è un bis nell’orizzonte di Mario Monti?

ROMA – Circa 4 italiani su 10 vorrebbero Monti al posto di …Monti. Pochi dubbi sulle cifre: il 37% degli intervistati dai sondaggisti del Corriere della Sera sostiene una nuova candidatura del “tecnico” prestato alla politica, il 39% secondo l’Atlante Politico di Mannheimer pubblicato da Repubblica è favorevole a un Monti bis. 4 su 10, non ci piove. Solo che per il Corriere è segno che agli italiani l’anomalia del  governo tecnico  in fondo piace e, delusi o per nulla fiduciosi degli attuali schieramenti politici, sono tentati di ripetere l’esperienza. Diversa è invece l’interpretazione di Repubblica: la maggioranza degli italiani desidera un governo politico, basta con Monti.

Stessi dati, conclusioni opposte, che magari riflettono le speranze delle due testate. Questione di accenti, diverso grado di enfasi, la campagna elettorale è iniziata anche sui giornali, l’orientamento dei sondaggi per il momento si presume sia l’arma più efficace. Da una parte l’abbraccio a Monti per un governissimo, o governo di larghe intese, o come vogliamo chiamarlo: è una tentazione forte, perché la fiducia negli altri leader è ai minimi termini, perché a dispetto del non apprezzamento delle riforme (pensioni, lavoro ecc..) e dei provvedimenti dell’esecutivo (Imu, si salvano solo le liberalizzazioni) la gestione tecnica appare l’unica in grado di normalizzare il quadro politico dissestato. Dall’altra parte, l’auspicio di un governo politico, cioè Bersani e il centrosinistra che, non mutasse la cornice delle regole elettorali, è il partito più accreditato per la vittoria finale.

Giochi virtuali, ricerca della profezia autoavverantesi? Bisognerebbe partire dal dato meno controverso: il 45% degli intervistati non sa rispondere, non voterà, non è interessato. E’ il partito di gran lunga più rappresentato, un vuoto pneumatico che se da un lato riflette la disaffezione alla politica, dall’altro dovrebbe pregiudica sul nascere ogni ipotesi predittiva. Altro dato che accentua la percezione di uno scenario politico confuso al limite dell’enigma irrisolvibile: non piacciono i leader dei partiti tradizionali, non piacciono, o piacciono di meno, i leader dell’opposizione, i Grillo, i Di Pietro. Nella gara fra leader Monti batte tutti quanto a gradimento con il 55,2%. Seguono Renzi, con il 42%, vero outsider che però, la battaglia interna delle primarie del centro sinistra, sembra averla persa a favore di Bersani (43,5% contro 27,7%). Montezemolo è il terzo più gradito d’Italia: seguono i tecnici, da Passera a Fornero: fra i due c’è l’eterna Bonino, solo dopo c’è Bersani (31,8%), quindi Di Pietro che, durante l’estate, ha dilapidato il 7,5% di gradimento (ora è al 28,9%).

I partiti. Il Pd si conferma primo partito con il 27%. Il Pdl non supera il 20%, è per questo che, a dispetto della preferenza dei suoi elettori per un governo politico e a causa del problema Berlusconi (senza, il partito non c’è, con, è isolato e destinato alla sconfitta) potrebbe rassegnarsi a salire su un eventuale carro vincente a guida tecnica. Servirebbe lo stallo dopo il voto, cioè l’impossibilità di formare maggioranze stabili. Mario Monti, pubblicamente, declina ogni invito a ripresentarsi (Alfano vorrebbe che lo dicesse prima e con quale squadra). A microfoni spenti si è lasciato scappare: “Se non ci sarà una maggioranza…”.  In ogni caso Grillo ha esaurito la spinta propulsiva, notano con piacere gli ex comunisti, e la sua corsa si è fermata al 14,5%. Il partito del presidente, l’Udc, è al 7,8%, stessa quota dell’Idv. Sel al 5,8%, Fli al 2,8%.