Totonomi Governo: Elisabetta Belloni, Salvatore Rossi… questi rispettabilissimi sconosciuti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 maggio 2018 10:01 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2018 10:29
Totonomi Governo: Elisabetta Belloni, Salvatore Rossi... questi rispettabilissimi sconosciuti

Totonomi Mattarella. Prima fila da SX: Enzo Moavero Milanesi, Lucrezia Reichlin, Salvatore Rossi, Anna Maria Tarantola. Seconda fila da SX: Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo, Marta Cartabia, Carlo Cottarelli

ROMA – Sergio Mattarella potrebbe affidare già oggi mercoledì 9 maggio (a meno di intese dell’ultima ora) l’incarico per formare quel governo di “garanzia” annunciato due giorni fa. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] E nel riserbo totale del Quirinale impazza il toto-nomi.

Belloni, Rossi…La giostra del totonomi. Rumours parlamentari alla vigilia danno in pole per l’incarico di premier Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina. Molto forti anche le voci intorno a Salvatore Rossi, direttore Generale della Banca d’Italia dal 2013, all’Economia.

Un altro dei nomi che circola è quello del prefetto Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario del Comune di Roma. Affiora nel toto nomi anche Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali. Sarebbe perfetto agli Esteri. Da alcuni giorni poi si continuano a fare i nomi di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review, di Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, di Enzo Moavero Milanesi, esperto dei meccanismi dell’Unione Europea ed ex ministro del governo Letta, e dell’economista Lucrezia Reichlin. (Marco Galluzzo, Corriere della Sera)

Illustri sconosciuti. Nomi di sicuro prestigio professionale, servitori dello Stato di alto rango, civil servants riconosciuti nel loro ambito ma, fatalmente, sconosciuti o quasi all’opinione pubblica. Illustri sconosciuti, verrebbe da dire, una risposta obbligata alla sfida dei “populismi” che mentre esigevano per il governo protagonisti legittimati dal bagno elettorale non sono riusciti a cogliere l’occasione di formare un’alleanza di governo capace di ricevere la fiducia del Parlamento.

Tocca quindi a Mattarella risolvere il rebus di un governo che, dovendo nascere orfano dei partiti, deve rispettare tante, troppe condizioni perché il governo nascente riesca a garantire tutti. Una nemesi per chi ha sempre esecrato il ricorso ai tecnici quale espressione di una establishment che non capisce il popolo, rappresentanti di  una elite che nessuno ha votato.

I paletti di Mattarella. Per azzardare un pronostico sulla squadra che si prepara a a formare, bisogna partire dal profilo generale impostato da Sergio Mattarella nei giorni scorsi. Le certezze sono poche. Il premier deve avere una standing internazionale ed essere riconosciuto in Europa (il Consiglio europeo di fine giugno viene considerato cruciale).

Nella squadra ci devono essere competenze di gestione economica visto che l’obiettivo è scongiurare l’aumento dell’Iva grazie all’approvazione della Legge di Bilancio 2019. I componenti dell’esecutivo non devono essere politici, anche perché il presidente gli chiederà di non essere candidati alle prossime elezioni.

I profili devono essere inattaccabili dal punto di vista etico e giudiziario. Non poco, quindi. Paletti che presuppongono una decisione difficile anche da parte di chi dovesse essere chiamato dal Colle: chi si prenderà, infatti, il rischio di mettere in stand by una brillante carriera per servire le istituzioni entrando in un governo che può nascere e morire nello spazio di poche settimane?