Taglio parlamentari. Nuova legge elettorale? E’ già stata adeguata. E vincerebbe…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Ottobre 2019 11:09 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2019 13:21
taglio parlamentari, cosa succede ora

Approvazione in Aula del taglio dei parlamentari (Ansa)

ROMA – Fatto il taglio dei parlamentari bisogna ricalibrare la composizione dei collegi e adeguare la legge elettorale. E’ l’impegno per dicembre sottoscritto dai capigruppo della maggioranza, in senso vagamente più proporzionale (i 5 Stelle, maggior gruppo, lo pretendono) se stiamo all’intenzione “di garantire più efficacemente il pluralismo politico e territoriale”(il documento sottoscritto il 9 ottobre).

L’alibi

Ma davvero è così? In realtà, come notava Francesco Verderami sul Corriere della Sera (“Tutti gli alibi degli alleati per evitare la legge elettorale”), la scadenza sarà posticipata per attendere il verdetto della Corte Costituzionale a fine gennaio sul referendum di Salvini per ottenere più maggioritario. Ne va della sopravvivenza dell’esecutivo che uscirebbe a pezzi da una disputa. In ogni caso prima bisogna studiare i riscontri sul campo, con le elezioni regionali alle porte e l’alleanza Pd-M5S attesa al primo test in Umbria.

Una legge elettorale adeguata al taglio c’è già

Soprattutto, una legge elettorale adeguata al nuovo scenario conseguente alla forte riduzione dei parlamentari già c’è. Una mini-riforma approvata a marzo evita che la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari alteri la quota di seggi assegnati col maggioritario prevista dal Rosatellum (circa un terzo). Lo spiega bene il sito Youtrend che ne valuta l’impatto potenziale.

Rosatellum: meno voti ma più seggi per Pd-M5S

Una simulazione di voto con il sistema vigente (e il trend attuale dei sondaggi) dà una coalizione formata da centrosinistra e M5S al 46,2% e quella di centrodestra unito al 47,2%. Ma, il Rosatellum premierebbe Pd-M5S nella distribuzione dei seggi: alla Camera 199 seggi su 392, al Senato 101 su 200. Il centrodestra ne avrebbe 9 di meno degli avversari alla Camera e 8 al Senato. Il centrosinistra sarebbe a un passo dalla maggioranza assoluta (e vanno considerati circoscrizione estera e senatori a vita).

Sicuri che al Pd convenga insistere sul proporzionale?

Ancora sicuri che al Pd convenga abbandonare gli slanci maggioritari sacrificati in nome dell’alleanza di governo? Oggi il vice di Zingaretti Andrea Orlando ha proposto il modello spagnolo. 

“Un sistema di collegi con liste molto corte e senza recupero su base nazionale”. In Spagna “hanno grandi collegi metropolitani dove si passa anche con una soglia molto bassa. Contemporaneamente, però, questo sistema evita un quadro eccessivamente frammentato. Ciò detto, valgono le indicazioni di Zingaretti”.

“Alla fine il Rosatellum conviene a tutti”

Quindi accesso sì, ma dentro una logica di coalizione, a trazione più maggioritaria. Va a finire, aveva detto lo stesso Orlando, che il Rosatellum sarà la più conveniente per tutti. M5S, che non si estinguerà, ma peserà molto meno, alla fine dovrà risolversi alla logica di colazione, appunto.

Col vantaggio reciproco di sterilizzare Renzi. E mettere in serio imbarazzo Salvini, la cui bandiera maggioritaria al momento sventola più per spirito di contraddizione che per convenienza. 

Col proporzionale pareggio. Sicuri che a Salvini non convenga?

Con il proporzionale, non è solo Youtrend a offrire una simulazione di sostanziale pareggio. “Anche per Demopolis – segnala Emanuele Lauria su Repubblica – si andrebbe a un pari e patta: 47% a testa per le due coalizioni. Più o meno duecento deputati al centrodestra e duecento a M5S con Pd e Italia Viva. Leu e Cambiamo!, ad oggi, resterebbero sotto la soglia di sbarramento. (fonti Youtrend, Repubblica, Corriere della Sera)